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Randall Goosby e Zhu Wang: quando la sensibilità va oltre l’esecuzione

Archi e tastiera respirano insieme in un programma che intreccia identità, memoria e modernità.

Prosegue la stagione dell’Accademia Filarmonica Romana al Teatro Argentina, che ha accolto il debutto romano del violinista Randall Goosby, astro nascente nel panorama internazionale, accompagnato al pianoforte da Zhu Wang, con il quale collabora da ormai diversi anni. Il programma presentato ha come scopo quello di far emergere le connessioni tra la musica colta europea a quella americana, alternando autori più familiari al pubblico europeo, come Beethoven, Debussy e Dvořák, ad altri che raramente sul suolo italiano si ha il piacere di ascoltare, come Beach e Burleigh, opere che Goosby esegue su uno strumento di enorme prestigio: un violino Antonio Stradivari del 1708.

Classe 1996, Randall Goosby è tra i violinisti più interessanti della nuova generazione. Di origini afroamericane e coreane, formatosi alla Juilliard School con Itzhak Perlman, si distingue per virtuosismo, sensibilità interpretativa e per un costante impegno nel rendere la musica classica più inclusiva e accessibile attraverso progetti educativi e sociali. Dal 2020 incide per Decca Classics: il debutto discografico Roots lo vede accanto al pianista Zhu Wang, anch’egli formatosi alla Juilliard e oggi presenza sempre più richiesta sui principali palcoscenici internazionali grazie a una solida maestria tecnica e a un intenso respiro lirico.

Come accennato poco fa, il programma eseguito salta da una sponda all’altra dell’oceano atlantico: il concerto si apre con Quattro pezzi romantici per violino e pianoforte op. 75 di Dvořák, prosegue con Southland sketches per violino e pianoforte di Burleigh, e la Sonata per violino e pianoforte in sol minore L 140 di Debussy conclude la prima parte; poi si continua con Romance per violino e pianoforte in la maggiore op. 23 di Beach, e poi la Sonata per violino e pianoforte n. 5 in fa maggiore op. 24 “La Primavera” chiude la serata.

Le opere in programma costruiscono un dialogo sonoro tra Europa e America. Dvořák, in apertura, ne è simbolo perfetto: tra il 1892 e il 1895 dirige il National Conservatory di New York, dove incontra Harry Thacker Burleigh. In Southland Sketches, Burleigh riprende quella centralità del canto già presente nei Quattro pezzi romantici, intrecciando stile europeo e spirituals afroamericani. Nella seconda parte, Amy Beach fa da tramite tra sensibilità americana e ritorno alle radici classico-romantiche, culminando nella luminosa “Primavera” di Ludwig van Beethoven, sospesa tra equilibrio classico e slancio romantico. Per quanto sia sempre un piacere ascoltare Claude Debussy, appare meno evidente la pertinenza della sua presenza in un programma costruito attorno alla dialettica tra Europa e Stati Uniti.

L’intesa sul palco tra Goosby e Wang appare quasi organica, tanto da dare la percezione che fosse una persona sola a suonare i due strumenti. L’interpretazione è raffinata e riuscita, ben calibrata tra rigore tecnico e slancio espressivo, ma ciò che ha contraddistinto questa interpretazione è stata la percezione del piacere dei due musicisti nel suonare questo programma, speciamente Burleigh: è qualcosa di non scontato, ed è ancora più raro percepirlo così nitidamente. Quando dall’interprete emerge con chiarezza il piacere vivo del fare musica, è proprio tutta un’altra storia.

A fine serata, inoltre, Goosby e Wang hanno eseguito altri tre brani a sorpresa: un omaggio alla musica italiana con Cantabile per violino e chitarra op. 17 MS 109 di Paganini, un brano registrato nel loro album Roots, ovvero Gamin, terzo movimento dalla Suite per violino e pianoforte di William Graham Still, e un brano di Manuel Ponce, Estrellita.

A restare, al termine del concerto, è allora soprattutto questa impressione: non solo l’eleganza di due interpreti tecnicamente solidissimi, ma la capacità di trasformare un programma colto e costruito con intelligenza in un’esperienza viva, comunicativa. Il debutto di Goosby e Wang a Roma conferma così l’arrivo di due giovani artisti capaci di unire virtuosismo e consapevolezza culturale, e la scelta di accostare due mondi musicali capaci di convergere, abbattendone i presunti confini, diventa, nello scenario internazionale attuale, anche un forte gesto politico. 

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Antonin Dvořák, Quattro pezzi romantici per violino e pianoforte op. 75 – Harry Thacker Burleigh, Southland sketches per violino e pianoforte – Claude Debussy, Sonata per violino e pianoforte in sol minore L 140 – Amy Beach, Romance per violino e pianoforte in la maggiore op. 23 – Ludwig Van Beethoven, Sonata per violino e pianoforte n. 5 in fa maggiore op. 24 “La Primavera” – violino: Randall Goosby – pianoforte: Zhu Wang – Accademia Filarmonica Romana stagione 2025/2026 – giovedì 23 aprile 2026, ore 21, Teatro Argentina, Roma

Foto: Morteza Nazeri per Accademia Filarmonica Romana

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