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The Social – Il prezzo della verità: quando e perché l’algoritmo è un processo alla nostra coscienza

Aaron Sorkin torna a esplorare l’universo dei social network con un film che è un thriller distopico e grottesco, interpretato da Mikey Madison, Jeremy Allen White e Jeremy Strong.

The Social – Il prezzo della verità, scritto e diretto da Aaron Sorkin, si inserisce nel solco tracciato sedici anni fa dal cult The Social Network, pur cambiando radicalmente prospettiva e ambientazione. Non siamo più infatti nei freddi dormitori universitari di Harvard dove un giovane genio informatico muove i primi passi per costruire un impero digitale, ma ci troviamo invece dentro una crepa profondissima, improvvisa e pericolosa apertasi all’interno della Silicon Valley.

Appena arrivato in sala il pubblico viene senza indugio catapultato su un’autostrada americana, dove una donna ingaggia un bizzarro e teso botta e risposta con due agenti di polizia. La discussione degenera rapidamente fino all’arresto in diretta streaming su Facebook. È attraverso lo schermo di uno smartphone, guardato da una stanza buia, che facciamo la conoscenza della vera protagonista, Frances Haugen  (Mikey Madison), data scientist pentita che decide di recidere il cordone ombelicale con Facebook, la sua azienda dei sogni. La scintilla di questa ribellione però dimostra ben presto di avere radici note: quella donna in autostrada è una sua vecchia amica del college, irrimediabilmente fagocitata dalla radicalizzazione di destra, pilotata da un codice che sa benissimo come monetizzare la rabbia e la polarizzazione sociale.

Frances, sconvolta nel constatare come l’azienda sia pienamente consapevole degli effetti sociali e psicologici devastanti provocati dai propri algoritmi sugli adolescenti la donna decide di affidarsi a Jeff Horwitz, giornalista investigativo del Wall Street Journal interpretato da Jeremy Allen White. Da questo momento in poi, la narrazione si sviluppa come un percorso ad alto rischio fatto di incontri segreti e della costante sensazione di essere braccati da una macchina mastodontica e impenetrabile, in grado sempre di vedere tutto e di sentire tutto, anche chi è in sala.

Sul piano a lui così caro della scrittura, Sorkin sceglie di non puntare su una fotografia invadente o una regia autoriale invasiva o virtuosistica, preferendo lasciare che l’architettura dei dialoghi e l’alto peso specifico dei fatti dominino la scena. È una sceneggiatura dal passo spesso estremamente brillante, intrisa di quella tipica ironia tagliente di matrice americana che riesce sempre a strappare in un modo o nell’altro risate piene anche all’interno della sala cinematografica.

Questa vena ironica e disincantata emerge in qualche modo anche nella caratterizzazione delle figure di potere. La rappresentazione di Mark Zuckerberg, affidata a Jeremy Strong, ha i contorni addirittura di una maschera caricaturale ed è un ritratto decisamente spietato di ferma condanna: inquietante per l’immensità del controllo esercitato sulla vita pubblica e privata di miliardi di persone, irresistibilmente comico nel suo risultare quasi stupidamente algido e disumanizzato.

Uno dei punti a favore di questa pellicola é da ritrovare proprio nel cortocircuito che genera nello spettatore. Per gran parte della durata si ha la sensazione di assistere a un classico dramma distopico, a un ammonimento cinematografico sui pericoli futuri della tecnologia e sull’egemonia di un algoritmo che capitalizza in maniera cinica sulla rabbia e sulla polarizzazione. Ma la realizzazione arriva quando ci si rende conto che non si tratta di fantascienza, o di una profezia per il domani, ma di una cronaca reale consumata sotto i nostri occhi disattenti appena pochi anni fa.

In questo senso è interessante riflettere anche su due importanti elementi: il giornalismo e la rabbia sociale. Infatti se per il primo elemento assistiamo a una narrazione che tende all’eroismo e tenta di essere la parte classicamente rassicurante ( il tipico bene che lotta contro il male), per il secondo viene mantenuta una narrazione importante ma leggermente secondaria. La rabbia sociale pervade la storia di The social dall’inizio alla fine, dall’arresto, alla radicalizzazione, al cyber bullismo, all’omertà, e addirittura al negazionismo, alle mascherine e al covid-19. Ma è proprio questa rabbia alla fine l’attore principale, che spinge Jeff a investigare e Frances (anche qui come una vera eroina classica) a “sacrificarsi per il destino dell’umanità”.

The Social – Il prezzo della verità é un film che interroga lo spettatore senza concedere facili assoluzioni, che ci ricorda che il prezzo della verità, nell’era della disattenzione di massa e della polarizzazione algoritmica in cui stiamo vivendo, è già terribilmente alto per l’intera collettività. Ed è sempre bene ricordarlo.

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The Social – Il prezzo della verità – Scritto e diretto da Aaron Sorkin; Interpreti: Mikey Madison, Jeremy Allen White, Jeremy Strong – Produzione: Todd Black, Stuart M. Besser, Aaron Sorkin – Distribuzione: Sony Pictures / Columbia Pictures – Anteprima stampa Anteo Palazzo del Cinema – Sala Astra, 5 ottobre 2026

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