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Haydn e la materia viva degli archi all’Aventino

La diciottesima edizione del Festival della Musica Antica si apre nella Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio con un’esecuzione capace di far vivere il classicismo musicale.

La tarda primavera romana ha segnato il ritorno del Festival della Musica Antica all’Aventino, giunto alla sua diciottesima edizione e ospitato nella Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio, sotto la direzione artistica del Maestro Giorgio Sasso, costellato di interessanti appuntamenti che ci accompagneranno all’inizio della stagione estiva e di quella autunnale. L’appuntamento inaugurale del festival, avvenuto domenica 7 giugno, è dedicato al “padre della sinfonia e del quartetto”, F.J. Haydn: l’Insieme Strumentale di Roma, composto da Giorgio Sasso e Teresa Ceccato ai violini, Marcello Sirignano alla viola, Diego Roncalli al violoncello e Luca Cola al contrabbasso, hanno fatto risuonare nella chiesa dell’Aventino tre lavori tratti dalla prima opera a stampa per quartetti per archi del compositore austriaco. Da qui nasce un piccolo paradosso apparente: i brani in programma appartengono alla forma del quartetto, ma gli esecutori in scena sono cinque. Da dove nasce, dunque, questa scelta? 

La pubblicazione di quest’opera risale al 1762, dunque nel periodo di maggiore uso del basso continuo, pratica di accompagnamento tipica soprattutto della musica barocca: nella prassi, il basso continuo è spesso affidato a due strumenti insieme: in questo caso, quindi, l’aggiunta del contrabbasso al “quartetto” rinforza la linea grave, ampliando il corpo sonoro dell’ensemble e restituendo a queste pagine quella dimensione di transizione in cui il quartetto d’archi non è ancora una forma rigidamente codificata, ma un organismo vivo, aperto alla memoria della prassi settecentesca. 

Quella della prima domenica di giugno, nella Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio, non è stata soltanto un’esecuzione corretta di Haydn, ma un lavoro di ascolto costruito dall’interno della materia sonora. La precisione delle note, pur necessaria, è solo il punto di partenza di una buona esecuzione, forse; a dare profondità al concerto è stata la capacità degli interpreti di valorizzare i timbri, lasciando che gli strumenti si sfiorassero, si fondessero e poi tornassero riconoscibili. In questo movimento continuo, le diverse linee hanno generato una sonorità ulteriore, quasi indipendente dai singoli strumenti, aprendo uno spazio acustico più denso, intimo e sorprendente. In quella densità, Haydn è apparso insieme storico e presente. 

La disposizione del pubblico ha contribuito in modo decisivo alla natura dell’esperienza. Gli spettatori non si trovavano di fronte agli esecutori, secondo l’assetto più tradizionale del concerto, ma attorno a loro, raccolti in quattro sezioni lungo la navata della basilica. Al centro, i musicisti; intorno, un ascolto disposto non come platea, ma come cerchio.Ne è nata una diversa percezione del suono e dello spazio. Gli strumenti, non microfonati, hanno potuto risuonare nella chiesa con naturalezza, attraversando l’ambiente e raggiungendo il pubblico da una posizione di sorprendente vicinanza. La sensazione non era quella di assistere semplicemente a una performance, ma di prendere parte a un momento sospeso, intimo, condiviso con la musica e con il luogo che la accoglieva.

il Maestro Marcello Sirignano

In chiusura, la mattinata ha lasciato spazio a un omaggio al Maestro Marcello Sirignano, presente non solo come violista dell’ensemble, ma anche come uno degli interpreti più raffinati dell’arrangiamento per archi in Italia. L’esecuzione di un suo riarrangiamento da Bach ha aperto una finestra diversa dopo il percorso dedicato a Haydn, un gesto di raccordo tra pagina scritta e suono vivo; un modo per ricordare che i capolavori del classicismo musicale non vivono quando vengono immobilizzati in una lettura museale, ma quando sono messi in dialogo con l’epoca e le mani che attraversano. Così, nella navata dell’Aventino, la musica antica è tornata a essere ciò che dovrebbe sempre restare: un’esperienza viva. 

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“Quartetti?” F.J. Haydn: Hob. III n. 1 in si bemolle maggiore, Hob. III n. 2 in mi bemolle maggiore e Hob. III n. 6 in do maggiore – Insieme Strumentale di Roma: Giorgio Sasso e Teresa Ceccato, violini; Marcello Sirignano, viola; Diego Roncalli, violoncello; Luca Cola, contrabbasso – Festival della Musica Antica all’Aventino – Direzione artistica di Giorgio Sasso – Produzione: Progetto Sonora Impresa Sociale SRL, realizzazione Associazione Insieme Strumentale di Roma, in collaborazione con ACMT – Associazione Culturale Marco Taschler, con il contributo del Ministero della Cultura. – domenica 7 giugno, Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio, Roma

Foto: ©Marcello Del Prato

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