di Giorgia Leuratti

 

 

Quanto mai umoristica, se non paradossale, sarebbe parsa la circostanza in cui Carlo Emilio Gadda, uomo pieno di paure, ossessioni, nevrastenie; si fosse trovato a far fronte a circostanze come quelle odierne, dove le necessità restrittive vanno a coesistere con una sospensione del tempo tanto estesa quanto surreale.

E’ dall’originarsi di questo pensiero che trae spunto la lettura di un suo scritto ad opera di Fabrizio Gifuni, trasmessa questa mattina in diretta streaming sui canali social del TDRONLINE: pur non avendo mai scritto l’autore milanese, testi di teatro o per il teatro, “Teatro” è il nome del suo racconto contenuto nella raccolta “La madonna dei filosofi” (1931), teatro è la struttura delle sue opere, teatro allo stato puro.

Sulla premessa che “l’ingegnere è sempre una buona medicina”, l’attore romano si predispone da casa a divenire “io narrante”, spegne la luce offrendo la voce ad un’atmosfera che proprio nel buio va a formularsi:

“Rimasi così, nel buio”. 

Ora arrochito, ora disteso, il timbro ripercorre i pensieri di un personaggio- spettatore che, straniato nell’assistere alla“Semiramide” di Gioacchino Rossini, ne esacerba i toni, ne restituisce le scene con distacco quasi ironico: ridotto a battibecco tra due pingui personaggi, il melodramma assume nella prosa gaddiana le sgargianti sembianze di una scenetta comica, le descrizioni si fanno straripanti richiedendo anche alla voce di piegarsi alle loro altisonanze.

Nel narrare le stravaganze della faraonide, la fronte dell’attore va a corrucciarsi, si tinge di cipiglio nel descrivere la scimitarra tintinnante dell’ammiraglio dall’elmo dorato; restituendo vocalmente il carattere arzigogolato della pagina scritta, Gifuni ne interpreta i suoni, le gutturazioni, il carattere onomatopeico.

Sebbene concentrata sulle sole prime pagine del racconto, la lettura ne evidenzia tonalità e pause permettendo di veder recitato, anche solo virtualmente, tanto il pastiche linguistico quanto le sue variazioni tonali.

 

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