
VOLEVO VEDERE IL MARE: La recensione
Nessun ricordo di sé stesso bambino, un flusso intermittente, l’ombra sagomata di un velociraptor giocattolo; ha l’andamento di un viaggio

Nessun ricordo di sé stesso bambino, un flusso intermittente, l’ombra sagomata di un velociraptor giocattolo; ha l’andamento di un viaggio

Lo scheletro d’una piramide, dentro una candela, una pila di giornali; si snoda sulla dislocazione di elementi essenziali “La nipote

Dettagli. Fumo dentro, dietro, al di là del proscenio; si staglia sullo sfondo il grande armadio ligneo, pervaso da nebulose, scosso

Dentro il sipario, un altro sipario; morbida coltre scura oltre la quale piccoli ombrellini bianchi sembrano levitare. S’aggrappano ai manici

Dapprima una pizzica, danza festosa tra sposi, poi l’ombra inquieta e nitida d’un silenzio. E’ la litote angosciante tra vita e

E’ una storia di argonauti, vicenda di mutazioni, burrasche, scoperte; è la storia di un teatro, spazio vivo che negli

Pennellate dense, grumose, reagiscono al materiale legnoso che le accoglie, che mutua e trasforma i loro caratteri antropomorfi. Sono linee

Sono immobili le loro sagome, seduti a terra le circonda una bianca fluorescenza, cominciano a correre nella traiettoria concentrica d’un

Schiene curvate, ritorte, tatuate, schiene nude; nell’orizzontalità ipnotica di un folgorante percorso visivo ci invitano ad essere scrutate, si affermano

Ovunque brusio, s’avverte un clangore metallico, il sordo chiudersi di un portale. L’uomo inizia a parlare come “sospeso in un

Un telo bianco sulle spalle, un bouquet fra le mani; l’uomo si alza, guidato dall’armonica, invoca il suo canto. Nostalgia

Si direbbe una forsennata pantomima, l’iterazione spasmodica di un quotidiano deformato, serigrafato. Tre sagome si muovono pervase da un’intermittenza totalizzante, ripetono