di Edoardo Vezzi

 

Nell’oscurità di un bar in chiusura, l’ultimo cliente cambia canale mentre sta per addormentarsi. In televisione il presidente Mattarella pronuncia il suo discorso sui 75 anni della Repubblica Italiana e 160 anni dall’Unità d’Italia. A un certo punto si manifesta il Munaciello, celebre personaggio del folclore napoletano che “tutto sa e tutto ricorda”, e comincia a narrare la storia di quell’amara Unità d’Italia.

Un cast di giovani attori, sotto la regia Vito Cesaro, mette in scena la rielaborazione del romanzo “Memento Domine” di Dora Liguori. Lo spettacolo è andato in scena il 22 aprile nell’ambito della rassegna del “Fringe Festival”.

La storia racconta con un occhio diverso i giorni dell’Unità italiana, dal punto di vista del Sud. Con il Regno Sabaudo alle porte, il sud organizza la resistenza, riunendo i fedeli di Franceso II di Borbone. Il capitano Seguerto, inviato a Potenza dalla regina Isabella di Spagna, deve unire i briganti, capeggiati da Carmine Crocco e il generale spagnolo Josè Borghes, capo della resistenza spagnola. Aldrigo Seguerto (Filippo D’Amato) una volta arrivato viene mandato dalla baronessa Argenzia Normano (Dora Crudele). In un intreccio drammatico e romantico, i due saranno protagonisti di una storia d’amore e di rivalsa, il cui epilogo, che ben sappiamo, porterà ad una fine vana.

Lo spettacolo dura meno di un’ora e le interpretazioni degli attori sono molto buone. La vicenda viene narrata con la comparsa a intermittenza del Munaciello, che colma i buchi temporali con i suoi interventi. Le scene, infatti, non sono molte e ripercorrono i principali incontri tra i protagonisti, ricostruendo comunque la storia in maniera intelligente e coerente.

Una posizione estrema, che forse dopo tanti anni bisognerebbe superare. La storia dell’Unità dovrebbe, appunto, unire e non dividere. Ma il testo vuole ricordare che i problemi di oggi sono scaturiti da azioni passate e il Munaciello, che tutto sa e tutto ricorda, lo esprime così: “Sono l’anima del sud che aspetta ancora verità e giustizia. Memento. Memento. Ricordati, ricordati o signore. Tutti hanno dimenticato, anzi dicono che non è vero niente. E allora signore ricordati almeno tu della sofferenza di questo popolo. Ricordati delle sofferenze del popolo del sud. Ricordati. Ricordati o signore. Memento. Memento domine!

Se da un lato si può essere contenti dell’impegno di promuovere il teatro attraverso lo streaming online, si è più felici ora che piano piano si sta cominciando a riaprire. La qualità dello streaming, infatti, non sempre è stata all’altezza. “Quell’amara unità”, una rappresentazione interessante, con giovani attori e una storia dimenticata, è andata in onda con una qualità scarsa e delle luci che sullo schermo non permettevano una corretta visione della scena. Insomma, da uno spettacolo facente parte di una rassegna, che da tempo poteva cercare di adattarsi ad una rappresentazione sul web, ci si poteva aspettare forse qualcosa di più.

Condividi su: