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Il peso dell’eredità familiare tra segreti, ideologie e anni di piombo

Al Kaos Teatro i fratelli D’Italia non sono quelli che ci si potrebbe aspettare, e forse non sanno neanche loro cosa siano davvero

La morte dovrebbe cristallizzare l’esistenza di chi amiamo. Il cuore cessa di battere, il respiro si ferma, e di colpo tutto rimane bloccato in un momento. Noi andiamo avanti, possiamo cambiare, migliorare, peggiorare, mentre chi lascia questo mondo resterà per sempre immobile a quel momento. 

Lo pensano anche i protagonisti di Fratelli d’Italia – per i quali D’Italia è il cognome – andato in scena dall’8 al 10 maggio a Kaos Teatro per la regia di Mauro Fanoni.
Per Licinio (Emanuele Cecconi, anche autore), Augusta Italia (Claudia Salvatore) e Marco (Valerio Palozza) la morte del padre Vittorio Emanuele non è che il momento in cui la vita si ferma e tutto si congela. Tesserato al Movimento Sociale Italiano, più padrone che genitore, di lui se ne si potrebbero dire tante, si capisce, ma alla fine e morto e tant’è, i figli seppelliscono i padri e la vita va avanti. 

E se non fosse tutto così semplice?

Ai fratelli D’Italia basta un diario per cambiare la storia, la loro e quella di un paese intero. Il diario segreto del padre, che trova Marco, il piccolo di casa. Timido, reticente, già di suo schiacciato dal peso di un segreto personale, gli mancava solo dover raccontare ai fratelli che tutta la vita che conoscono, quella come figli di un rigido uomo di estrema destra, era una bugia: il padre era un infiltrato, con l’MSI sì ma per conto delle Brigate Rosse, financo partecipe al Sequestro Moro. 

Una riunione tra fratelli per una questione di diritto civile, un fondo venduto o forse no, tipico tema da triade morte-testamento-avvocato, diventa il momento in cui tutto ciò che si sa di sé stessi, e anche un po’ di quella storia nazionale che si studia o si ascolta nelle commemorazioni. Più o meno tra i trenta e i quaranta, i tre fratelli sono nati che tutto era già accaduto: il terrorismo, Moro, la violenza. Non sono mai stati testimoni, neanche indiretti, di quel decennio di piombo e fuoco, è qualcosa che è successo senza toccarli, e che ora arriva come un uragano.

Così come Marco è ben lontano dall’essere il figlio che ci si sarebbe aspettati, anche Licinio e Augusta non potrebbero essere più diversi. Il primo è simile al padre, machista e con una chiara mentalità di destra alla quale l’interpretazione di Cecconi dona la fatica, tipicamente maschile, di esprimere i propri sentimenti. Augusta, al contrario, non può che essere la figlia ribelle, fuggita senza più voltarsi, e la sua rabbia mai placata è la cifra stilistica della recitazione di Claudia Salvatore; il volto diventa rosso, la voce si alza, la piccola Augusta un po’ troppo femmina per valere qualcosa, così sembra l’abbiano cresciuta, diventa la donna capace di tener testa a tutto e tutti, ma quanto l’è costato, per tutta la vita, dover diventare così. 

Lo stravolgimento delle vite dei tre accade nel luogo più intimo di tutti, il salottino della casa dove Marco vive solo. Sono adulti, hanno impegni, vite separate, e d’improvviso a fermarsi più che il tempo del padre, morto senza però cristallizzarsi, è il loro. L’attimo di immobilità tra la vita che hanno avuto e quella che avranno con le nuove consapevolezze, interrotto dall’arrivo inaspettato del fin troppo consapevole Nicola (Salvatore Cuomo) che conosce i segreti dei tre quasi come se fossero suoi. D’altra parte, per mettere ordine in un caos così intimo cosa serve se non un occhio esterno?

Senza cadere nel rischio del complotto – su Moro si potrebbe dire tutto e il contrario di tutto – Fratelli D’Italia cerca un punto d’incontro tra la storia di tutti e quella dei protagonisti, senza per forza dover esagerare. Cosa il padre dei fratelli abbia fatto resta sospeso in un finale che ognuno può interpretare a modo suo, qui il vero percorso è quello di Licinio, Augusta e Marco, come singoli e come membri di una stessa famiglia. 

Un equilibrio che funziona, che rispecchia la difficoltà di questo gruppo sociale primario, quello che non ci siamo scelti ma da cui, a ben vedere, non possiamo neanche del tutto scappare. Come se oltre la biologia ci fosse un’altra genetica che ci portiamo dentro, che ci lega alle scelte di chi ci ha preceduti, alle vite che abbiamo conosciuto solo in parte. Una lunga catena, dal primo dei padri all’ultimo dei figli. 

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Fratelli d’Italia (Memorie e Segreti di una normale famiglia Italiana) – di Emanuele Cecconi – Regia Mauro Fanoni – Con Emanuele Cecconi, Salvatore Cuomo, Claudia Salvatore, Valerio Palozza – Produzione di VEGA Eventi Artistici – Kaos Teatro dall’8 al 10 maggio 2026

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