Iscriviti alla NewsLetter
Cerca

La carne, la nebbia e la vendetta

L’estremismo politico e biologico di Alda Teodorani ne  “La ragazza dal pigiama rosso”

di Claudio Marrucci

C’è un momento esatto, nella letteratura di Alda Teodorani, in cui la realtà più squallida e ordinaria si flette, si lacera e lascia colare un orrore cosmico e biologico senza precedenti. È quello che accade nelle pagine de La ragazza dal pigiama rosso, romanzo pubblicato da D Editore per la collana Intermundia. L’incipit sembra ricalcare il più classico, e purtroppo abusato, trafiletto di cronaca nera: in una provincia indefinita, affogata in una nebbia densa e innaturale che evoca atmosfere quasi padane o kinghiane, viene ritrovato il corpo martoriato di una giovane donna. Indossa solo un pigiama, inzuppato di sangue. È la fotografia del femminicidio, la violenza di genere consumata nel silenzio della periferia.

Tuttavia, laddove la cronaca si ferma o la saggistica analizza, Teodorani compie il suo personalissimo miracolo nero. La “maestra dell’orrore” italiano prende il trauma della carne violata e lo trasforma nel carburante per un romanzo che scardina i confini del genere, muovendosi con passo violentissimo tra il pornorrore, lo splatter e la fantascienza distopica. Il corpo della vittima non è la fine della storia, ma l’inizio di una metamorfosi che si dipana lungo una narrazione tesa e articolata.

L’autrice abbandona presto i binari del giallo investigativo per addentrarsi nei territori impervi dell’esperimento genetico e della chirurgia transumana, costruendo un’architettura narrativa complessa ed evocativa. La ragazza dal pigiama rosso va incontro a una rinascita mostruosa e potenziata: il feticcio della vittima sacrificale viene abbattuto per fare spazio a una spietata macchina da guerra biologica orientata alla vendetta. Teodorani satura le pagine del romanzo di suggestioni visive disturbanti e radicali – teste mozzate servite su vassoi, teche di vetro da laboratorio, stupri rituali e manipolazioni chirurgiche – esplorando il corpo umano come se fosse argilla da rimodellare.

In questo scenario, il sesso e la violenza non sono mai gratuiti, ma vengono esasperati fino al limite del “possibile” per mostrare la connessione profonda tra desiderio, appetito (anche letteral… antropofagico) e impulso predatore. C’è una fortissima componente di genere in questa operazione: la metamorfosi e la successiva vendetta della protagonista diventano una risposta aberrante e simmetrica alla violenza subita, un ribaltamento dei ruoli in cui la carne maschile, da carnefice, si scopre improvvisamente fragile, commestibile, ridotta a mero materiale da macello.

La prosa di Teodorani mantiene in questo romanzo la sua proverbiale e geometrica freddezza, riuscendo a sostenere il ritmo sulla lunga distanza senza mai perdere di intensità. L’autrice non cerca il lirismo per mitigare l’orrore, né adotta un tono sensazionalistico: descrive le nefandezze e le mutazioni cliniche con la precisione distaccata di uno scienziato che compie un’autopsia su un corpo ancora vivo. È questa frizione a colpire lo stomaco del lettore, avvolto dalla stessa nebbia che isola la provincia in cui si consuma il dramma.La ragazza dal pigiama rosso è un romanzo profondamente politico nella sua efferatezza. Teodorani dimostra che l’unico modo per elaborare l’orrore reale della violenza sulle donne, a volte, è spingerlo oltre le frontiere dell’immaginario, trasformando la carne abusata in un incubo fantascientifico pronto a reclamare il proprio tributo di sangue. Una lettura magnetica, disturbante e rigorosamente vietata ai cuori deboli.

_____________________

La ragazza dal pigiama rosso di Alda Teodorani – edito da D Editore, – pp. 167 – € 15,90

error: Contenuto protetto per copyright [Content is protected !!]