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Quei ragazzi volevano fare la rivoluzione

Al Teatro Basilica una compagnia di giovani racconta la nascita dei Nar, di come i quelli che erano “solo ragazzi” diventarono terroristi

C’è stato un momento, nella storia d’Italia, in cui ragazzi normali si sono trasformati in terroristi, hanno sparato e messo bombe, hanno rivendicato omicidi in nome di ideali estremisti, da un lato e dall’altro. Chi in nome del comunismo, chi in nome della destra fascista e nazista.

Proprio quei ragazzi di destra, che delle loro idee han fatto la base per un’efferata violenza, sono i protagonisti de Gli altri rivoluzionari, andato in scena al Teatro Basilica il 6 e 7 maggio. Al centro la storia dell’evoluzione criminale dei Nar, i Nuclei Armati Rivoluzionari di Giuseppe Valerio Fioravanti, noti soprattutto per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. In scena sono quattro: Valerio Bucci, che è anche regista, Benedetta MargheritiVeronica Toscanelli e Roberto Tufo

A loro disposizione un tavolo, quello intorno al quale si decide cosa fare, come agire.  Sul lato del palco un televisore trasmette cartoni animati anni ’90, un’epoca che poco ha in comune con gli Anni di Piombo, segno però del futuro che incontra il passato, di un’unica linea retta della storia.

D’altronde questa è una storia di ragazzi normali, come ce ne sono stati ieri e ce ne possono essere oggi. Nessun eroismo, certo, ma neanche nessun mostro. Troppo facile additare il male come sovrumano, l’impegno vero dev’esser quello di riconoscerlo come umano, possibile. Per questo parlarne, per questo raccontare, per questo ripercorrere la storia di quei ragazzi, dal primo sparo a quella mattina d’agosto a Bologna. 

Ogni tanto la storia si interrompe, tutto passa nelle mani di due marionette, un Pulcinella armato che forse vuol far la rivoluzione anche lui, sentendosi padrone di sé, inconsapevole di come, invece, qualsisia azione compia sia stata decisa altrove.

I ragazzi si muovono rapidi, vestono in completi neri ed emanano l’urgenza di chi ha poco tempo per decidere cosa fare. Chi colpire, dove? Come organizzare il colpo, come dimostrare di esistere. Se Roberto ha sparato e “forse ha ucciso uno” nel caos di una manifestazione, allora adesso tocca a Valerio organizzare un colpo e agire, mentre le ragazze pianificano su cartine di Roma proiettate sul fondo del palco. I dialoghi sono rapidi, c’è un leggero spazio per un’ironia a tratti fuoriliuogo, ma si cerca soprattutto l’essenzialità. È la misura di una situazione in cui bisogna agire, non c’è tempo per le riflessioni sui come e i perché.

Le riflessioni del prima, quelle della scelta, appartengono a un antefatto che non è in scena. Quelle del dopo, invece, arriveranno al momento opportuno. La scelta registica è stata quella di ripercorrere le prime azioni dei Nar, dando poi spazio alle riflessioni successive, scegliendo di utilizzare le parole degli stessi protagonisti, ciò che Fioravanti e gli altri diranno quando il tempo sarà compiuto e arriverà l’ora della giustizia. Ma quella è di là da venire, non appartiene a questo spettacolo.

Ne Gli altri rivoluzionari quel che si cerca è l’inizio, il momento in cui la vita di ragazzi normali ha incontrato le armi e sentito il bisogno di imbracciarle per dire “al mondo ci siamo anche noi”.
Più che un racconto della storia dei Nar, un saggio su uno dei tanti gruppi terroristici che ferirono la Repubblica, la regia di Bucci ha cercato di portare lo spettatore dentro la psiche di quei ragazzi. 

Cosa significa scegliere di uscire di casa armati, aggredire un collettivo solo perché “rosso”, costruire una molotov, fare una rapina e veder morire chi era con te? Al di là del valore politico, delle parole di rivendicazione, dei volantini e degli scritti con cui ogni azione diventa un atto rivoluzionario e ogni morte un colpo da vendicare col sangue.  E si torna così a quel punto centrale dal quale l’analisi non può prescindere: chi sono gli uomini prima dei terroristi?

Si può temere, a volte, che la ricerca dell’umanità dietro la violenza diventi tentativo di perdonare, scusare, addirittura giustificare, una sorta di “So ragazzi” che rischia di sminuire il male. 


Ma bisognerebbe non cadere nella paura che il capire diventi sostenere, che lo scollare il terrorista dal suo lato umano sia svalorizzare la rabbia o il dolore delle vittime e dell’intera nazione. È proprio perché sono stati ragazzi come tanti che ci è richiesto di vederli come tali, per capire dove sia stato quel punto di cesura tra la vita normale e la vita violenta.

Capire, riflettere, magari prevenire. Guardare indietro per guardare avanti.

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Gli altri rivoluzionari di Valerio Bucci – Con Valerio Bucci, Benedetta Margheriti, Veronica Toscanelli e Roberto Tufo – Aiuto Regia Valeriano Solfiti – Drammaturgia Agnese Desideri – Supervisione artistica Andrea Cosentino – Produzione Malalingua Teatro / Collettivo Zeigarnik – Progetto Collettivo under 35 Teatro Villa Pamphilj – Teatro Basilica 6 e 7 maggio 2026

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