di Edoardo Vezzi

«Ora te saluto a Mà, che c’ho da fa. Sto a salì e scale, me devi promette che nun starai male. Ammazza quante so, che fatica ricorda che la vita nun è finita. Ogni vorta che te manco pensa a sto sorriso, che er fijo tuo te sta vicino dar paradiso» con queste parole dedicate a Willy (l’intera poesia qui:http://www.vocidalponte.it/tag/er-poeta-romantico/), il cugino della giovane vittima ha commosso tutti i presenti – qualche centinaia – che hanno preso parte alla fiaccolata a San Giovanni per gridare “giustizia per Willy”.

Per due ore si sono alternati amici, parenti e chiunque volesse stringersi nel ricordo di Willy Monteiro, il ragazzo che nella notte fra il 5 e il 6 settembre è stato aggredito e ucciso a Colleferro. I principali sospettati – i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia – sono ora accusati di omicidio volontario, aggravato da futili motivi. I quattro indagati erano già noti alle forze dell’ordine e tra i cittadini del comune di Colleferro proprio perché già coinvolti in risse e comportamenti intimidatori.

Durante la fiaccolata (organizzata da NIBI: Neri Italiani – Black Italians e dalla comunità capoverdiana) in moltissimi hanno calcato il prato di San Giovanni per ricordare il piccolo Monteiro. Con mascherine e distanziamento sociale ci si è uniti intorno alla famiglia e agli amici. Ai microfoni hanno cantato, recitato poesie e parlato. Hanno parlato i rappresentati del NIBI e della comunità capoverdiana non solo per ricordare, ma anche per lanciare un appello: Willy è stato ammazzato “come una bestia”, è stato pestato per venti minuti di fila, un tempo lunghissimo senza che nessuno intervenisse. Proprio lui, che in mezzo ci è finito per difendere un amico che era stato preso di mira dai quei bulli criminali.

Da qui è nata quindi una riflessione, un pensiero di rabbia che aleggiava tra le persone. Chi si è commosso, chi ha pianto, ma molti hanno gridato, hanno gridato all’ingiustizia di una morte che si poteva evitare. Il giovane di origini capoverdiane è stato vittima di una violenza brutale ma le polemiche si sono accese tra i partecipanti perché “Willy è morto per l’omertà. Perché molti sapevano ma nessuno agiva.” Soumalia Diawara, attivista maliano, ha urlato: «I media non hanno raccontato tutto. Non mi venite a dire che Willy è morto a 500 metri dalla caserma, io ci sono stato, ho controllato. È stato pestato a morte a 15 metri da una caserma dei Carabinieri. Come è possibile che siano passati 20 minuti senza che nessuno intervenisse?».

Lo sdegno e lo sconforto nei confronti di un atto così atrocerimbalzano tra le parole di migliaia di italiani, che pretendono giustizia, sebbene neanche quella potrà riaccendere la luce negli occhi di Willy. Nonostante la rabbia, comprensibile, di tutti i partecipanti, la manifestazione si è volutamente scostata da qualsiasi contesto politico: «Chiediamo giustizia per Willy, non accostiamolo alla politica, per favore. Non è questa l’Italia che amiamo e che conosciamo. Non saranno quattro balordi a rappresentare l’Italia, ma uomini come Willy».

Con le candele accese contornate da petali di carta e il tramonto che illuminava fiocamente il corteo, un momento di raccoglimento e di preghiera ha concluso l’evento, tra le lacrime dei presenti. «Willy era un gigante, parliamo di lui, ricordiamolo. Noi moriremo, il suo ricordo vivrà per sempre».

 

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