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The Offspring e il segreto dell’eterna giovinezza

La band californiana si è esibita lo scorso 9 giugno sul palco del “Rock in Roma” all’Ippodromo delle Capannelle

C’è qualcosa di profondamente strano nel vedere salire sul palco una band i cui membri hanno superato i sessant’anni e ritrovarsi, dopo pochi minuti, a dimenticarsene completamente.

Martedì 9 giugno 2026 gli Offspring si sono esibiti al consueto appuntamento estivo del Rock in Roma, dimostrando che il tempo può lasciare segni sui volti, ma non necessariamente sull’energia. Del resto, stiamo parlando di una delle ultime grandi istituzioni del punk rock californiano: una band che ha attraversato quattro decenni di musica, mode, trasformazioni del mercato discografico e rivoluzioni tecnologiche, sopravvivendo persino alla lenta scomparsa di quel mondo alternativo che negli anni Novanta ha contribuito a portare nelle classifiche di tutto il pianeta.

The Offspring – © Roma Today

Quando Dexter Holland e compagni fanno il loro ingresso sul palco, l’impressione è quella di assistere all’incontro tra due epoche diverse. Da una parte ci sono loro, veterani di una scena che ha scritto pagine importanti della storia del rock; dall’altra migliaia di spettatori appartenenti a generazioni differenti. Chi li ha scoperti ai tempi di Smash o Americana si ritrova oggi con qualche capello bianco in più. Chi invece è nato molto dopo continua a cantare gli stessi ritornelli come se fossero stati pubblicati ieri.

E forse è proprio questo il vero segreto degli Offspring: aver scritto canzoni capaci di invecchiare senza diventare vecchie.

La scaletta pesca da ogni fase della loro carriera, ma è soprattutto nei classici che il pubblico esplode. Come Out and Play apre le danze come una dichiarazione d’intenti, The Kids Aren’t Alright trasforma l’arena in un gigantesco coro collettivo e Self Esteem, posta in chiusura, ricorda a tutti perché questo gruppo sia diventato uno dei simboli assoluti del punk rockmondiale.

La cosa più sorprendente, però, non è la scelta dei brani. È l’esecuzione.

A oltre quarant’anni dalla nascita della band, gli Offspring suonano ancora con una precisione e una compattezza che molte formazioni più giovani potrebbero invidiare. Le chitarre restano taglienti, la sezione ritmica corre senza esitazioni e la voce di Holland, pur inevitabilmente diversa da quella degli anni Novanta, continua a sostenere uno spettacolo di quasi due ore senza particolari cedimenti.

In un’epoca nella quale spesso il dibattito musicale sembra concentrarsi esclusivamente su numeri, algoritmi e classifiche di streaming, assistere a un concerto come questo ricorda una verità tanto semplice quanto dimenticata: certe band sono diventate leggendarie perché sapevano stare su un palco.

E gli Offspring lo sanno ancora fare benissimo.

Tra i momenti più significativi della serata c’è stato anche un omaggio inatteso a Ozzy Osbourne. La band ha infatti interrotto la scaletta prevista per eseguire Paranoid dei Black Sabbath, preceduta da alcuni frammenti di Electric Funerale seguita da Crazy Train. Un tributo spontaneo, accolto con entusiasmo dal pubblico.

È stato uno di quei momenti che vanno oltre la semplice esecuzione musicale. Un passaggio di testimone ideale tra artisti che, in modi diversi, hanno contribuito a definire l’identità del rock contemporaneo.

Alla fine delle luci e degli ultimi accordi, resta una sensazione difficile da ignorare. Gli Offspring appartengono a quella categoria sempre più rara di gruppi che non hanno bisogno di reinventarsi continuamente per restare rilevanti. Non inseguono le tendenze del momento e non cercano di sembrare più giovani di quello che sono.

Dexter Holland, cantante degli Offspring – © Rolling Stone

Semplicemente salgono sul palco e fanno ciò che hanno sempre fatto, ricordandoci che il rock, prima ancora di essere un genere musicale, è un’attitudine che non conosce età.

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Smash – album dei The Offspring – prodotto da Thom Wilson – 1994 – Epitaph

Americana – album dei The Offspring – prodotto da Dave Jerden – 1998 – Columbia

Come Out and Play – dei The Offspring – dall’album “Smash” – 1998 – Columbia

The Kids Aren’t Alright – dei The Offspring – dall’album “Americana” – 1998 – Columbia

Self Esteem – dei The Offspring – dall’album “Smash” – 1998 – Columbia

Paranoid – dei Black Sabbath – dall’album “Paranoid” – 1970 – Vertigo

Electric Funeral – dei Black Sabbath – dall’album “Paranoid” – 1970 – Vertigo

Crazy Train – di Ozzy Osbourne – dall’album “Blizzard of Ozz” – 1980 – Epic Records

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