di Edoardo Vezzi

 

Non tutti i supereroi nascono con un mantello, ma il protagonista di questa storia sì. Il mantello però non è quello di un supereroe qualsiasi, è quello di un bambino che a pochi giorni dalla sua nascita ha dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico, il primo di una lunga serie, per rimuovere il suo segno particolare.

Al Teatro Trastevere è andato in scena in prima assoluta l’adattamento dell’omonimo libro di Michele D’Ignazio, uscito per Rizzoli nel 2021. Con la regia di Maria Antonia Fama, il bravissimo Marco Zordan indossa i panni dell’autore, protagonista dell’autobiografia che racconta il suo destino e la sua crescita insieme al suo segno particolare, la malattia della pelle che lo ha accompagnato fino ai sedici anni.

Con ironia e spensieratezza D’Ignazio mostra il suo lato più nascosto. È un viaggio attraverso gli occhi di una famiglia che non ha mai perso la speranza e di un bambino coraggioso che ha vissuto un’infanzia dove la seconda casa era l’ospedale e i suoi compagni di avventura i medici.

Nonostante il one man show, Zordan non interpreta solo il piccolo Michele, ma tutte le persone che hanno aiutato il bambino nella sua crescita, dalla famiglia ai medici. Pensato per un pubblico molto giovane, “Il mio segno particolare” è una storia di resilienza e accettazione, di forza e volontà. È una storia moderna, che si inserisce perfettamente nella lotta quotidiana che ogni persona porta avanti. La consapevolezza di essere sempre sé stessi, di lottare per affermare la propria bellezza, qualunque essa sia. È il racconto di Michele ma è anche il racconto di tutti quei bambini e quei giovani che devono poter vivere in mezzo a tutti senza dover essere osservati e giudicati.

È un conto alla rovescia. La vita del piccolo è diversa, impossibile dire il contrario. Non può giocare come tutti gli altri. Il suo neo che lo ricopre proprio come un mantello deve essere osservato costantemente. Niente sole, il bagno con la maglietta, durante i trattamenti niente corse e biciclette. È un conto alla rovescia, sì. Perché l’operazione a pochi giorni dalla sua nascita è la prima di tante, dieci per la precisione. E allora ecco la sua lunga e difficile avventura, tra ospedali e operazioni, pianti e gioie.

Michele non è solo. Sul palco le voci di altri bambini che sono nati con lo stesso disagio raccontano le proprie storie. Non tutti hanno quello che ricorda una mantella da supereroi. Chi ha il neo sulla faccia, chi sulle gambe, chi sulle braccia. Sono voci innocenti che nella loro dolcezza riescono a essere mature e a insegnare anche ai più grandi che il primo passo è saper accettare sé stessi.

Alla prima assoluta nel piccolo teatro Trastevere, “Il mio segno particolare” mostra i valori e le battaglie di oggi, che tutti, grandi e piccoli, dovrebbero perseguire.

Condividi su: