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Quando l’uomo rinuncia all’amore.

Alla sua prima nazionale presso il Cortile del Mastio di Castelvecchio “Macbeth- Atto di Sangue” di Casa Shakespeare conquista parlando di noi.

Quando abbiamo smesso di amare? Chiede lo spettro di Banquo ( Francesco Martucci )  al pubblico e forse noi, impietriti dalla rottura di questa quarta parete, e più che altro da una domanda così inaspettata non sappiamo davvero che rispondere.

Ma come siamo arrivati a questo? Per dirlo è necessario un riassunto di una delle opere forse più crudeli di Shakespeare: Macbeth.

Scozia, Medioevo. Il generale Macbeth, signore di Glamis e l’amico Banquo reduci di una battaglia vittoriosa per conto di re Duncan  incontrano tre streghe. Queste predicono a Macbeth che diventerà signore di Cawdor e futuro re di Scozia mentre a Banquo dicono che sarà capostipite di una stirpe di sovrani. I due uomini non prendono sul serio la rivelazione ma iniziano a farlo quando a Macbeth viene annunciato di essere stato nominato da re Duncan Signore di Cawdor confermando quindi la prima profezia.

Condizionato da questo fatto e sotto l’influenza della moglie Macbeth decide di assassinare re Duncan, giunto come ospite nel suo castello. Subito dopo, attuando un piano messo in atto da Lady Macbeth, i due coniugi fanno ricadere la colpa sulle guardie del re che Macbeth stesso trucida per coprire le prove.

Dopo l’atto e la fuga dei due figli del re, Malcolm e Donalbain, Macbeth è incoronato Re di Scozia; ma l’apparente gioia viene subito vinta da sensi di colpa e incertezze. Macbeth è infatti tormentato dalla profezia delle streghe sugli eredi dell’amico Banquo, destinati ad essere re; vinto dalla paura che questo possa avvenire ordina l’uccisione dell’amico e del figlio Fleance.

Fleance riesce a fuggire e la comparsa a Macbeth del fantasma dell’assassinato Banquo sembra iniziare a portare il sovrano sull’onda della pazzia. Spaventato ancora di più da un’ultima profezia che dice di “guardarsi dal barone Macduff”  Macbeth decide di far sterminare moglie e bambini del nobile (intanto fuggito in Inghilterra) compiendo uno dei suoi atti forse più brutali e ignobili.

L’epilogo è presto fatto: Lady Macbeth giunta ormai al limite del rimorso e continuando a vedere “le sue mani macchiate di sangue” si toglie la vita mentre Macbeth ormai allo stremo della propria follia viene ucciso in battaglia da Macduff. Il figlio di Duncan, Malcolm sale sul trono di Scozia.

Sicuramente elemento predominante della tragedia di Macbeth è l’ambizione sfrenata che colpisce il protagonista, una ambizione verso cui l’uomo e sua moglie non riescono a sottrarsi. A questa si unisce la corruzione del potere, una volta ottenuto il trono Macbeth non si ferma.

Vi sono poi il destino e il  libero arbitrio, tematica messa in atto dalla comparsa a Macbeth delle tre streghe: queste con le loro premonizioni influenzano Macbeth ma sono solo le scelte attuate dall’uomo a rovinarne la vita.

Quindi potere, ambizione personale, voglia di predominio e proprie scelte. Questi sono gli elementi   che influenzano tutta la tragedia di Macbeth, a queste si aggiungono due ultimi sentimenti che condizionano ancora di più questa vicenda: la paura e l’amore.

L’amore all’inizio lo vediamo, è quello fedele, sicuro, passionale, quello tra Macbeth e Lady Macbeth, un amore solido, unito, complice. Un rapporto fatto di stima reciproca dove  in questo caso la moglie sostiene ed incoraggia le ambizioni del marito.

Questo sentimento però inizia a venir meno quando l’ambizione sfrenata e il potere prende il sopravvento sui due innamorati, il loro amore è infatti condizionato dal potere e  porta i due ad una scelta, una scelta che non porta al bene bensì al male, un male che inizia con il delitto pianificato di re Duncan e non accenna a fermarsi.

Ben presto questo male diviene qualcosa di ancora più temibile: la paura. Sarà questa emozione a non far fermare Macbeth, la paura che aumenta dopo aver acquisito il potere. Una volta salito sul trono l’uomo teme di perderlo e di essere scoperto, teme l’avverarsi della profezia sulla discendenza di Banquo e infine teme Macduff.

Dalla sua paura si crea un circolo vizioso di violenza, una violenza che è troppo persino per lady Macbeth il cui amore non riesce a riportare a sé il marito.  Ben presto la paura e il senso di colpa finiscono per isolare i due coniugi, il potere, ciò che prima li univa, ora li separa.

Casa Shakespeare con la regia di Lucia Messina e con l’adattamento e la drammaturgia di Andrea de Manincor gioca in tal senso e sembra voler prendere e porre l’accento su questo aspetto, forse quello che in primo luogo con questo dramma lo stesso Bardo sembra quasi suggerirci: quanto il cedere alla paura e al potere ci allontani inevitabilmente dall’amore.

L’amore puro, vero, semplice, quello che porta a contare su qualcun altro, un’ autentica forza che vale più di qualsiasi altro apparente potere. Quando abbiamo smesso di amare? Chiede lo spettro di Banquo e noi, da questo punto di vista, non possiamo che rimanere pietrificati e spaventati da questa domanda.

Tutti gli elementi della messa in scena sembrano volerci dire questo, persino dall’arrangiamento delle luci curate da Francesco Bertolini: le luci appaiono infatti chiare all’inizio, quando la vita di Macbeth è dominata dall’amicizia e dall’amore, luce viola e sfumata quando il potere, l’ambizione e la paura prendono il sopravvento.

Il Macbeth interpretato da Solimano Pontaraollo è potente nel suo atteggiamento gioioso all’inizio, folle poi. Lady Macbeth interpretata da Katia Mirabella è forte e resta impressa nella sua tenacia e al contempo debolezza. Il Banquo di Francesco Martucci passa dal suo personaggio al ruolo di spettro narratore che accompagna il pubblico verso il suo percorso consapevolezza.

La scenografia, curata da Simone Tessari è volutamente essenziale in quanto già arricchita dall’imponente contesto del Cortile del Mastio di Castelvecchio. Gli elementi   scenici sono combinati tra loro e destinati ad attribuire passaggi di scena e significato: ecco allora che la coperta di un letto diviene un infinito e potente mantello.

Quando abbiamo smesso di amare? Chiede al pubblico Banquo, una domanda che si poneva Shakespeare e che ancora oggi non smette di farci paura.

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Macbeth- Atto di Sangue di Casa Shakespeare; soggetto di William Shakespeare; adattamento di Andrea de Manincor; regia di Lucia Messina. Con Solimano Pontarollo, Katia Mirabella e Francesco Martucci; scenografia di Simone Tessari; luci di Francesco Bertolini; tecnico Edoardo Dal Bon; costumi di Caterina Duzzi – Cortile del Mastio di Castelvecchio (VR) dal 18 al 21 giugno 2026

Foto di copertina: Casa Shakespeare

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