Iscriviti alla NewsLetter
Cerca

Sonate Bach: quando il dolore si fa danza

La Compagnia Virgilio Sieni, con undici coreografie, immortala il dolore nelle guerre

Pura coincidenza o semplicemente il mondo che torna ad essere tale a quale a quello che è stato nel passato e che, probabilmente, confermerà di essere? Scenario di morte, di guerre contrapposte, dove l’inizio e fine, decisi esclusivamente dall’uomo, sono descritti e resi concreti da un solo termine. Dolore. Il mondo è e resta un luogo dove il dolore, in qualsiasi epoca, narra lo sviluppo del conflitto, ne scandisce ogni momento. Ogni guerra è solo ed esclusivamente dolore, degli altri che lo vivono o lo hanno vissuto in prima persona, dolore nostro perché ancora una volta lo rievochiamo, dentro e fuori.

@virgiliosieni.it

E, allora, non è una coincidenza se Sonate Bach di fronte al dolore degli altri è portato in scena, al Teatro Comunale di Vicenza, proprio nel momento in cui, in più parti della terra, questo dolore è materiale, reale, ramificato sempre di più. Quando gli scontri nuovi sono fatti della stessa pasta di quelli vecchi: nessuna fatalità o casualità, forse è davvero questa la natura dell’uomo e del mondo da lui creato.

La Compagnia Virgilio Sieni ha riportato alla luce del palcoscenico, all’interno del Danza in Rete Festival (edizione 2026 denominata Architetture del presente), il progetto Sonate Bach di fronte al dolore degli altri, nato nel 2006, composto da una serie di coreografie rappresentative di alcuni conflitti bellici ben precisi, in successione. Al centro, uno spazio ben delimitato, una sorta di campo di battaglia, ha rappresento e circoscritto il terreno principale su cui si sono esibiti i danzatori, accompagnati dalla musica di Bach (le Tre Sonate per viola e pianoforte) eseguita dal vivo. Sullo sfondo, il nome del luogo preso in considerazione e la data di riferimento proiettati nel buio.

Le undici coreografie hanno raccontato visivamente il dramma vissuto, la tragicità del fatto attraverso il corpo e il movimento; il lavoro ha tratto spunto da foto e da scatti di guerra, da cronache direttamente colte sul campo. Il dolore e l’evento portati in scena sono stati, in qualche modo, filtrati da chi li visse in prima persona. Per essere esperienza, la danza è partita dalla testimonianza, dalla posa colta, dall’attimo catturato. Un’interpretazione, quindi, trasparente, pura nel gesto e nell’intenzionalità. La leggerezza della danza, quasi un paradosso, racconta il peso e il trascinamento della morte, la rovina dell’esistenza, una fisicità calpestata e violata.

I movimenti, perciò, si sono concentrati, in alcuni casi, sul corpo immobile, fermo, esanime a terra; in altri su momenti più concentrici, di gruppo. Un prendere e un lasciare, la vorticosità, vicinanza e lontananza, un corpo teso verso l’altro, un danzatore che entra e un altro che esce dal campo, per arrivare poi all’atto finale: la sofferenza, l’impotenza, la fine di una vita. Il fisico cambia e si muove nello spazio limitato eppure l’esito per ciascun atto coreografico è lo stesso, quel dolore che si trasforma in perdita, in morte, in sopravvivenza, voluta con tutte le forze, giunta al suo termine. Non ci sono melodrammi o sentimenti esasperati: ma solo quel corpo, animato dalla danza, che si ripiega su di sé, si fa centro e simbolo dell’esito inevitabile di ogni guerra.

È tremendo il silenzio che anticipa l’inizio di ogni quadro coreografico, dove non c’è musica, ma parlano la danza accennata, la riflessione suscitata da ogni cambio. Il silenzio diventa spunto e fa spazio ai pensieri mentre la musica accompagna e avvolge i gesti. Le Sonate di Bach si uniscono alla narrazione fisica e, a volte, sembrano essere quasi in antitesi con la rappresentazione: gli Allegri o gli Andanti sembrano rassicurare, nonostante la violenza e la drammaticità che la danza, però, neutralizza e filtra.

Non si vedono battaglie o lotte, estremismi emotivi, ma un flusso di movimenti continui che rappresentano l’umanità: la raffigurazione di cosa l’uomo riesce a scatenare, gli esiti delle sue scelte, fino a dove riesce a spingersi, le inevitabili conseguenze sugli altri. Il dolore appunto. 

JeninTel AvivKabulIstanbulBaghdadKigali, SarajevoBeslanGaza, SrebrenicaBentalha, dagli anni Novanta fino al 2006: genocidi, stragi di civili e innocenti, guerre che ancora oggi conducono agli stessi luoghi geografici, eredità e lasciti imposti che proseguono come maledizioni, marchi indelebili nella storia che si fanno nuovamente presente. La Compagnia Virgilio Sieni ha raccontato qualcosa che sembra non cambiare mai, una ripetitività ciclica fatta di morte e di distruzione, nomi e date che non variano ma che, anzi, si espandono. Una poetica coreografica che lascia attoniti.

Stefano Casati Photography_Fondazione CR Firenze

Sonate Bach è un invito a ricordare, a rivivere, a riflettere: un lavoro delicato eppure feroce, dove la violenza e la morte vengono sintetizzati nel corpo e nel gesto dei danzatori e dove la musica contiene e abbraccia, dà una cornice all’insensatezza, alla paura, alla drammaticità. Di fronte al dolore degli altri si tace, si pensa. Non deve essere questa la ciclicità che ci caratterizza, non deve essere il dolore a incarnare ogni narrazione storica, quella attuale compresa. È la vita a dover tornare al centro, lì dove, come nel finale dello spettacolo, i corpi ora sono stesi, fermi, anonimi coperti dalla terra, culla di nascita trasformata dall’uomo in tomba.

__________________

Sonate Bach di fronte al dolore degli altri – coreografia e regia Virgilio Sieni – interpreti Jari Boldrini, Maurizio Giunti, Giulia Mureddu, Andrea Palumbo, Valentina Squarzoni – musica Johann Sebastian Bach Tre Sonate per viola e pianoforte (BWV 1027, 1028, 1029) – eseguita da vivo da Naomi Berrill (violoncello) e Vittoria Quartararo (pianoforte) – costumi Marysol Maria Gabriel – luci Andrea Narese, Virgilio Sieni – direzione tecnica Marco Cassini – produzione Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni – con il sostegno del Ministero della Cultura, Fondazione CR Firenze, Regione Toscana, Comune di Firenze – in collaborazione con RED Festival Reggio Emilia Danza, Festival Chiassodanza – immagine in evidenza / di copertina: Stefano Casati Photography_Fondazione CR Firenze – Teatro Olimpico di Vicenza 28 febbraio 2026

error: Contenuto protetto per copyright [Content is protected !!]