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Francesco: l’Angelo degli ultimi, l’ultimo rivoluzionario

A Castel Sant’Angelo Massaroni, Verdastro e Guidi smontano i santini per interrogare il nostro presente

La rassegna L’Angelo e la Luna, che ha accompagnato romani e turisti per questa lunga estate culturale, si è conclusa il 4 ottobre – nel suggestivo scenario del Cortile di Alessandro VI all’interno di Castel Sant’Angelo, con uno spettacolo di alta intensità emotiva. Dedicato al Poverello d’Assisi per commemorare gli ottocento anni dalla sua scomparsa, il recital dal titolo evocativo Francesco, l’Angelo degli Ultimi ha portato in scena la prorompente interpretazione di Massimo Verdastro, affiancato dalla presenza scenica e musicale di Dario Guidi, voce dei vari personaggi, cantore ed  esecutore delle musiche all’arpa dal vivo.

Massimo Verdastro

Gli spettatori che hanno affollato , in ogni ordine di posto, lo spazio antistante il palco, non hanno partecipato ad una consolatoria rievocazione agiografica, difatti lo spettacolo ha il suo “focus” nella  profonda drammaturgia firmata a quattro mani da Desirée Massaroni e Massimo Verdastro. Il testo demolisce l’iconografia del “santino” per restituire un Francesco inquieto, incarnato e scandalosamente contemporaneo.

L’incipit della pièce abbatte subito la quarta parete con un corto circuito temporale spiazzante: la voce del Santo si rivolge all’uomo del XXI secolo e a Papa Francesco, chiedendo con provocatoria lucidità il perché di questo bisogno d’invocarlo. La risposta risiede nella diagnosi della nostra epoca, soffocata dalla «nuova religione del possesso». La pièce chiarisce fin da subito che non si tratta di contemplare un’icona innocua, ma di accogliere una chiamata al movimento: per diventare Francesco occorre «camminare, poetare, fare una rivoluzione».

In questa architettura teatrale, la musica dal vivo è la vera chiave di volta dell’allestimento. L’arpa di Dario Guidi dialoga costantemente con la partitura vocale di Verdastro, creando una trama sonora organica. Dagli arpeggi brillanti della giovinezza d’Assisi – quando Francesco, vanitoso e mendicante d’affetto, cantava nel provenzale dei trovatori – fino ai suoni cosmici del Cantico delle Creature e alla predica agli uccelli, dove la voce dell’attore si fa mimica sonora, il tessuto arpeggiato amplifica ogni palpito della scena.

La drammaturgia trova i suoi vertici emotivi e speculativi in due dialoghi fondamentali. Il primo è l’incontro a Damietta nel 1219 con il Sultano d’Egitto, nel pieno della Quinta Crociata. Spogliato da ogni pulsione proselitista, il confronto diventa un manifesto d’ascolto e di pace. Di fronte ai doni del Sultano, Francesco rifiuta la ricchezza e ridefinisce il senso dell’incontro umano con una battuta illuminante: «Convertire è volerti cambiare, parlarti è mostrarti ciò in cui credo». Senza ricorrere alla forza, affidandosi solo alla parola e alla propria testimonianza di vita, il Santo trasforma la trincea della guerra in uno spazio profondo di reciprocità.

Il secondo momento nodale, teso e toccante, è il confronto con Santa Chiara. Qui Francesco si presenta cieco, malato, schiacciato dal doloroso fallimento del suo ideale: voleva una fraternità di poveri itineranti e si ritrova a gestire un Ordine burocratizzato, impantanato in regole e proprietà. In questa notte dello spirito, Chiara – interpretata da Guidi con fiera tenerezza – incarna la custodia intatta del «privilegio della povertà». Diventata madre spirituale di un Francesco tornato bambino ferito, gli indica la cima più impervia della spogliazione: non più la rinuncia ai beni materiali, ma la rinuncia al controllo della propria opera. «Se vuoi salvare ciò che hai fondato, devi lasciarlo andare», gli ricorda, insegnandogli ad accettare la propria fragilità.

L’interpretazione di Verdastro è un altissimo esempio dell’equilibrio tra misura vocale e tensione corporea. Il suo Francesco passa dalla brama fanciullesca all’esperienza fisica del cammino, sino alla «cessione del corpo» e al calvario delle stimmate a La Verna Nel congedo finale, accompagnato dal lento dissolversi dell’arpa di Guidi, la parola si assottiglia in giochi fonetici fino al silenzio, rilasciando nell’aria un interrogativo etico che vibra oltre il calare del sipario: «Oggi a chi dobbiamo laudare?».

Dario Guidi

I calorosi applausi del pubblico hanno coronato uno spettacolo magistrale, degno compimento di una rassegna culturale di altissimo profilo.

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Francesco, l’Angelo degli Ultimi – con Massimo Verdastro, Dario Guidi, drammaturgia Desirée Massaroni e Massimo Verdastro. musica dal vivo Dario Guidi in copertina Massimo Verdastro, Dario Guidi, Roma – Castel Sant’Angelo 4 ottobre 2026

Foto ©Grazia Menna

(all rights reserved – normativa sul Diritto d’ Autore Legge 22 aprile 1941. n.633)

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