Al Teatro Ghione di Roma tornano gli Hotel Supramonte a omaggiare il cantautore più grande della storia della musica italiana.
Hotel Supramonte rappresenta una delle pagine più intime e autobiografiche del repertorio di Fabrizio De André. Il brano nasce dall’esperienza traumatica del suo sequestro, subito insieme alla compagna Dori Ghezzi per mano dell’anonima sequestri. Proprio il titolo di questa celebre canzone è stato scelto come nome della tribute band ufficiale, riconosciuta dalla Fondazione De André. A guidare gli Hotel Supramonte è il cantante Luca Cionco, dotato di un’eccezionale capacità di ricreare il timbro vocale di Faber. Insieme agli altri brillanti musicisti della formazione, Cionco offre al pubblico un viaggio intenso e suggestivo attraverso la straordinaria eredità artistica lasciata da De André.
Al Teatro Ghione va in scena uno spettacolo; non un semplice concerto, ma un vero atto d’amore verso Fabrizio De André. Gli Hotel Supramonte portano sul palco un repertorio che attraversa l’anima più profonda del cantautore genovese, trasformando ogni brano in un’esperienza emotiva condivisa. La Band, guidata dalla voce di Cionco costruisce un racconto musicale che rispetta l’originale, ma lo rilegge con sensibilità contemporanea. È proprio questa la forza degli Hotel Supramonte: emozionare senza scadere in una banale imitazione, mantenendone intatta la poesia.
Accorgersi che di Fabrizio De André ne nasca uno ogni (forse) mille anni, è cosa da poco. Gli Hotel Supramonte svolgono un’operazione fondamentale: diventano traghettatori di un’eredità troppo importante. Donano al pubblico la possibilità di godere di una voce strappata al mondo troppo presto. Di una voce che continua a emozionare anche le generazioni che non hanno avuto la fortuna di incontrarla dal vivo. Di viverne la contemporaneità. Colpisce anche il pudore, l’intimità con cui Cionco restituisce il rispetto e la devozione che l’intero gruppo, e tutta l’Italia, prova nei confronti del cantautore genovese.
Il teatro amplifica ogni sfumatura della performance. Basta chiudere gli occhi per sentirsi immersi in un mondo fatto di parole che hanno un peso specifico inspiegabile. Che sembrano non aver mai trovato prima una collocazione più giusta di quella che Faber riesce a incastrare.
Gli arrangiamenti, arricchiti da strumenti come violino, fisarmonica e pianoforte, danno profondità e colore ai brani. La formazione completa – chitarre, tastiere, sezione ritmica, archi e fiati – permette di restituire fedelmente la complessità musicale di De André, senza rinunciare a una propria impronta.
La scaletta costruisce un percorso emotivo: dalla leggerezza narrativa alla riflessione sociale, fino alla dimensione più intima e dolorosa. Non mancano quindi pietre miliari come La canzone di Marinella, Bocca di Rosa e Il pescatore. Ma risulta necessario affrontare quel repertorio musicale che sembra esser stato scritto ieri, che parla forte al mondo contemporaneo, a partire da Sidún. Il concerto si conclude con una delle canzoni più potenti in assoluto, Il testamento di Tito, che saluta, con malinconica commozione, il pubblico.
L’omaggio degli Hotel Supramonte al Teatro Ghione è molto più di una celebrazione nostalgica. Si tratta di un’esperienza immersiva che restituisce tutta la forza poetica e l’impegno sociale di Fabrizio De André, dimostrando quanto le sue canzoni siano ancora vive.
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Hotel Supramonte – Voce e chitarra : Luca Cionco – Band : Edoardo Fabbretti (batteria), Glauco Fantini (basso), Fisandro Famiani (fisarmonica)Massimo Furietti (chitarra elettrica e acustica), Michele Cannavacciolo (chitarra elettrica e acustica), Laurence Cocchiara (violino), Valentino Servettini (pianoforte e tastiere) – Teatro Ghione 21 aprile 2026





