A Falcade, la casa-atelier dello scultore conserva intatto il suo universo creativo, tra opere, ricordi e incontri che hanno segnato una vita
Adagiato a poco più di mille metri d’altitudine, tra le maestose Dolomiti e le vette eteree delle Pale di San Martino, il piccolo paese di Falcade (BL) custodisce un vero e proprio scrigno d’arte: il museo dedicato ad Augusto Murer, nato proprio qui il 21 maggio 1922.

Questo luogo speciale, che si sviluppa su tre piani, conserva intatta l’immensa creatività dell’artista poiché ricavato direttamente nel suo studio. Fu lo stesso Murer a volere questa trasformazione, e oggi suo figlio Franco – che ne ha ereditato il talento e la sensibilità – porta avanti il progetto con dedizione. Il percorso espositivo si snoda tra i due artisti: il piano interrato accoglie le opere di Franco, mentre il resto del museo è un viaggio affascinante e caleidoscopico attraverso i lavori di Augusto, che raccontano in modo unico la sua straordinaria storia creativa.
Artista dalla forza espressiva travolgente, Augusto Murer riusciva a infondere un’anima profonda nelle sue opere, guidato dallo stesso fuoco interiore che lo animava mentre creava.
Varcare la soglia della prima sala del museo significa fare un salto nel tempo: il vecchio tavolo da lavoro è ancora lì, circondato da utensili e frammenti di legno, pronto all’uso come se l’artista si fosse allontanato solo un attimo fa. Dal soffitto pendono robuste catene, un tempo utilizzate per sostenere i grandi tronchi di frassino — tipici del Bellunese — permettendo così allo scultore di lavorarli direttamente nello studio. Impossibile non restare catturati dal maestoso “Uomo che cammina nella neve”, un’opera intensa scolpita nel legno d’ulivo, un materiale insolito donatogli da alcuni estimatori del Sud Italia.
Salendo al piano superiore si apre il luminoso laboratorio di pittura e disegno, inondato dalla luce naturale che filtra dai grandi lucernai esposti a nord. Questo spazio a ballatoio offre non solo una magnifica panoramica su dipinti, disegni e litografie, ma regala anche una prospettiva inedita sulle sculture del piano inferiore, un punto di vista rialzato che forse lo stesso artista amava usare per osservare le sue creazioni da angolazioni diverse.
Artista intensamente espressivo — capace di spaziare dalla pittura alla scultura in bronzo, fino a quella lignea che tanto amava — Augusto Murer avviò ufficialmente la sua carriera nel 1945, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nonostante le grandi difficoltà economiche del periodo, la sua forza creativa non si fermò: già nel 1953 tenne la sua prima importante esposizione in una celebre galleria di Milano, imponendosi rapidamente tra i maestri della scultura del Novecento. Il suo talento valicò presto i confini nazionali, portando le sue opere in mostre internazionali negli Stati Uniti e in Russia, dove alcune sue creazioni sono conservate ancora oggi a San Pietroburgo. A partire dagli anni Sessanta, la realizzazione di importanti monumenti a tematica civile segnò la sua definitiva consacrazione, sebbene il vero cuore della sua ispirazione sia sempre rimasto lì, tra i silenzi e i boschi di Molino, la zona più alta di Falcade. Profondamente legato alla sua terra, Murer era un uomo schivo, silenzioso e schietto, ma al tempo stesso straordinariamente aperto al mondo, capace di stringere legami intensi e indimenticabili nel corso della sua vita.
Una delle amicizie più profonde e autentiche che Augusto Murer coltivò per tutta la vita fu quella con lo scrittore Mario Rigoni Stern. Un legame intenso e commovente, nato dalla comune passione per la montagna, dal ricordo della Resistenza e dalla drammatica esperienza della guerra, che entrambi vissero in prima persona. Senza mai cedere alla retorica, seppero trasformare quelle esperienze in arte e letteratura, facendo della libertà, della pace e della memoria i valori fondanti della loro opera.
