di Giorgia Leuratti

 

 

E’ una storia di argonauti, vicenda di mutazioni, burrasche, scoperte; è la storia di un teatro, spazio vivo che negli ultimi dieci anni è riuscito a tenere aperte le sue porte.

Si è tenuta ieri 23 Settembre, la Conferenza Stampa dell’Argot che, grazie alla presenza attiva dei suoi partecipanti, riflette e sviscera il nodo tematico che investirà la prossima stagione: “Argo(t) nautiche: cronache dal mondo sommerso”.

“La nave Argo non i rappresenta solo per l’etimologia della parola ma anche come metafora di una ricerca, di un approdo” – questa la premessa dei direttori artistici Tiziano Panici e Francesco Frangipane il cui intervento iniziale dà l’avvio ad una serie di considerazioni circa ciò che lo spazio è e rappresenta: in una visione diacronica che si colloca a partire dal 2009, nitida è una trasversale visione di ricerca non connotata come vaga erranza ma come “profondità entro la quale si cerca di immettere luce.

Laddove la ricerca è tesa a mantenere la realtà teatrale spazio di ricerca e “porto aperto”, uguale importanza assume la traiettoria volta a trasformarla in un’effettiva produzione entro la quale possano nascere spettacoli e progetti per poi svilupparsi in un contesto di rinnovato fermento culturale.

Dopo l’intervento di Cinzia Guido, assessore alla cultura del primo municipio, che ribadisce la necessita di “fare luce insieme” affermandosi come “realtà in cammino”, la parola va agli artisti stessi che, a partire da Ottobre, abiteranno gli spazi del teatro attraverso le loro opere.

Di certo ogni contributo fa appello a tematiche, e suggestioni differenti, eppure ognuno di essi aspira a condurci verso mari inesplorati: se la “Trilogia dell’essenziale”, come afferma il suo regista Vinicio Marchioni, elegge gli “ultimi” come protagonisti di ognuno dei tre monologhi; “Molto prima di domani” di Umberto Marino, fa della lotta alla sopravvivenza elemento di riscoperta di sentimenti elementari.

Si fonda invece sul perdono, l’ultimo lavoro di Controcanto Collettivo che, dopo un importante periodo di residenze artistiche, metterà in scena “Settanta volte sette” seguito poi da Alessandro Blasioli il cui spettacolo “Sciaboletta” descrive la “necessità di raccontare il passato per non continuare ad errare nel presente”.

Non presente fisicamente ma partecipante attraverso un video, prende dunque la parola Woody Neri, protagonista de “L’indifferenza” da lui descritta come “thriller allegorico” che nasconde gli scheletri della società occidentale; dopo il progetto speciale “Segnale d’allarme” (con protagonista Elio Germano) che si affermerà come inedita via di mezzo fra teatro e cinema”, è la volta di “Piccola patria” (di Luca Ricci) che fonde al suo interno la volontà di frammentazione con la necessità di riconoscersi simili come tendenze della società contemporanea.

E’ la “storia di un incontro”, “Il bambino dalle orecchie grandi” di Teatrodilina, nonché favola distopica entro cui compaiono “ suoni, cose che si rompono, marmellata…”; è invece “testo interattivo” , “Toni”, spettacolo di Paolo Zuccari al quale seguirà “Art” di Yasmina Reza e “My place” di “Qui e ora” residenza teatrale.

Sono passati dieci anni eppure quella dell’Argot Studio continua a connotarsi come viaggio inesauribile che coinvolge, muove, inonda, avvia lo spettatore verso nuove rotte e che, soprattutto – riprendendo le parole di Cinzia Guido“racconta con il proprio linguaggio le controversie del mondo contemporaneo”.

 

 

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