Jessica Giuffré si racconta tra il rigore di papà Aldo e il carisma di mamma Liana
A distanza di cento anni dalla sua nascita, il nome di Aldo Giuffré continua a risuonare con una forza immutata. Attore poliedrico e raffinato, ha saputo universalizzare la propria napoletanità spaziando dal registro comico a quello classico. La sua voce – profonda, calda, intrisa di ironia e malinconia – ha conferito un’anima sonora ai personaggi tra palcoscenico, cinema, doppiaggio e radio, dimostrando che l’arte dell’attore risiede nel controllo millimetrico di ogni sfumatura.

Jessica Giuffré
Accanto a lui, tra gli anni Sessanta e Settanta, splendeva il talento di sua moglie: Liana Trouché. Un’attrice esplosiva, dinamica, capace di una versatilità rara in ogni sua prova attoriale. Una parabola luminosa che il destino spezzò troppo presto, in quel tragico 5 febbraio 1981, quando un fatale incidente nei pressi di Bisaccia strappò alla vita e al pubblico una donna e un’artista nel pieno della sua maturità espressiva. Un vuoto che segnò profondamente la storia umana e artistica di questa famiglia. Oggi, a restituirci il battito di questa straordinaria coppia dello spettacolo, è la figlia Jessica Giuffré. Nel suo percorso di artista e professionista, Jessica custodisce e rinnova quell’eleganza e quell’armoniosità che erano il segno distintivo dei suoi genitori, portando avanti un’eredità che non è solo artistica, ma profondamente umana.
Sua madre, Liana Trouché, è stata una figura centrale non solo nel panorama artistico, ma ovviamente nella vita di suo padre Aldo. Quale aspetto del loro legame privato e della personalità di sua madre emerge con più forza dai suoi ricordi d’infanzia?
Ciò che riaffiora con più nitidezza dai miei ricordi è l’intesa profonda, quasi viscerale, che univa i miei genitori. C’era tra loro una complicità naturale, un’armonia fatta di calore e risate costanti. Ricordo con estrema dolcezza quei momenti nel lettone, tra loro due: mia madre inventava racconti intrisi di fantasia e ironia, mentre io e mio padre ridevamo alle sue battute fulminanti.
Condividevano lo stesso mondo – il teatro, il cinema – che per entrambi non era solo un mestiere, ma un’estensione del proprio essere. Per mia madre, poi, rappresentava una tradizione familiare imponente. Eppure, il loro legame andava oltre la professione: era una sintonia di sensibilità, di energia, un’intesa autentica che non aveva alcun bisogno di essere esibita. Erano una coppia brillante, viva, ma profondamente vera. Credo che a unirli fosse una forza rara: quella di chi non evita il dolore, ma impara ad attraversarlo. Si riconoscevano in questo.
Mia madre era una donna dal carisma magnetico, dotata di un’empatia fuori dal comune. Era amata da tutti per la sua gentilezza e la sua creatività, ma possedeva anche una grinta straordinaria. Con me è stata l’equilibrio perfetto tra fermezza e amore. Quell’armonia che percepivo da bambina mi è stata confermata, in modo straziante e bellissimo, proprio da mio padre durante il nostro ultimo incontro in ospedale: mi ha trasmesso quanto quel legame con lei fosse rimasto intatto e vivo in lui, fino alla fine. Un momento di un’intensità commovente che porterò sempre con me.
La famiglia Trouché ha scritto pagine pionieristiche anche nella nostra settima arte con suo nonno Amedeo e il fratello Adolfo, interpreti di spicco del cinema muto. Crescere con un’eredità così profonda quanto ha influito nel definire la sua identità e il suo approccio al mondo dell’arte?
Crescere in un solco così profondo ha influenzato il mio percorso in modo quasi osmotico. Il teatro e il cinema non erano mondi “esterni”, ma la mia quotidianità: erano, semplicemente, casa. La tradizione familiare di mia madre ha reso questa presenza ancora più densa e strutturata.
