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Edoardo Siravo. Con Molière racconto le ingenuità dell’essere umano

Un’intervista tra teatro, grandi classici, attualità e impegno culturale, con uno sguardo ai prossimi progetti e alla vicenda della Fondazione Piccolomini.

Edoardo Siravo, attore, regista, doppiatore e punto di riferimento del teatro classico italiano, è impegnato quest’estate con il celebre capolavoro di Molière Il malato immaginario. Tra i primi appuntamenti spicca quello del 26 luglio 2026 ai Giardini del Castello Orsini di Avezzano, nell’ambito della rassegna Dal Tramonto all’Alba, con la direzione artistica di Filippo D’Alessio.

In scena una commedia del 1673 ancora sorprendentemente attuale, che racconta la storia di Argante, un uomo ipocondriaco che consuma la propria esistenza tra la poltrona e il letto, ossessionato da clisteri e salassi. A fargli da contraltare è la vivace serva Tonina, con cui Argante è in perenne conflitto, ruolo affidato a Francesca Bianco.

Edoardo, quest’estate sarai in tournée in tutta Italia con un grande classico come Il malato immaginario di Molière, adattato e diretto da Carlo Emilio Lerici. Un testo senza tempo, che continua a parlare al pubblico di oggi. Qual è, secondo te, il segreto della sua straordinaria attualità?

“Il Malato Immaginario” è una commedia ancora attuale non tanto per la polemica di Molière verso la medicina, quanto perché è una commedia che parla di tutti noi e delle nostre ingenuità, del nostro credere a qualunque cosa ci venga propinato da una società spesso falsa e truffatrice. Per queste ragioni è ancora un testo assolutamente contemporaneo.

Nel suo testo Molière descrive un momento in cui il medico, per fregare il paziente, gli parla in latino. Quante volte nella nostra società odierna sentiamo altisonanti paroloni, spesso poco chiari, che hanno il solo scopo di distogliere lo sguardo?  “Il Malato Immaginario” è una commedia racconta proprio questa ingenuità dell’essere umano.

Protagonista è il ricco e ipocondriaco Argante, un uomo cinico e disilluso che si circonda di medici inetti e farmacisti furbi, pronti ad approfittarsi delle sue paure. In che modo affronta questa condizione nel corso della vicenda?

Ci riuscirà! E lo farà attraverso le persone che più gli vogliono bene come la figlia, la serva Tonina che, pur essendo in costante polemica con lui, attuerà degli stratagemmi per far capire ad Argante gli errori che l’hanno condotto verso un lento baratro. Anche il fratello Beraldo è una figura positiva in questa storia, perché rappresenta la saggezza dell’uomo che combatte contro tutte le forme di raggiro che invece coinvolgono Argante. Al contrario di Argante che è ingenuo, il fratello Beraldo è più attento e guardingo e si unisce a Tonina e alla figlia Angelica, per smascherare la seconda moglie di Argante che lo sta truffando. Questa storia senza tempo ci invita a stare attenti e a dare il massimo per fare in modo di avere accanto persone che ci amino sinceramente. 

Con Il malato immaginario Molière sferra un attacco diretto alla società e, in particolare, alla medicina del suo tempo, definita nella commedia «una delle più grandi follie dell’umanità». Qual è il significato di questa critica e quanto è ancora attuale oggi?

La medicina, a mio avviso, è soltanto un pretesto: Molière voleva sferrare un attacco alla società che cerca di circuire gli esseri umani ingenui, un attacco tuttora valido. Basti pensare alla questione attuale dell’intelligenza artificiale: se usata correttamente, anche in campo medico, può essere molto utile, se utilizzata per raggirare le persone, può essere alquanto pericolosa. 

Qual è stato l’aspetto più stimolante, ma anche più complesso, nel dare voce e corpo a un personaggio come Argante?

Non sono ipocondriaco per fortuna, ma sono molto spesso ingenuo e tendenzialmente un buono, proprio come Argante: sarà la serva Tonina a confessarlo: “voi siete di buon cuore”.  Mi sento così e mi riconosco nelle qualità buone di questo personaggio. 

Questa fu l’ultima opera di Molière, che interpretò personalmente Argante alla prima rappresentazione. Che responsabilità e quale emozione comporta confrontarsi oggi con un personaggio così strettamente legato al suo autore e alla storia del teatro?

In questi ultimi anni, collaborando con Carlo Emilio Lerici del Teatro Belli, anche regista di questo spettacolo, ho interpretato dei personaggi che fanno tremare un po’ i polsi, uno su tutti il Faust. Ma sono stato affiancato da bravissimi attori come Francesca Bianco, Roberto Tosconi, Gabriella Casali che fanno parte della compagnia del Teatro Belli di Roma, la quale, dopo la morte di Antonio Salines, continua a fare spettacoli sull’onda di quella che è stata la sua personale direzione artistica. 

Al tuo fianco c’è Francesca Bianco, che interpreta Tonina, la brillante e arguta serva di Argante. Che rapporto si crea tra i vostri personaggi e quale ruolo svolge Tonina nell’economia della commedia?

Francesca interpreta la serva Tonina. Lei, assieme alla figura del fratello Beraldo, simboleggia la saggezza. Tonina, con ironia e gioco, cerca sempre di portare Argante sulla via della verità, cercando di fargli schivare la strada dell’ingenuità. Francesca interpreta un personaggio molto divertente ed ironico fino alla straordinaria scena famosa in tutto il mondo in cui Tonina si traveste da medico e gli fa capire non solo che i medici possono anche essere persone scorrette e ingannevoli, ma lo aiuterà ad uscire dalla sua ossessione.

L’estate, però, non si esaurisce con Il malato immaginario. Quali sono i prossimi appuntamenti che ti vedranno protagonista?

Con “Il Malato Immaginario” saremo a Sarsina, al Plautus Festival, una rassegna da me diretta che si occupa di teatro classico.  Sicuramente ci sarà la ripresa di “Medea” con Francesca Bianco e Gabriella Casali che recentemente abbiamo realizzato a Roma all’interno della rinomata manifestazione Teatri di Pietra.

E per la prossima stagione 2026/2027 

Sempre con  “Il Malato Immaginario” saremo in giro per l’Italia e a Roma a novembre al Teatro Arcobaleno.

La Fondazione Piccolomini, di cui sei presidente, è stata recentemente al centro di una vicenda che ha suscitato diverse polemiche. A che punto è la situazione e, al di là di questo episodio, perché ritieni così importante il lavoro che la Fondazione svolge?

Mi fa molto piacere parlare della Fondazione Piccolomini di cui sono stato Presidente fino a pochissimo tempo fa. Purtroppo ci sono state delle incomprensioni e ora stiamo aspettando l’esito di un mio ricorso al Tar e capire se rientreremo noi del vecchio CDA oppure se ce ne sarà uno nuovo. Ma quello che mi preme maggiormente dire, è che la villa della Fondazione Piccolomini, è un luogo che appartiene agli attori per lascito testamentario del Conte Piccolomini. Gli attori devono sapere ed essere sempre consapevoli che quel luogo è loro ed è importante che lo tutelino da tutti. 

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