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Essere Drusilla: la leggerezza che incide con una eleganza sovversiva

Tra identità costruita e autenticità emotiva, un unicum nel teatro contemporaneo

Entrare al Teatro Olimpico di Roma in questi giorni, dove lo spettacolo Venere Nemica rimarrà in scena fino a domenica 26 aprile, significa immergersi in un’atmosfera che definire elettrica sarebbe riduttivo. La sala è gremita in ogni ordine di posto, dalla platea alla galleria, carica di un’attesa palpabile per vedere finalmente all’opera la Foer e la sua celebre, graffiante ironia. Ma ciò che colpisce non è solo il sold-out per una pièce che Drusilla porta in giro con successo fin dal 2020; è la sensazione di trovarsi di fronte a un cortocircuito culturale che interroga il nostro modo di percepire lo spettacolo dal vivo. In questo articolo non voglio soffermarmi sulla pièce in scena quanto, nel mio piccolo, avverto l’esigenza di analizzare il “fenomeno” Drusilla Foer: una creatura che ha saputo scardinare le pigre abitudini del pubblico italiano attraverso un lento e metodico processo di costruzione.

Dallo spettacolo “Venere Nemica” – Drusilla Foer, Elena Talenti

L’intuizione di Gianluca Gori, l’artista e interprete dietro questa magnifica invenzione, è a mio avviso uno dei gesti creativi più lucidi del teatro contemporaneo. Sarebbe un errore grossolano continuare a liquidare Drusilla come un semplice “personaggio” o un esercizio di stile en travesti. Drusilla Foer è, in realtà, un dispositivo scenico complesso, un’identità dotata di una propria etica linguistica e di una postura nel mondo così precisa da apparire autonoma dal suo creatore. Gori non ha semplicemente creato qualcuno da “interpretare”, ma ha dato vita a un’entità capace di interpretare il reale con uno sguardo disincantato, nobile e mai crudele, che noi spettatori non sapevamo di desiderare.

La sua popolarità non è un miracolo mediatico istantaneo, ma una crescita costante costruita nell’arco di oltre un decennio. Le radici di questo successo affondano nelll’ormai lontano 2011 su YouTube, con l’intervista 20 minuti di lei diretta da Luca Masci, per poi transitare nel 2012 nella televisione d’innovazione di Serena Dandini con The Show Must Go Off. Erano anni in cui la proposta culturale cercava alternative alla televisione stereotipata, eppure il vero capolavoro di Gori è stato quello di saper traghettare questo “oggetto fuori asse” verso il grande pubblico. Il fenomeno è letteralmente esploso quando Drusilla ha deciso di invadere il salotto del cosiddetto “italiano medio”: dalla co-conduzione del 72º Festival di Sanremo con Amadeus fino alla striscia quotidiana dell’Almanacco del giorno dopo nel 2022. Entrando nelle case degli italiani con eleganza e intelligenza, Drusilla non si è mai semplificata, ma ha imposto la propria complessità a un intero Paese.

Ciò che trovo straordinario in questa evoluzione è il processo di sottrazione. Se agli esordi Drusilla appariva come una figura iper-definita e quasi museale, col tempo la sua struttura si è fatta più essenziale. Ha smesso di essere “dimostrativa” per diventare “relazionale”: non deve più convincerci della propria esistenza, può semplicemente abitare la scena. In questo, la sua recitazione si fonda su una precisione quasi musicale, dove il ritmo e la pausa non sono decori, ma sostanza stessa del pensiero, così come ampiamente dimostrato in Venere Nemica. Si ride con Drusilla, certo, ma spesso il riso arriva con un “ritardo cognitivo”, dopo che la sua ironia ha attraversato strati di riflessione più profondi sull’identità come costruzione fluida.

Il punto di rottura più interessante con la sensibilità comune risiede nel concetto di autenticità. Viviamo in un’epoca ossessionata dal valore assoluto del “naturale”. Drusilla Foer agisce nella direzione opposta: ci dimostra con grazia implacabile che ciò che è costruito può essere altrettanto vero, se non più vero, di ciò che si dichiara spontaneo. Gori non cerca mai di smascherare l’artificio, perché l’obiettivo non è svelare il trucco, ma renderlo abitabile e coerente. Il femminile che Drusilla porta in scena non è un’imitazione, ma una reinvenzione colta e aristocratica che si concede il lusso della parola scelta e del silenzio significativo, elementi ormai rari nel nostro panorama performativo.

Dallo spettacolo “Venere Nemica” – Drusilla Foer, Elena Talenti

Oggi, assistere a uno spettacolo di Drusilla Foer significa partecipare a un sistema che sposta i confini del visibile. Il pubblico ha finalmente smesso di chiedersi “che cosa sia” per iniziare a seguire con dedizione “chi sia”. Drusilla non è un enigma da risolvere, ma un’esperienza da attraversare; un’identità volutamente laterale che ci costringe a guardare altrove. Forse è proprio questa la sua vittoria più grande: essere riuscita a trasformare un artificio in una delle presenze più autentiche, necessarie e ascoltate della nostra scena culturale contemporanea. Inutile aggiungere che a fine dello spettacolo, tutta la sala ha tributato un applauso lunghissimo e ripetuto, sia per Drusilla Foer, quanto per Elena Talenti, co-interprete di questa rappresentazione.

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Venere Nemica – scritto da Drusilla Foer e Giancarlo Marinelli, con Drusilla Foer, Elena Talenti, regia Dimitri Milopulos, direzione artistica Franco Godi, in copertina Drusilla Foer, Teatro Olimpico 21 aprile 2026

Foto ©Grazia Menna

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