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Shakespeare Ænigma: John Florio, il ghostwriter che inventò il mito di Shakespeare

All’Arena di Tor Bella Monaca Stefano Reali invita a riflettere sulla più colossale truffa letteraria di tutti i tempi.

All’Arena di Tor Bella Monaca, per TorBellaMonaca TeatroFestival, lo scorso 24 luglio, si è consumato un rito teatrale che è andato ben oltre la semplice rappresentazione. Stefano Reali, con la passione dell’investigatore e il carisma del narratore di razza, ha portato in scena Shakespeare Ænigma, uno spettacolo che è il distillato di una sua lunga e rigorosa indagine personale, poi confluita in un volume , omonimo, di grande successo. Non si è trattato solo di teatro, ma di una vera e propria denuncia civile travestita da mystery storico.

Stefano Reali, Giusy Frallonardo

Per quasi due ore, un pubblico attento e visibilmente incuriosito ha seguito il dipanarsi di una matassa che minaccia di scardinare le fondamenta della letteratura mondiale. Al centro dell’indagine c’è lui: John Florio, l’intellettuale anglo-italiano che, secondo le tesi portate avanti da Reali – e come lui anche altri filologi, storici, letterati – sarebbe il reale ghostwriter dietro il marchio “William Shakespeare“. Reali non si limita a esporre una teoria; egli “si incarna, abita” la storia, alternando con sapienza una narrazione dettagliata a momenti di irresistibile “romanità”. Con modi di dire gergali che richiamano la lezione di Gigi Proietti, l’attore-regista ha saputo sciogliere la complessità della materia in battute fulminanti, accolte dalle risate partecipate degli spettatori.

La forza dello spettacolo è nel ritmo dinamico e alternato: ai monologhi di Reali, carichi di sarcasmo e ironia, si affiancano scene recitate di grande tensione drammatica. Accanto a lui, un camaleontico Marco Simeoli ha dato corpo a figure cruciali come Giordano Bruno – proposto con l’uso dialettale napoletano che Bruno mai abbandonò – e un William Shakespeare descritto in modo provocatorio come un attore opportunista e semianalfabeta. La presenza femminile di Giusy Frallonardo, ha restituito la complessità delle donne che hanno segnato la vita di Florio, dalla Regina Elisabetta I a Emilia Bassano, con una recitazione incisiva, vibrante, sferzante quando doveva, nel tratteggiare i caratteri femminili.

Reali ci mostra come Florio sia stato il “cantore” incaricato di inventare verità accettabili, trasformando, ad esempio, un sovrano amato come Riccardo III in uno “storpio assassino” per fini propagandistici, quando durante il regno elisabettiano il teatro si fece il “mass medium” dell’epoca, una sorta di televisione ante-litteram usata dalla corona per “riverniciare la verginità politica” di Elisabetta I e legittimare la dinastia Tudor attraverso narrazioni storiche ad hoc.

Ma è nel contrasto morale con Miguel de Cervantes che lo spettacolo concentra il suo pathos. Reali affianca le due biografie per porre allo spettatore un dilemma etico profondo: meglio il coraggio di Cervantes, che firmò le proprie opere subendo schiavitù e povertà, o la scelta di Florio di restare nell’ombra per “tenere famiglia” e sopravvivere?. Florio appare così come un genio prigioniero del suo stesso silenzio, un uomo che ha barattato la propria dignità per la sicurezza economica, diventando il primo complice della propria cancellazione dai libri di storia.

Le prove portate sul palco invitano alla riflessione: la discrepanza linguistica tra le 8.000 parole dell’inglese dell’epoca e le 30.000 usate nelle opere del Bardo (molte delle quali neologismi di chiara matrice italiana), la precisione della toponomastica italiana e l’uso di trame derivate da novelle di Bandello e Aretino pubblicate anni prima della nascita di Shakespeare.

Marco Simeoli, Stefano Reali

L’operazione di Stefano Reali ha l’indubbio valore di aver portato alla luce una storia sommersa, instillando nel pubblico dubbi legittimi e fecondi. Si è usciti dall’Arena con la sensazione di aver assistito a un evento, sancito da un lungo e caloroso applauso finale. Da oggi, tornare a leggere un sonetto o una commedia di Shakespeare non sarà più lo stesso: lo faremo con un occhio indagatore, cercando tra i versi quei “segnali” di un’italianità latente che per secoli è rimasta nascosta nell’ombra di un ghostwriter d’eccezione. Reali ci ha regalato una lente d’ingrandimento sulla verità; sta a noi, ora, avere il coraggio di usarla.

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Shakespeare Ænigma – La prima incarnazione di John Florio – scritto e diretto da Stefano Reali, con Stefano Reali e Giusy Frallonardo, la partecipazione di Marco Simeoli, in copertina Stefano Reali, Arena Teatro Tor Bella Monaca 24 luglio 2026

Foto ©Grazia Menna

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