Tuttavia, più che spingermi verso una scelta professionale obbligata, queste radici hanno plasmato la mia stessa identità. Mi hanno lasciato in dote una creatività costante, alimentata dall’intuizione e da una naturale propensione all’ascolto. L’influenza maggiore è stata proprio questa: aver sviluppato precocemente uno sguardo attento e sensibile sull’essere umano. Questo approccio è rimasto il baricentro di tutto ciò che faccio, trovando oggi la sua naturale evoluzione nel mio lavoro con le persone.
Suo padre Aldo è stato un pilastro del teatro e del cinema italiano, amato per la sua classe e la sua ironia. Qual è l’insegnamento più prezioso, professionale o umano, che le ha lasciato e che lei cerca di onorare oggi nel suo lavoro?
L’insegnamento più prezioso è stato, senza dubbio, il senso dell’etica professionale. Un valore che condivideva profondamente con mia madre. Per papà il lavoro esigeva una serietà assoluta: niente scorciatoie, niente compromessi. Non accettava la mediocrità; per lui significava evolversi costantemente e non smettere mai di studiare.
Questo rigore, però, camminava di pari passo con una profonda umanità. Ricordo che quando lo seguivo in teatro, se volevo restare dietro le quinte, mi diceva sempre di chiedere il permesso al direttore di scena, non a lui. Nonostante fosse la sua compagnia, il rispetto per i ruoli e per la responsabilità di ciascuno — dal protagonista al macchinista — era sacro. Era un uomo umile, capace di relazionarsi con chiunque con la stessa autentica semplicità. Onorare oggi il mio lavoro significa proprio questo: tenere insieme rigore e verità, senza mai smarrire il senso umano.
Lei ha intrapreso studi di recitazione e ha maturato diverse esperienze come attrice. Quali sono state le tappe del suo percorso che ritiene più significative per la sua formazione artistica e umana?
Le tappe più significative sono state un intreccio di vita vissuta e formazione tecnica. Se da un lato il “dietro le quinte” è stato la mia prima vera scuola, dall’altro gli studi in accademia in Inghilterra mi hanno fornito struttura e metodo. Ma il vero motore è stata la mia curiosità per l’animo umano: capire cosa muove le persone, cosa le tormenta o le rende felici.
Questo interesse mi ha spinta verso una ricerca sempre più ampia, esplorando ambiti diversi per andare oltre la dimensione puramente artistica. Il momento di svolta, però, è arrivato quando ho scelto di guardarmi allo specchio con onestà, abbracciando il monito di Shakespeare: “To thine own self be true”, sii fedele a te stesso. È stato un passaggio cruciale, una scelta consapevole che ha dato una direzione nuova e autentica alla mia vita e alla mia professione.
Guardando alla Jessica di oggi, di cosa si sta occupando attualmente a livello professionale e quali sono i progetti o le sfide che la appassionano maggiormente in questa fase della sua vita?
Oggi il mio impegno è rivolto principalmente ad accompagnare le persone in percorsi di crescita legati all’autostima e al valore personale. Il mio metodo è una sintesi di diverse esperienze: il coaching, l’EMDR e il mio background artistico, che mi permette di lavorare sulla sensibilità e sulla relazione autentica. Mi occupo inoltre di formazione per il public speaking, aiutando professionisti – specialmente nel settore hospitality – a gestire l’emotività e a trovare una voce sicura. Insegno anche recitazione preparando gli allievi per le certificazioni internazionali LAMDA.
Il doppiaggio resta una costante, un linguaggio che mi appartiene da sempre. Ma ciò che mi definisce è il fatto di non aver mai smesso di essere una studentessa: dopo l’università e l’accademia, ho continuato a formarmi in vari campi, inclusa la nutrizione, spinta da un desiderio inesauribile di comprensione.

Serata di gala a bordo: Aldo Giuffré e Liana Trouché durante la traversata Genova-America Latina (1964) con la Compagnia del Teatro delle Novità.
Attualmente sto lavorando a un processo di rebranding con Blue Emerald Coaching, che è la sintesi della mia visione attuale, e ho in cantiere un podcast per creare un nuovo spazio di condivisione. La sfida più grande? Trascendere i miei stessi dubbi, applicando su di me lo stesso rigore e la stessa onestà che chiedo ai miei clienti. È un momento di espansione e costruzione: nulla mi appassiona di più che aiutare gli altri a entrare in contatto con la propria verità.





