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Moulin Rouge! 25 anni di un cult senza tempo

Il musical capolavoro di Baz Luhrmann torna in sala restaurato in 4K

Moulin Rouge! riapre i battenti nelle sale italiane in una versione restaurata in 4K, che restituisce ai nostri occhi l’esplosione (cromatica) della sua anima più autentica. Riscoprire il musical diretto da Baz Luhrmann, oggi un cult, non rappresenta solo un tuffo nella nostalgia. Significa ritrovarsi davanti a un’opera che ha recuperato e riscritto un genere, il musical. Che ha saputo intrecciare storie di libertà, arte e amore, segnando i confini di un cinema postmoderno.

C’era una volta Parigi, la città dell’amore e dei sogni. Madre del Moulin Rouge, un luogo di perdizione, dove gli eccessi, il proibito, l’eros danzavano insieme all’arte, alla fantasia e al desiderio di libertà senza confini. La povertà degli artisti si mischiava con la ricchezza di chi animava la platea. Siamo nel quartiere bohémien di Montmartre, a fine Ottocento, dove approda un giovane poeta, Christian. Un uomo ingenuo, che non sa nulla dell’amore ma ne fa una ragione di vita, e di scrittura. In breve tempo entra in contatto con una comunità di artisti guidati da Toulouse-Lautrec e viene coinvolto nella creazione di uno spettacolo per il celebre Moulin Rouge.

A cambiare tutto davvero sarà l’incontro con il diamante del locale, la bellissima e ambitissima Satine, una cortigiana con il sogno di diventare una grande attrice. Tra i due nasce una passione travolgente, destinata a consumarsi contro ogni ostacolo. Come l’ossessione del geloso e ricco duca (produttore dello spettacolo) che vuole possederla. O il suo “manager”, Harold Zidler, il proprietario che grazie alla sua bambolina ha fatto del cabaret un impero di perdizione. Un melodramma che affonda le radici nella tradizione dell’opera e delle grandi tragedie romantiche, richiamando il mito di Orfeo ed Euridice. L’amore come discesa agli inferi, come tentativo disperato di salvare ciò che è destinato a perdersi.

Luhrmann, con la sua regia ipercinetica e barocca, ci catapulta in un vortice di luci, lustrini e attimi sfrenati. Un luogo dove tutti sono, in un modo o nell’altro, schiavi dello spettacolo. Ma è proprio in questa prigione dorata che si consuma una sottile, potentissima rivoluzione dello sguardo.

L’ingresso in scena di Satine è una scena emblematica da questo punto di vista. Sospesa su un’altalena, calata dall’alto come un dono celeste, Nicole Kidman si presenta come una sintesi moderna di due icone. Con un medley tra “Diamonds Are a Girl’s Best Friend” e “Material Girl” Satine diventa l’unione delle sue due predecessore Marilyn Monroe e Madonna, caricandone ancor di più la potenza rivoluzionaria. L’ostentazione del lusso e del corpo diventano una presa di posizione, e l’esposizione di sé un atto consapevole di forza. L’intento è quello di ribaltare il voyeurismo classico. La passività non risiede più in chi viene guardato ma in chi guarda. Il potere è dalla parte di lei, che con la sua fisicità e la sua performance detta le regole del gioco; mentre il voyeur, l’uomo in platea, è costretto a guardare senza poter agire.

Non è un caso che la storia sia ambientata nella Parigi della Belle Époque, culla del fenomeno del Can-Can. Già allora, in quei locali, le ballerine trasformavano l’esibizione del proprio corpo in uno strumento per guadagnare autonomia e libertà. Luhrmann rilegge questa tensione in chiave contemporanea, facendo di Satine un’eroina moderna che usa la propria immagine sia come scudo che come arma. Anche quando il Duca crede di potersi comprare il suo amore, lei gli oppone la potenza inafferrabile della sua arte. Lui potrà possedere il teatro, ma non lo spettacolo. Potrà finanziare la rappresentazione, ma mai dominare la vita che pulsa sul palco.

Il musical è forse il genere più impervio da maneggiare. Moulin Rouge! lo dimostra in ogni fotogramma. Ogni numero è un prodigio di coreografia, regia, montaggio… e tanto sudore. Ma l’aspetto forse più innovativo e dirompente di questo film è la colonna sonora. Tutti i musical, di solito, si dotano di canzoni inedite, create ad hoc come parte integrante della narrazione. Luhrmann abbatte le pareti tra generazioni e generi. Elton John, Nirvana, Madonna, i Police, i Queen; medley di canzoni iconiche che, qui, acquistano una nuova forma. Diventano la voce dei personaggi, il loro respiro, il loro grido. Ci sono voluti due anni di trattative per accaparrarsi i diritti di tutte quelle canzoni, ma si può dire che ne sia valsa la pena. Perché qui la musica non è un sottofondo che accompagna l’azione. È il tessuto connettivo, il legame come il pubblico, il sangue che scorre nelle vene della pellicola.

C’è un’immagine, nell’immaginario comune di tutti i cinefili e le cinefile. Questa immagine rappresenta la nascita degli effetti speciali, la fusione primordiale tra teatro e cinema, la genesi di un linguaggio nuovo fatto di trucchi e meraviglie. Si tratta dell’immagine di un razzo conficcato nell’occhio della luna, ne Le voyage dans la lune di Méliès. Luhrmann inserisce rapidamente un simile elemento come una citazione e una dichiarazione d’intenti. Un richiamo alla potenza dell’artificio che diventa poesia. È lo stesso meccanismo che anima l’intera pellicola: un universo iperteatrale dove tutto è amplificato, e dove la finzione diventa l’unica via per accedere a una verità più profonda.

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Rivedere oggi Moulin Rouge! in 4K significa ritrovarsi davanti a un’opera che non ha perso un grammo della sua forza dirompente. Significa lasciarsi travolgere ancora una volta da un cinema che abbraccia l’eccesso come veicolo di autenticità. Luhrmann ci insegna come il vero cinema ci sappia ancora ipnotizzare, ammaliare, distrarre anche quando conosciamo già il finale.

Regia di: Baz Luhrmann. – Con: Nicole Kidman, Ewan McGregor, John Leguizamo, Jim Broadbent, Richard Roxburgh, Garry McDonald, Jacek Koman, Matthew Whittet, Kerry Walker, Caroline O’Connor, Christine Anu, Natalie Mendoza, Lara Mulcahy, David Wenham, Kylie Minogue. – Distribuzione: Nexo Studios

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