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Patti Smith, Icona o rassicurante vestale del rock?

La poetessa della musica americana al Circo Massimo di Roma

Un evento come quello in programma domani, lunedì 27 luglio al Circo Massimo non si può ignorare. Nel grande e prestigioso spazio archeologico della Capitale si esibirà -per festeggiare il prossimo compimento dei suoi ottant’anni- Patti Smith. L’artista americana sarà accompagnata dal Patti Smith Quartet, dal tastierista e bassista Tony Shanahan, suo collaboratore da oltre trent’anni e dal chitarrista Jackson Smith, figlio della cantante e da Seb Rochford alla batteria.

© Corriere

Sebbene chi scrive sia in ritardo di un paio di generazioni successive, rispetto alla cantante-poetessa, non può non osservare -come prima cosa- che più o meno tutti i miti del rock o del pop contemporaneo si avviano inevitabilmente a entrare nella stagione vegliarda della vita e lo fanno venendosi a festeggiare nell’arena monumentale della Città Eterna. E questa vuole essere solo un rallegrarsi per la loro longevità artistica e per la scelta della prestigiosa Arena romana della celebrazione.

E dunque, per colmare lacune e dubbi, si è esplorato il Mito di Patti Smith, per una doverosa verifica dello strascico solo enunciativo di quel mito che a tutti gli incolpevoli giovani come me è pervenuto, sia pure in maniera persistente. E allora è qui che si schiude la dinamica tutta pirandelliana dell’essere e dell’apparire.    

Intendiamoci, non c’è alcun motivo di dubitare di quell’insegna di icona o sacerdotessa del rock che da sempre accompagna Patti Smith. Ma una verifica si impone e allora, anche in questa circostanza, per emanciparci dalla tentazione solo celebrativa, la ricerca è stata fatta indossando occhiali senza filtri generazionali.

Intanto la sua immagine: si presenta con quella insolente lunga cascata di capelli bianchi e un outfit dimesso, da figlia dei fiori post litteram a significare il rifiuto dei modelli estetici imperanti. Ben altri sono i messaggi di consistenza che intende trasmettere e questo certamente le offre un vantaggio comunicativo verso un pubblico che da lei si attende una postura oppositiva purchessia. D’altra parte, la consistenza del suo messaggio si tiene ben alla larga da apparenze o incarti avvenenti.

Fin dai suoi esordi, con l’album Horses del 1975, ha impresso un sigillo che le rimarrà impresso per tutta la sua stagione artistica: quello di poetessa del rock, coniugando -secondo una formula espressiva del tutto originale- la musica del suo tempo (inizialmente il punk) con i modelli poetici (quelli più a lei contemporanei della Beat Generation, risalendo fino ad Arthur Rimbaud, William Blake e Walt Whitman).

Proprio dall’incrocio di queste partenze nasce il suo stile, che diverrà la cifra fissa della sua espressività, laddove la musica rock diventa un mezzo per esprimere una visione poetica del mondo, con una componente spirituale sempre più marcata, con ampi riferimenti biblici, o in genere inclini al misticismo. Va da sé che fondamentale fu l’incontro con altri giganti suoi contemporanei, come Bob Dylan, i Rolling Stones o i Velvet Underground, ma in genere, fondamentale, per la crescita del suo stile, fu l’humus culturale e avanguardistico che si respirava nella New York degli Anni Settanta. Fatale l’incontro con Bruce Springsteen che le donò la musica del suo brano leggendario Because the night, da lei portato al successo con un testo a sua firma, che rivendicava la centralità delle relazioni amorose all’interno dell’agire umano.

Travolta da un grande successo di caratura mondiale, produsse altri due album fondamentali Radio Ethiopia ed Easter (quello che contiene il brano Because the night) e poi più niente per un pugno di anni, in cui la sacerdotessa del rock si rinchiuse all’interno di una relazione affettiva con i suoi figli. Mentre la monumentalizzazione del suo Mito lievitava senza troppo sforzo e l’epoca cambiava trasformandosi velocemente, Patti Smith metteva a nudo certe contraddizioni di tanti profeti del rock, transitati in fretta dagli scomodi recessi della protesta, al caldo confortevole delle produzioni discografiche di maniera.

Dopo il trittico d’oro degli anni Settanta (i già citati album Horses, Radio Etiopia ed Easter) la sua produzione discografica si è fatta altalenante. Molti degli album pubblicati dagli anni Novanta in poi soffrono di una prevedibilità di fondo, con arrangiamenti rock tradizionali che hanno perso la carica di rottura sonora degli esordi. La sua cifra stilistica di improvvisazione poetica declamata su basi rock si è un po’ appannata, risultando verbosa, anche perché non più supportata da idee musicali fortissime.

Nel 2010, mentre è ancora in atto la sospensione della sua espressività musicale, pubblica il libro autobiografico Just Kids che si rivela un successo editoriale di dimensioni mondiali, ma nel quale più di un critico ha ravvisato un’operazione di romanticizzazione estrema della Grande Mela degli anni Sessanta e Settanta, laddove la povertà artistica, la miseria, la tossicodipendenza di massa, il degrado di quei tempi vengono rielaborati attraverso un filtro nostalgico, mitizzando una narrazione per renderla facilmente consumabile dal pubblico contemporaneo.

E come la mettiamo con la leggenda che scorta da sempre la sua immagine di esponente di punta della sinistra radicale? Il suo attivismo si riduce spesso a slogan universali, vaghi e sostanzialmente innocui, buoni per gli inni da stadio. Ha cantato a Sanremo, per i concerti di Natale in Vaticano, per il Forum Economico Mondiale, per grandi eventi aziendali. Ma tutto sommato la coerenza appare come un valore borghese per chi, come lei, ha sempre frequentato le avanguardie più estreme e quindi difficile da pretendere per i suoi tanti seguaci, che infatti neanche la chiedono, abbandonandosi appagati alle sue enunciazioni rock dal palco.

© People

Ma non danneggiamole la festa: a dicembre cade il suo compleanno, ma intende festeggiare ora davanti al suo pubblico: appuntamento lunedì 27 luglio, ore 21.00, al Circo Massimo.

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Patti Smith a Roma – con la Patti Smith Quartet, Tony Shanahan tastiera e basso, Jackson Smith chitarra, Seb Rochford batteria – Circo Massimo – Roma 27 luglio ore 21:00

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