La rilettura macabra di Joyce Conte dona nuova linfa e letterale sangue a Oreste, Elettra, Clitemnestra e tutta la famiglia reale Micenea
A una macabra tavola siedono quattro figure vestite a lutto: si tratta del principe Oreste, figlio dell’eroe Agamennone e della principessa Clitemnestra, e delle sue sorelle Elettra, Crisotemi e Ifigenia. La portata consiste in variegati pezzi del “padre”, dalla lingua al “sacro cuore”, e agghiaccianti ospiti disturbano il desco: dalle comparsate sgradite di Clitemnestra, a tre serpenti che si agitano sotto la tovaglia, a una figura che continua a bussare, sempre più forte, fuori dalle mura.

Joyce Conte (Oreste) e Anastasia Bonarrigo (Elettra)
La saga Micenea della mitologia greca, e i personaggi che ne fanno parte, sono tra le figure più sfruttate, adattate e rielaborate di tutto il canone classico. Sentire i nomi di Clitemnestra, Elettra e Oreste a teatro non sorprende più, perché tutti sanno chi sono, quali gesta li rendono indimenticabili, che rapporto li lega e separa. Serve quindi una lettura particolare, con un suo timbro, per rendere interessante la loro ennesima comparsa sul palco. Ed è questo che Ghenos, l’eredità dei padri, in scena al Teatro Quirino su idea e sceneggiatura di Joyce Conte, si propone di fare.
Sin dal titolo, Ghenos si propone di servirsi dei noti personaggi della famiglia di Micene per allargare lo sguardo sul loro mondo. Non solo individui ma una famiglia, un nucleo marcio nel profondo il cui male marcisce sulla tavola da cui mangiano. Nonostante siano vestiti di nero, al banchetto funerario del proprio padre, non c’è solennità e rispetto per i defunti nel loro modo di porsi. Le performance sono sguaiate, ricche di urla – spesso si alza la voce, si invade lo spazio altrui, e nessuno dei quattro – soprattutto Elettra, che non tenta nemmeno di celare il proprio intento vendicativo su Clitemnestra attraverso il fratello – nasconde in alcun modo i propri veri sentimenti.
L’ambientazione si presenta con colori vividi, bianco e rosso soprattutto, quasi a invocare l’interno disastrato di un corpo o di una scena del crimine. Gli oracoli che fungono da camerieri, che portano a tavola via via tutte deportate, sono similmente abbigliati come gli operatori di una camera mortuaria. Oltre a loro, l’unico personaggio umano a non vestire il nero del lutto è Clitemnestra: compare in scena sporadicamente, e anche lei, dietro la facciata riconoscibile del suo ruolo nella tragedia, spezza le aspettative e travalica limiti di comportamento, di decenza, di rapporto con i figli che nemmeno gli originali osavano toccare. Ed è qui che la carnalità dello spettacolo raggiunge il suo – necessario, spavaldo, lodevole – picco scenico.
Le sezioni interne dello spettacolo, ovvero le portate della macabra cena, sono punteggiate da un ospite non visto che bussa continuamente alla porta del desco. Quando arriva, la scena di trasfigura: le luci lampeggiano, il palco sembra tremare, e il parossismo emotivo della famiglia reale di Micene raggiunge i suoi massimi livelli. Chi sarà alla porta – forse un dio, o un avvoltoio, o Agamennone redivivo? Su una cosa, tuttavia, assentono in coro i fratelli: «noi non apriremo». Per il resto, la colonna sonora si fonda su un pezzo conosciuto – Le Piogge di Castamere di Ramin Djawadi, che accompagnò una diversa cena di sangue nella serie Il Trono di spade. Unica scelta debole, nel suo spazio ridotto, dello spettacolo: nella sua riconoscibilità allontana dai personaggi sul palco e conduce la mente lontano dalla scena.

Marta Bifano (Clitemnestra) e Anastasia Bonarrigo (Elettra)
Nonostante il soggetto conosciuto Ghenos è uno spettacolo rischioso e spavaldo, dove immagini scabrose di cannibalismo, incesto e violenza emotiva sono portate in scena senza censure e senza timori. La famiglia reale di Micene, dove in una rara istanza anche la vittima sacrificale Ifigenia è compresa al tavolo con i fratelli, esplode oltre i suoi cardini in uno sfogo brutale, ma quanto di più vero possibile: tutte le famiglie, in qualche modo, hanno avuto una cena così.
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Ghenos, l’eredità dei padri – Drammaturgia e regia Joyce Conte – Con: Marta Bifano, Letizia Garaffa, Anastasia Bonarrigo, Joyce Conte, Marta Pappalardo, Flora Rossitto, Brando di Placido, Teresa Massari, Giuliana Pizzuti, Umberto Somma – Direttore tecnico: Enzo Sellitto – Tecnico audio e luci: Sasha Donninelli – Fotografia della locandina Carla Calandra – Giovedì 11 giugno 2026, Teatro Quirino
Foto ©Marco Santi Amantini





