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Teatro Sannazaro: la promessa di rinascita per il tempio di Luisa Conte

Oltre l’incendio: perché il cuore del Sannazaro non smetterà di battere

Ieri, alle prime ore del giorno, la città di Napoli si è risvegliata con la notizia incredibile che il Teatro Sannazaro, tempio ultrasecolare della tradizione, è stato totalmente distrutto da un incendio; una ferita che non colpisce soltanto una struttura architettonica, ma lacera profondamente il tessuto della memoria umana e culturale di una comunità che, da generazioni, riconosce in quel palcoscenico un pilastro della propria identità.

La storia di questo luogo affonda le radici nel cuore di via Chiaia, dove la sala fu edificata sull’area dell’antico chiostro dei Padri Mercedari spagnoli e inaugurata la sera del 26 dicembre 1874 con La petite Marquise di Henri Meilhac, distinguendosi subito per le dimensioni raccolte e le raffinate linee curate dai fratelli Francesconi. Furono proprio la ricercatezza degli arredi e le stupende decorazioni del Cangiano a valergli l’appellativo di bomboniera di via Chiaia, gioiello d’arte che divenne presto il tempio di figure leggendarie come Eleonora Duse, Ermete Zacconi ed Ermete Novelli.

Il Sannazaro rappresenta un capitolo fondamentale dello spettacolo italiano, avendo ospitato il 15 maggio 1889 il debutto di ‘Na Santarella di Eduardo Scarpetta e visto fiorire, negli anni Trenta, il talento dei fratelli De Filippo agli albori delle loro carriere. Proprio in questa sala avvenne lo storico incontro tra Eduardo e Luigi Pirandello, un legame intellettuale che influenzò profondamente la drammaturgia defilippiana portando alla stesura a quattro mani de L’abito nuovo. Tuttavia, a queste stagioni di gloria seguì una lenta decadenza iniziata nel 1934, che vide la sala tristemente trasformata in un cinema di dubbia fama fino al riscatto giunto nel 1969 grazie alla lungimiranza di Nino Veglia e Luisa Conte. I due, avviando un radicale restauro e fondando la Compagnia Stabile Napoletana, inaugurarono solennemente il nuovo corso il 12 novembre 1971 con Annella di Portacapuana, segnando l’inizio di un filone di rappresentazioni popolari rese uniche dall’efficacia di attori immensi come Ugo D’Alessio, Pietro De Vico, Enzo Cannavale, Carlo Taranto, Gennarino Palumbo e Giuseppe Anatrelli.

Tra questi giganti spicca Nino Taranto, il quale, pur di non abbandonare quelle tavole, rifiutò una prestigiosa proposta di Giorgio Strehler per il Piccolo di Milano. Alla notizia della tragedia di ieri Giulio Adinolfi, attore e testimone della Compagnia Stabile di Luisa Conte fin dalla sua fondazione, ha rilasciato questo ricordo:

Il dolore è grande. È andato in fumo un teatro che ha fatto la storia del teatro napoletano, un luogo dove tanti grandi artisti hanno lasciato ricordi indelebili, dove una grande donna ha caratterizzato con la sua immensa arte un quarto di secolo che resterà nel cuore di tantissimi napoletani. In quel teatro sono state scritte pagine di teatro uniche e irripetibili che purtroppo non sono ricordate ed evidenziate come meriterebbero.

Dopo la scomparsa della Conte, il testimone di questa gloriosa eredità è passato alla nipote Lara Sansone, la quale ha saputo preservare con dedizione quel fuoco sacro garantendo che il Sannazaro rimanesse un centro vivo di cultura. Nonostante la gravità di questo colpo, la storia insegna che la cultura napoletana possiede una forza vitale inesauribile e, come l’Araba Fenice che risorge dalle sue ceneri, la luce del Sannazaro tornerà presto a brillare su via Chiaia, restituendo alla città un pezzo fondamentale della sua anima.

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