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We Will Rock You: la rivolta è servita

Al Teatro Olimpico il musical dei Queen trasforma il conformismo digitale in un’arena di ribellione sonora

È un Teatro Olimpico gremito in ogni ordine di posti sia in platea quanto in galleria ad accogliere, lo scorso 26 febbraio, la prima tappa romana di We Will Rock You. Un colpo d’occhio che vale già metà recensione: platea e galleria brulicano di aspettativa. Basta osservare il pubblico per capire che non sarà una serata qualunque. Accanto a chi ha consumato i vinili dei Queen, giovani e giovanissimi siedono fianco a fianco con genitori e zii, fan irriducibili. È un passaggio di testimone generazionale che ha il sapore della festa, un rito collettivo che si rinnova.

We Will Rock You – Giada Maragno

Il musical firmato da Ben Elton, con la collaborazione di Roger Taylor e Brian May, e diretto in questa nuova edizione da Michaela Berlini, si presenta con un cast rinnovato ma con la medesima, travolgente energia che ne ha decretato il successo internazionale. Ormai divenuto un classico del teatro musicale contemporaneo, We Will Rock You intreccia una trama distopica con l’immortale repertorio della band britannica, cantato in lingua originale e trasformato in spina dorsale narrativa di uno spettacolo che mescola ironia, sogno e pura potenza rock.

Data 2223, luogo: sul futuristico Pianeta Mall; qui la musica è prodotta da algoritmi e Auto-Tune, gli strumenti sono banditi, il pensiero critico un reato. La società è appiattita su mode imposte e su un conformismo digitale che richiama sinistramente il nostro presente. A governare questo universo plastificato è l’algida Killer Queen (Giada Maragno), spalleggiata dal glaciale generale Khashoggi (Davide Bonafini), impegnati a reprimere i ribelli del rock: i Bohemians. Loro, invece, custodiscono la memoria delle sei corde e delle batterie che vibrano dal vivo. Ognuno porta il nome di un artista scomparso prematuramente, un dettaglio suggestivo che diventa omaggio e ponte emotivo con la storia della musica.

Il prescelto destinato a ribaltare il sistema è Galileo Figarò (Giorgio Adamo), personaggio istrionico che alterna battute a citazioni musicali, creando cortocircuiti esilaranti tra passato e presente. Accanto a lui Scaramouche (Asia Retico), spirito libero che rifiuta l’omologazione delle ragazze Ga Ga. Insieme incontrano Brit (Francesco Cazzolla) e la magnetica Oz (Alessandra Ferrari), unendosi alla resistenza per restituire al mondo il suono autentico degli strumenti. La ricerca della “sacra chitarra” –  svelata simbolicamente da una statua di Freddie riemersa dalle acque del lago di Ginevra – conduce a un finale liberatorio, dove la musica torna a essere carne, sudore e verità.

L’ensemble – Monica Ruggeri, Davide Tagliento, Giulia Gerola, Erica Mariniello, Emily Riva, Mirco Di Santo, Alessandro Savino e Gian Maria Picciau – si muove con grinta tra i ranghi dei freddi Yesmen e quelli dei ribelli, sostenendo un ritmo scenico serrato. Si combatte cantando, si protesta danzando: da “I Want to Break Free” a “A Kind of Magic”, da “Radio Ga Ga” a “Under Pressure”, fino a “Another One Bites the Dust” e “Who Wants to Live Forever”, ogni numero è un’esplosione che accende la platea.

La regia e adattamento dei testi come detto è firmata da Michaela Berlini e la voce narrante sia nel prologo quanto nell’epilogo è di Massimo Cotto, mentre a condurre inizialmente lo spettatore nella storia è la figura di Pop (Massimiliano Colonna).

Il “coup de théâtre” arriva nel finale, quando le pareti mobili si dissolvono rivelando la band che ha suonato rigorosamente dal vivo per oltre due ore e mezza: Riccardo Di Paola (direzione e tastiere), Antonio Torella (seconda tastiera), Roberta Raschellà e Federica Pellegrinelli (chitarre), Alessandro Cassani (basso) e Martino Malacrida (batteria). L’effetto è dirompente: il pubblico, già conquistato, si alza in piedi e trasforma il teatro in un’arena rock. “We Will Rock You”, “We Are the Champions” e “Bohemian Rhapsody” diventano un coro unico, tra applausi ritmati e smartphone alzati ad immortale le scene ed a serbare emozioni e ricordi.

Non è un semplice tributo, né una cover band travestita da musical: è un’opera rock che parla di libertà, identità e futuro. Se proprio si vuole trovare un dettaglio migliorabile, talvolta alcune timbriche vocali risultano eccessivamente spinte verso l’acuto, laddove si sarebbe potuto osare una sfumatura più calda e profonda — ma potrebbe trattarsi di un episodio tecnico isolato. Per il resto, la macchina scenica corre senza freni, proprio come in “Don’t Stop Me Now”: scintillante, sfacciata, irresistibile. E quando le luci si riaccendono, resta addosso quella sensazione rara di aver condiviso qualcosa di più di uno spettacolo: una dichiarazione d’amore alla musica suonata, viva, libera..

La Scaletta:

  • Radio Gaga
  • I want to break free
  • Somebody to love
  • Killer Queen
  • Play the game
  • Under pressure
  • A kind of magic
  • I want it all
  • Headlong
  • No one but you
  • Crazy little thing called love
  • Seven seas of Rhye
  • Who wants to live forever
  • Fat bottomed girls
  • Don’t stop me now
  • Another one bites the dust
  • These are the days of our lives
  • We will rock you
  • We are the champions
  • Bohemian Rhapsody

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We will Rock You – Musical firmato da Ben Elton, in collaborazione con Roger Taylor e Brian May, regia Michaela Berlini, con Giada Maragno, Davide Bonafini, Giorgio Adamo, Asia Retico, Francesco Cazzolla, Alessandra Ferrari – Musiche dei Queen, Teatro Olimpico, 26 febbraio al 1 marzo 2026

Foto ©Grazia Menna

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