Divertissement da Paquita, Rossini Cards e Bolero X: in scena la storia e la modernità della danza
Il teatro affollato, gremito di gente che fino all’ultimo arriva e prende posto, l’atmosfera di attesa e di entusiasmo; aspettative unite a quell’attesa dell’indefinito, il “chissà cosa faranno, cosa ne uscirà”. Il nome prestigioso alimenta l’immaginario e la previsione, ma, come sempre, il teatro e la danza, in modo particolare, sanno regalare un mondo di emozioni che nessuna anticipazione riesce a raggiungere.

È il caso della serata di sabato 7 marzo 2026, proposta dal Teatro Comunale di Vicenza, dove la platea numerosa ha potuto vedere e conoscere da vicino il talento, la bravura e la bellezza di un corpo di ballo d’eccezione. I giovani e le giovani della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, diretta da Frédéric Olivieri.
Tre le coreografie portate in scena, divertissement da Paquita, Rossini Cards, Bolero X: un concentrato variegato che ha dimostrato la capacità inesauribile della danza di saper comunicare ancor prima della parola, di essere mezzo di espressione universale e di trasformazione. Le tre opere, tra loro diverse, hanno creato un unicum d’impatto, un’armonia di stili diversi. La classicità accanto alla modernità, la delicatezza ha preso per mano la fisicità più pura e libera.
La tecnica pensata e predisposta da Marius Petipa ha aperto lo spettacolo, la scelta è ricaduta su il divertissement da Paquita, la manifestazione visiva dell’arte del passo tecnico e classico per eccellenza. La narrazione si è articolata in quadri coreografici brevi e di grande intensità, dove i protagonisti principali, Paquita, l’ufficiale di alto rango e le quattordici ballerine, si sono destreggiati in passi singoli, a due e in gruppo. Un’alternanza pulita nei movimenti (molto fine l’uso della celesta in un atto), lineare, tecnica che ha descritto e ricamato la bellezza e la delicatezza della danza classica.
Di atmosfera particolare, più oscura e enigmatica, è stata l’opera Rossini Cards, ideata dal coreografo Mauro Bigonzetti. Una tavola lunga e imbandita ha aperto questo secondo momento, ricco di azioni ripetute, apparentemente senza logica e intenzionalità. Rossini Cards è un “contenitore” descritto e movimentato dalle musiche di Gioachino Rossini, fatto materialmente da gesti astratti, momenti fuori dal tempo e da qualsiasi contesto, quadri dai toni bui e soffusi.
Contorsioni del corpo, simmetria tra musica e passo, danzatrici magnetiche, di estrema abilità: una successione di scene (assoli e in trio) dove la danza, scandita dai brani di Rossini, si è tradotta in linguaggio misterioso, tagliente, astratto. La classicità è divenuta spunto per dimensioni altre, sfumature suggestive e inafferrabili. Dall’inglese cards, quest’opera ha letteralmente trasportato al Comunale di Vicenza dei quadri, delle tessere di vita danzata, spaccati indecifrabili.
La recitazione di una ricetta culinaria (i maccheroni alla Rossini), da parte di una danzatrice, ha costituito l’intermezzo leggero che ha lasciato poi spazio alla parte finale: un gruppo di giovani danzatori, con giacca e basco nero, si è esibito sulle note de La gazza ladra. Un finale energetico, bello da vedere e difficile da descrivere a parole.
Esattamente come l’ultima coreografia, quella di Shahar Binyamini, eseguita sul palco dalla Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala: il Bolero X con l’inconfondibile musica di Maurice Ravel. La sequenza proposta ha seguito, in abbinamento perfetto, le note in crescendo: l’inizio adagio, con un ragazzo al centro illuminato del cono di luce, nella penombra il corpo di ballo in attesa. A mano a mano che il tono ripetuto progrediva e “univa” i suoni degli strumenti, un’alternanza di altri danzatori si spostava verso il centro con movimenti sinuosi e precisi. Dalla coppia di danzatori, la dimensione del gruppo subiva dei drastici mutamenti: un ampliamento, via via continuo sempre a tempo, ha condotto, all’interno dello stesso spazio, un totale di cinquanta ballerini. Una compagine danzante capace di interagire, in maniera sincrona e speculare, con la musica stessa. Quest’ultima scandita, in maniera costante, dalla ripetizione sempre più forte e importante delle note celebrative che caratterizzavano il motivo principale.
Il crescendo diventava un’esperienza visiva e sonora straordinaria: da uno si è passati all’insieme unito, compatto, dove non si distingueva nessuno (tutti vestivano una sorta di body/corpetto color carne e leggings neri) eppure ognuno dava il suo contributo, interpretava la sua parte in maniera precisa a quella dell’altro. Un’anonimia che dava carattere, consistenza al gruppo. Potenza, energia e armonia: Bolero X ha rappresentato l’apice di una serata dove la danza ha toccato vette tecniche, espressive che testimoniano il talento di ciascun giovane e l’estremo lavoro presente in ogni percorso coreografico.

La Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala ha portato sul palco tre proposte diverse, lontane dal punto di vista temporale e geografico, realizzate però con un intento comune: trasmettere la forza e la bellezza della danza, la sua incontenibile volontà di comunicare oltre ogni limite. Si tratta di una bellezza a tutto tondo, aperta a infinite interpretazioni. Difficile restituire a parole quello che si è vissuto, l’unica soluzione è assistere in prima persona all’esperienza che il talento e l’arte sanno donare e trasmettere, in forme diverse, a ciascuno.
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Divertissement da Paquita, Rossini Cards, Bolero X – Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala – diretta da Frédéric Olivieri – coreografie di Marius Petipa, Mauro Bigonzetti, Shahar Binyamini – musiche di Ludwig Minkus, Gioachino Rossini, Maurice Ravel. Immagine in evidenza/di repertorio: Annachiara Di Stefano – Teatro Comunale di Vicenza 7 marzo 2026





