Il consueto appuntamento del concerto del Primo Maggio
Anche quest’anno per la periodica kermesse canora del Concerto del Primo maggio a Piazza San Giovanni a Roma tutto appare declinato al miracolo dell’improvvisazione: le band accordano strumenti, i fonici si sbracciano, il pubblico – una combinazione di nostalgici, studenti e turisti per caso – attende qualcosa difficile da definire, ma che un tempo profilava quel “disordine critico” che rimava con l’autenticità tipica di chi persegue la direzione ostinata e contraria. Insomma, qualcosa di simile a un raduno spontaneo (non di rado piovoso), ma animato da una forte carica politica. Tra l’altro, vero e proprio trampolino di lancio per il rock alternativo e il punk italiano.

Piero Pelù si è esibito quest’anno al concerto del Primo Maggio con i Litfiba – © Open
Da un po’ di tempo invece -e anche venerdì- in perfetta discontinuità con le origini, sul palco si sono alternati artisti (perlopiù in uscita o reduci da Sanremo o da uno qualunque dei contest) secondo una scaletta, un tempo eclettica e alternativa, oggi dettata dagli algoritmi di Spotify, proponendo alla fine una autentica vetrina discografica, più che una manifestazione popolare.
Nato nel 1990 su iniziativa dei sindacati confederali (CGIL, CISL eUIL), il Concerto del Primo Maggio è stato concepito come una festa dei lavoratori. Per anni, Piazza San Giovanni è stata il simbolo di una musica “impegnata”, dove il rock incontrava la lotta di classe e il folk si mescolava alle rivendicazioni salariali, con un focus fisso sui diritti civili, sicurezza sul lavoro e pace (quest’anno -giocoforza coi tempi velocemente cambiati- il cuore meditativo era incentrato sulle ricadute dell’intelligenza artificiale nel sistema-lavoro).
Negli ultimi dieci anni, il Concertone ha subito una trasformazione radicale: i finanziamenti diretti e quelli raccolti con gli sponsor (sì ma tenete d’occhio -per cortesia- il cortocircuito etico cui si va incontro con certe aziende multinazionali…) non bastano a sostenere la poderosa macchina spettacolare e del resto la diretta Rai pretende che lo share si mantenga elevato. E quindi via ai grandi player dell’industria musicale, con i quali si dialoga in nome della sostenibilità dell’evento. Così sul palco salgono voci già note, con passaggi televisivi ben rodati e contratti freschi di firma: tutti a cantare la loro ultima incisione -o giù di lì- sempre facendosi precedere o seguire da un non troppo spericolato enunciato sulla pace o sul lavoro (tipo peace and love, che sta bene su tutto, o l’inoffensivo e retorico messaggio ripetuto, sulla “dignità del lavoro”, come nel caso di specie).
Intendiamoci: sul palcoscenico di Piazza San Giovanni si sono visti anche artisti di vera qualità (personalmente abbiamo apprezzato le esibizioni di Sayf, La Niña e Fuliminacci, tanto per non nominare unicamente la performance dei Liftiba, sempre attenti a non tradire mai lo spirito vero dell’evento), ma il dovere di cronaca ci impone di ricordare che da tempo batte a ”sinistra” una concorrenza insidiosa che si sta facendo velocemente strada lungo il percorso di recupero dello spirito vero del concerto del Primo maggio: stiamo parlando del concerto che si tiene a Taranto dal 2013 intitolato Il concerto dell’ Uno maggio, libero e pensante. Là, il palco nasce tra il mare e l’acciaio (a ridosso della Concattedrale, nel parco archeologico delle mura greche) e come ogni anno il Primo Maggio conserva e alleva un tono combattivo e irregolare. Gli artisti (molti indipendenti, alcuni fieramente inediti, tutti convenuti gratuitamente) suonano come se la rabbia fosse ancora una forma di comunicazione. Nessun algoritmo decide l’ordine delle esibizioni, nessuna major detta la scaletta (l’evento si autofinanzia campagne di crowdfunding e la vendita di gadget ufficiali).
L’evento viene presentato da Andrea Rivera e si deve alla direzione artistica, tra gli altri, dell’attore Michele Riondino e dei musicisti Diodato e Roy Paci e si sono esibiti quest’anno oltre una decina tra band e solisti, tra i quali anche I Subsonica e Brunori Sas. È un concerto che non si interfaccia con diritti della televisione (che infatti ignora il fenomeno) e proprio per questo risulta più vero – imperfetto, ma vivo. Ma c’è di più: vi si celebrano tutti i diritti dell’Uomo-Lavoratore, a cominciare dall’ambiente, così terribilmente mortificato da quelle parti e non si ha paura di sospendere la filiera musicale, intrattenendo il pubblico anche con gli interventi di autorevoli esponenti della società civile.

Brunori Sas si è esibito al “Primo Maggio” di Taranto – © La Repubblica di Bari
Quest’anno hanno preso la parola il prof. Tomaso Montanari, l’ex ambasciatrice e pasionaria dei diritti umani Francesca Albanese. Sarebbe forse auspicabile che i due eventi non fossero in contrapposizione l’uno con l’altro e che lo spirito vitale di quello di Taranto, laddove la musica non consola o intrattiene, ma accompagna rabbia e rivendicazione, venisse in qualche modo assorbito dall’evento romano, quello capace di guadagnarsi la visibilità nazionale. Senza troppi cedimenti all’obbligo di share: perché la musica del Primo Maggio non deve cercare consenso. Deve trovare coraggio.
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Concerto del Primo Maggio – 01 maggio 2026 – Roma, Piazza San Giovanni
Concerto Uno Maggio “Libero e Pensante” – 01 maggio 2026 – Taranto, Parco Archeologico delle Mura Greche