A testimonianza di questa profonda sintonia, Murer realizzò alcune memorabili acqueforti ispirate a Il sergente nella neve, il capolavoro senza tempo di Rigoni Stern. Il legame tra i due emerge con straordinaria intensità anche nelle parole che lo scrittore dedicò all’amico in una lettera postuma, datata 21 gennaio 2002:
«C’è tutto nella tua arte: ritrovo la nostra storia, la nostra dura vita, le nostre lotte e le nostre speranze, ma anche i giorni felici che tu, da artista, hai vissuto e lasciato a testimonianza del nostro tempo nei venturi secoli. Hai dato poesia agli uomini, hai tracciato una strada da percorrere partendo da lontano.»
Un’altra amicizia destinata a segnare profondamente la vita di Augusto Murer fu quella con l’artista Tono Zancanaro. I due si conobbero nel 1953, in occasione di una mostra alla Galleria Cairola di Milano, e da quel primo incontro nacque un legame che li accompagnò fino alla fine. Una coincidenza quasi simbolica volle che si spegnessero a pochi giorni di distanza, nello stesso ospedale di Padova.
C’è un piccolo dettaglio, custodito oggi nella sala principale del primo piano dello Studio Museo, che racconta forse meglio di molte parole chi fosse davvero Augusto Murer. Così come sapeva trasformare un semplice tronco in un’opera d’arte, allo stesso modo seppe trasformare le esperienze più dure della sua esistenza in occasioni di crescita umana e creativa. Lo aveva fatto dopo la guerra e continuò a farlo per tutta la vita.
Quel dettaglio è un piccolo disegno, all’apparenza semplice, donato nel 2025 dal dottor Giorgio Manani. Nell’ultimo anno della sua vita, ricoverato all’ospedale di Padova, Murer volle regalarlo al suo anestesista come segno di riconoscenza. Lo realizzò con una semplice matita e con alcune gocce di caffè, utilizzate per creare le sfumature. Un’opera essenziale, ma straordinariamente intensa, accompagnata da una frase che ne racchiude il significato più profondo: «Là dove la vita ci mette alla prova, l’arte trova un varco».
In fondo, tutta la vicenda umana e artistica di Augusto Murer può essere racchiusa in questa immagine: vivere di passione, trasformando il dolore in forza creativa, facendo dell’arte uno strumento per dare forma alle ferite e renderle bellezza. Un uomo capace, come si suol dire, di trasformare il veleno in medicina.
È sorprendente quanto risultino ancora attuali le parole con cui Mario Rigoni Stern concludeva la sua intensa lettera del 2002 all’amico:
«Oggi, a sfogliare i tuoi cataloghi, a vedere i tuoi disegni, a leggere quello che hanno scritto di te grandi poeti, illustri critici d’arte, fini letterati, a ricordare le tue opere sparse nel mondo, le grandi mostre, ci si rende conto della grandezza della tua arte, di quello che hai voluto dirci con la tua testimonianza di uomo libero, di tenace montanaro che crede nei valori della vita. Da quassù, da questo tuo “Studio-Museo” di Molino, il tuo messaggio continua a raggiungerci forte e preciso, anche e più ancora in questi tempi moralmente grami».
Si lascia lo Studio Museo di Augusto Murer con un senso di profonda commozione. Le sue opere, immerse nel silenzio e nella luce di Falcade, continuano a parlare con sorprendente intensità. Restano negli occhi la bellezza delle sculture, nel cuore un lieve velo di malinconia e, soprattutto, la forza di un artista che ha saputo trasformare la propria esistenza in una testimonianza universale di umanità.
Augusto Murer si spense l’11 giugno 1985, ma il suo messaggio continua a vivere nelle opere che abitano questo luogo speciale.

Lo Studio Museo, circondato da un suggestivo giardino che ospita alcune delle sue sculture, è aperto al pubblico durante la bella stagione, offrendo ai visitatori la possibilità di immergersi nell’universo creativo di uno dei più grandi scultori del Novecento italiano.
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Associazione ERMA – Museo Augusto Murer – Via Scola, 34 Falcade (BL) – Orari: da lunedì alla domenica 10:00 – 12:00 e 15:00 – 19:00 – tel. 0437 599059





