di Laura Dotta Rosso

 

“ Stella, stellina la notte si avvicina la fiamma traballa la mucca è nella stalla”.
La celeberrima ninna nanna, sinonimo di dolcezza, si trasforma facilmente in un urlo rigurgitante proveniente dalla bocca della piccola Regan, una ragazzina di soli dodici anni che, improvvisamente, si ritrova posseduta dal diavolo; non è un’adolescente comune, simboleggia il personaggio del film “ L’esorcista”, cult degli anni Settanta. La proiezione del 1973, tratta dall’omonimo libro scritto da William Peter Blatty del 1971, ha rappresentato un’innovazione nel panorama cinematografico, è riuscita ad avvicinare il pubblico al genere horror, trattando la tematica dell’esorcismo come mai era stato fatto in precedenza.

L’adattamento teatrale di John Pielmeier con la regia di Alberto Ferrari, andato in scena dal 12 al 17 novembre al Teatro Olimpico, risulta meno carismatico e innovatore. Si ritrovano gli elementi che, al giorno d’oggi, si è abituati a vedere quando si pensa ad un film horror: le finestre che si aprono senza motivo, i cassetti dei comodini che si ribaltano, il suono dei cigolii delle porte. L’interprete della protagonista, per quanto calata nella parte, non è credibile nelle vesti di una bambina e la recitazione, forzatamente infantile, fa risultare il personaggio uno stereotipo non troppo convincente. La scelta registica, però, si può comprendere, evidenzia la netta differenza tra il prima e il dopo la possessione.

La recitazione di tutti gli interpreti appare inverosimile ma, nel complesso, non si pone troppo l’attenzione su questo aspetto, per via degli incredibili effetti sonori e per l’uso sapiente delle luci. Interessanti si presentano i movimenti meccanici del letto sul quale verrà svolto l’esorcismo, gli elementi di riflessione del testo anche con risvolti psicologici (l’assenza del padre che porterà la protagonista a fidarsi del diavolo in cambio di un suo ritorno, il prete che non crede più nella sua vocazione, lo zio che si sente un fallito, i sensi di colpa che sono alla base di relazioni sbagliate, il senso di impotenza di una madre che non viene creduta ed ascoltata).

Il diavolo capisce i nostri pensieri, imprigiona le nostre menti,si impadronisce della nostra anima e ci rivela pensieri che non vorremo sentire.

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