Al Parco Villa Duchessa di Galliera la regia di Emanuele Conte seziona i classici del brivido, trasformando l’oscurità del bosco nel teatro della nostra mente.
La paura non urla, sussurra. Si insinua tra gli alberi, si confonde con il fruscio delle foglie, prende forma in un volto che emerge dall’oscurità e, prima ancora che ce ne accorgiamo, ci costringe a guardare dentro noi stessi. È questo il cuore di Gothica, la nuova produzione del Teatro della Tosse diretta da Emanuele Conte in scena dal 2 al 26 luglio, che trasforma il Parco di Villa Duchessa di Galliera in un labirinto dove il gotico smette di essere soltanto un genere letterario e diventa un’esperienza.
La regia sfrutta il parco non come una semplice cornice naturale, ma come un organismo vivo. I sentieri obbligano a scegliere una direzione, le zone d’ombra nascondono e rivelano, gli attori appaiono come visioni. Non esiste una distanza rassicurante tra scena e pubblico: ogni passo conduce più in profondità, in un percorso che sembra attraversare il bosco ma, in realtà, finisce per attraversare noi.
A introdurre il cammino è Edgar Allan Poe, interpretato da Enrico Campanati, presenza che accoglie il pubblico nella splendida cornice del Teatro storico settecentesco all’interno della Villa. La domanda che pone lo scrittore è tanto semplice quanto destabilizzante: cos’è davvero la paura? È il mostro che immaginiamo nascosto nel buio o è quella parte di noi che preferiamo ignorare? È quella «collisione tra irrazionalità e mistero» che incrina le certezze e ci ricorda quanto sia fragile il confine tra equilibrio e follia.
Da questa domanda prende forma una drammaturgia che intreccia autori e personaggi diversi senza mai perdere la propria unità. Ogni incontro aggiunge un tassello alla stessa mappa dell’inquietudine. Il confronto tra arte e scienza, nell’interpretazione di Graziano Sirressi, Pietro Fabbri e Charlotte Lataste, mette in discussione il valore della bellezza e il bisogno umano di possederla, fino a violarla. La relazione tra Laura e Carmilla, interpretate da Ludovica Baiardi e Sarah Pesca, racconta una seduzione che si trasforma in dipendenza, anticipando un immaginario destinato a influenzare tutta la letteratura vampiresca. Il Don Giovanni di Raffaele Barca non è soltanto il seduttore per eccellenza, ma un uomo divorato dal rifiuto del tempo e dal delirio di onnipotenza.
Poi la paura cambia ancora volto. Marco Rivolta restituisce nel Cuore rivelatore il battito ossessivo di una coscienza incapace di tacere, mentre Mariella Speranza conduce Il giro di vite sul terreno ambiguo di una salvezza che, rincorsa con ostinazione, si trasforma essa stessa in condanna. È un continuo slittamento: nessun mostro, nessun effetto spettacolare, ma la progressiva scoperta che il vero orrore nasce quando smettiamo di poterci fidare della nostra mente.
Dopo aver attraversato paure e fobie “reali” il passaggio affidato a Susanna Gozzetti accompagna lo spettatore dentro una nebbia che non appartiene più soltanto al paesaggio. È la nebbia dell’anima, quella che dissolve i confini della realtà e prepara l’apparizione dell’Uomo Nero, interpretato da Alessandro Bergallo. Qui lo spettatore ritrova il senso dell’intero percorso nella rivelazione del simbolo che si fa universale. L’Uomo Nero non è il mostro delle fiabe, ma la personificazione della paura primordiale, quella che può trasformarsi in uno strumento di controllo. Le sue parole arrivano come un monito che supera il racconto stesso:
«Un bambino che ha paura obbedisce. Un uomo che ha paura si ferma. Una massa che ha paura si lascia guidare».
In quel momento il gotico smette di parlare del passato e diventa uno specchio del presente.
Come accade spesso nelle produzioni del Teatro della Tosse, Gothica non pretende di offrire una lettura univoca. È uno spettacolo condiviso, che cambia a seconda dello sguardo di chi lo attraversa. C’è chi si lascerà conquistare dalla forza delle immagini, chi riconoscerà i richiami ai grandi classici della letteratura gotica, chi uscirà portando con sé interrogativi destinati a sedimentare nel tempo.
Quando il percorso termina e il bosco torna a essere soltanto un bosco, Gothica ci ricorda che il luogo più oscuro non è quello che abbiamo attraversato tra gli alberi, ma quello che ciascuno custodisce dentro di sé. E che il battito più inquietante non arriva dalla scena, ma continua a farsi sentire anche molto tempo dopo l’ultimo applauso.
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Gothica – Fondazione Luzzati Teatro della Tosse – regia di Emanuele Conte – Ambientazioni: Emanuele Conte e Luigi Ferrando – con: Enrico Campanati (Edgar Allan Poe) – Graziano Sirressi, Pietro Fabbri e Charlotte Lataste (l’anatomista e il pittore) – Ludovica Baiardi e Sarah Pesca (Laura e Carmilla) – Raffaele Barca (Don Giovanni) – Marco Rivolta (Cuore rivelatore) – Mariella Speranza (Giro di vite) – Susanna Gozzetti (Scarnebbia) – Alessandro Bergallo (l’Uomo Nero) – Costumi Daniela De Blasio – Luci Davide Bellavia e Matteo Selis – Regista assistente Alessio Aronne – – Direttore di scena Roberto D’Aversa – Fonico Massimo Calcagno – Macchinisti Fabrizio Camba, Marco Lubrano, Enrico Ottria – Elettricisti Kiryacos Christou, Luca Serra, Andrea Torazza – Elementi scenici e attrezzeria Renza Tarantino – Allieva scenografa Mara Giordo – Assistente ai costumi Marta Balduinotti – Sarte Viviana Bartolini e Rocio Orihuela Perea – Produzione Fondazione Luzzati Teatro della Tosse – Parco Villa Duchessa di Galliera Voltri dal 2 al 26 luglio 2026
Ph. ©Donato Aquaro





