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Kalergi, storia di come si inizia a credere in un complotto

All’Argot Studio la rassegna “Green Days – nel tempo che resiste” termina con un viaggio metateatrale nella mente di chi crede che il mondo abbia un segreto

Tra le peculiarità di internet ce ne è una che risalta sempre più delle altre: il complottismo. Non importa il tema, dalla geopolitica alla sanità, dalle missioni spaziali all’istruzione, ogni argomento ha le sue teorie in controtendenza col dato reale, animate da gruppi più o meno ampi di sostenitori. 

Ma ce n’è una, tra tutte le altre, che spicca sempre, quella del Piano Kalergi, il progetto di sostituzione etnica che vorrebbe portare il mondo a un’Europa senza europei. È da questa che la compagnia Firmamento Collettivo ha preso spunto per Kalergi! Il complotto dei complotti, scritto da Luca D’Arrigo con la regia di Adele Di Bella, andato in scena all’Argot Studio il 30 e 31 maggio, ultimo spettacolo della rassegna under 35 “Green Days – nel tempo che resiste”.

Una cellula segreta di un gruppo ancora più segreto usa il teatro per avvicinare le masse al piano del supremo Kalergi e cancellare la genealogia europea dalla faccia della terra. Ma è proprio così? Firmamento Collettivo utilizza il metateatro per portarci non nel cuore del complotto ma nella testa di chi ci crede. 

Luca D’Arrigo è un po’ sé stesso, giovane drammaturgo in cerca dell’occasione che lo farà svoltare, permettendogli di lasciare il lavoro da rider e dedicarsi all’arte. Accanto a lui gli amici di sempre – Carmelo Crisafulli, Martina Tinnirello Giulia Trivero – che lo sostengono e provano a mettere in scena la sua opera, un pezzo dedicato al Piano Kalergi immaginato come se fosse reale

. La stesura, però, richiede a Luca un esercizio di immedesimazione che va oltre le sue aspettative: conoscere chi nel piano crede davvero, chi vive nella paura di venir sostituito dagli stranieri, in fuga da guerre che forse neanche esistono, cambia il suo approccio al tema.  Una sorta di esasperazione del metodo Stanislavskij che inizia a mischiare realtà e fantasia, portando all’estremo il gioco del metateatro, espediente datato ma che dà sempre soddisfazione, quando usato bene.

Senza intento denigratorio, i giudizi morali non servono, Kalergi ci porta dentro alla testa di chi crede nel complotto, sicuro che da qualche parte ci sia un progetto scritto che porterà la “razza europea” a estinguersi.  Da un lato il drammaturgo e la sua mente, dall’altro il gruppo di amici che cerca di capire quando e come sia successo che il loro Luca abbia ceduto alle stesse idee che criticava. 

Al centro la quotidianità di chi vorrebbe dedicare la vita all’arte e non ci riesce, costretto a studiare per poi cercare un “lavoro vero” e darsi a ciò che ama nel tempo libero. Non solo il complottismo, quindi, il dubbio di chi cerca sempre un’altra verità oltre quella ufficiale, ma anche un resoconto veritiero, così come accade a moltissime giovani compagnie, di cosa sia lavorare nello spettacolo, quando ci si riesce.

A funzionare bene è la scrittura del testo; poco impostata, molto spontanea, sono dialoghi che si potrebbero fare all’interno di un gruppo di amici o colleghi, accompagnati da una recitazione che riesce a far risaltare gli aspetti emotivi. Sono questi, dopotutto, quelli che contano; l’espediente fattuale esiste, certo, ma davanti a Luca che cambia, al suo mondo che si capovolge e porta con sé le certezze degli amici, è proprio il lato umano ed emotivo a rilevare e quindi a dover venir fuori. Luca che diventa quasi ossessionato, gli amici che soffrono la scomparsa di ciò che conoscevano, un insieme di dolori e rabbie in cui tutti, per un motivo o un altro, sono in grado di riconoscersi. 

La possibilità di intrattenersi qualche minuto ad ascoltare gli attori dopo lo spettacolo ha permesso di conoscere qualcosa in più tanto della compagnia quanto della scrittura di questo testo. Se il complottismo è uno dei temi più polarizzanti del mondo social – chi non crede nei complotti tenderà sempre ad avere giudizi poco teneri su chi vi crede – ascoltare l’esperienza di Firmamento Collettivo, che ha cercato di capire prima di giudicare, ha permesso di tentare la ricerca di una terza via. 

Da dove nasce il bisogno di attribuire a un terzo – Kalergi, Soros, Bill Gates – tutti i mali del mondo? Perché c’è bisogno di un colpevole e non si può accettare che le cose si limitino ad accadere? Sono queste le domande da cui il gruppo è partito e con cui ci lascia Kalergi! Il complotto dei complotti, che riesce ad assolvere la sua funzione di riflessione solo se ci lascia andar via con più dubbi che verità assolute. Dal complotto alla riflessione, l’unica vera arma contro gli assolutismi, ideologici prima che politici. 

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Kalergi! Il complotto dei complotti – uno spettacolo di Firmamento Collettivo – testo Luca D’Arrigo con il contributo di Firmamento Collettivo – regia Adele Di Bella – con Carmelo Crisafulli, Luca D’Arrigo, Martina Tinnirello e Giulia Trivero – registrazioni Gipo Gurrado – foto di scena Francesco Lurgo – produzione Zerkalo in collaborazione con Firmamento Collettivo – Argot Studio 30 e 31 maggio 2026

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