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Il Teatro: un viaggio sorprendente attraverso le forme espressive 

Intervista alla direttrice artistica del Teatro Hamlet di Roma, Gina Merulla

di Elisa Fantinel

Dal 5 febbraio 2026 è cominciato un nuovo progetto al Teatro Hamlet dal titolo Teatro fisico e Teatro di DI Parola: Viaggio nelle forme espressive. Un progetto promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, vincitore dell’Avviso Pubblico per la concessione di contributi destinati a sale teatrali private con capienza inferiore a 100 posti per progetti di ricerca e sperimentazione nell’ambito dello spettacolo dal vivo e della formazione.

L’eredità di Edipo

Il progetto prevede un’esplorazione delle Forme espressive teatrali e la sperimentazione di nuove forme di ricerca con un approccio multidisciplinare che coniuga teatro, danza, musica, canto e performance. Alla direzione del progetto e del Teatro Hamlet Gina Merulla che abbiamo incontrato a metà strada di questo percorso…

Teatro fisico e teatro di parola: viaggio nelle forme espressive” un progetto che alimenta il Centro di Ricerca e Innovazione Teatrale che è diventato il Teatro Hamlet…quali sono le ambizioni e gli obiettivi futuri?

Teatro Hamlet è davvero una fucina in piena attività; per il terzo anno consecutivo stiamo realizzando un grande progetto di formazione cui teniamo molto con la presenza di grandi professionisti del teatro di fama nazionale e internazionale. Ovviamente non c’è solo la formazione: fra gli obiettivi futuri c’è sicuramente tanto spettacolo e soprattutto la diffusione del nostro stile di spettacolo che esplora tutti i codici espressivi del Teatro di Ricerca. Durante l’estate porteremo in giro per l’Italia “Il Volto di Otello” con il Maestro Mamadou Dioume e Fabrizio Ferrari.

Continua la splendida collaborazione con il Maestro Mamadou Dioume, attore e collaboratore storico del grande Peter Brook che si dedicherà a valorizzare il linguaggio del corpo e la rilettura dei classici secondo il Teatro di ricerca. Ma anche nuove collaborazioni come quella con la soprano Michela Marconi…cosa ci puoi dire di più?

Il sodalizio artistico con il Maestro Mamadou Dioume è ormai consolidato da quasi dieci anni ed è di sicuro uno dei pilastri della mia vita artistica: Mamadou è una concentrazione di talento, esperienza, forza comunicativa, energia artistica e imprevedibile follia che rende ogni spettacolo un’esperienza d’arte e di vita. Quest’anno avremo altri professionisti internazionali come Lars Rohm dalla Germania e Natalia Simonova dalla Georgia ma anche diverse eccellenze italiane come Michela Marconi, splendido soprano lirico, Eleonora Frascati, ballerina e coreografa e tanti altri.

Un progetto a tutto tondo che coinvolge professionisti per la parte formativa ma anche amanti del Teatro per la sezione divulgativa. Che ruolo svolge il Teatro nella società e come può impattare fattivamente nella cultura di una comunità?

Ho sempre pensato che il Teatro avesse un forte impatto nella comunità di appartenenza a tutti i livelli fornendo modelli culturali sani e variegati e instillando nei suoi fruitori l’amore per l’arte nel senso più ampio. Sono fermamente convinta che il teatro abbia un grande valore sociale soprattutto nella nostra contemporaneità: i momenti divulgativi servono ad accompagnare gli individui ad una fruizione più ampia e consapevole.

La fusione tra i grandi classici e il teatro di ricerca si può dire che è un po’ la tua firma…quali sentieri vorresti ancora esplorare?

Shakespeare! Risposta secca, decisa e senza esitazioni. Dopo l’esperienza de “Il Bardo: viaggio nell’ignoto” e dell’“Otello” mi sono resa conto di come le opere shakespeariane, senz’altro meravigliosi classici, mi permettano di indagare una dimensione umana, universale, esistenziale che appartiene a tutte le epoche. Le opere del Bardo si prestano poi perfettamente al Teatro di Ricerca perché possiedono infiniti livelli di lettura e di racconto.

Cosa manca al Teatro contemporaneo per coinvolgere i giovani al suo interno?

Ci sono diverse cose che rendono il teatro poco appetibile per un pubblico giovane ma sinceramente non credo che sia il teatro a doversi snaturare per arrivare alle nuove generazioni. L’abuso, (e sì lo chiamo “abuso”) dell’elemento digitale ha indebolito e nei casi più gravi cancellato la fruizione dell’arte (e non parlo solo del Teatro ma anche della danza, dell’arte figurativa etc) da parte dei giovani che non sanno proprio che esiste un mondo al di là del loro telefono. Alla domanda “Cosa manca al teatro contemporaneo?” mi sento di rispondere soltanto che gli manca una possibilità

Gina Merulla

Ti abbiamo vista da poco alla regia de “Il Volto di Otello”, una rilettura indimenticabile dell’opera immortale di Shakespeare, un affondo sulle oscurità più recondite dell’essere umano presentato al Campania Teatro Festival 2025. Cosa bolle in pentola per la prossima stagione?

Ho molte idee per la prossima stagione, ma preferisco non anticipare nulla finché non sarà il momento giusto per condividerli.

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