Iscriviti alla NewsLetter
Cerca
due spicci

Due Spicci di Zerocalcare: la generazione senza mappa

La nuova serie Netflix diventa lo specchio di chi è cresciuto aspettando un futuro che non è mai arrivato come promesso

Nuova serie di Zerocalcare, e che fai, non lo segni sul calendario e inizi a fare il countdown? Poi Netflix sull’hype ci sa lavorare bene. Arriva il 27 maggio, esce Due spicci, terza serie animata firmata da Zerocalcare (dopo Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo), e la tentazione del binge watching è tanta. Ma stavolta me la voglio gustare a piccole dosi. Zero ha troppe cit da intercettare, troppe battute che sembrano scritte nella chat del gruppo che hai silenziato nel 2019, troppe verità che ti arrivano dritte nello stomaco quando meno te l’aspetti.

due spicci

Così ho premuto play con lo stesso livello di hype di quando aspettavo che le Guerriere Sailor affrontassero le DD Girls. Quell’arco narrativo che ci ha insegnato una lezione fondamentale: nessuno è al sicuro e il trauma infantile arriva in omaggio col palinsesto pomeridiano. La stessa sensazione di allora: “finalmente succede” e contemporaneamente “non sono emotivamente preparato a questo“.

Solo che nel frattempo sono passati quasi trent’anni. Al posto dei compiti c’è l’affitto, al posto delle figurine c’è l’home banking e al posto della paura dell’interrogazione c’è quella di aprire l’app della banca a metà mese. Eppure la sensazione è la stessa: quella di quando qualcuno riesce a mettere in fila pensieri che avevi sparsi in testa da anni. Per questo Zerocalcare continua a parlarci così bene. Perché racconta una generazione cresciuta con l’idea che da grandi sarebbe arrivato il livello successivo, la schermata con scritto “adulto sbloccato“. E invece siamo ancora qui, con la sindrome dell’impostore, le ginocchia che scricchiolano, tre abbonamenti in streaming e il sospetto di stare improvvisando da almeno quindici anni.

Due Spicci è il terzo atto, quello in cui i millennial di Rebibbia arrivano al capolinea dell’illusione: non è più la precarietà figa da ventenni incazzati, è la versione “ormai siamo grandi ma non troppo” con Cinghiale che prova a tenere in piedi un locale, Sara che si ritrova in una relazione tossica dalla quale non riesce a uscire, che cerca di salvare in tutti i modi, ma per la quale è arrivato l’inverno e Zero che continua a vivere in quel loop infinito post-adolescenziale e tutto il quartiere che sembra una zattera del Titanic dopo che l’orchestra ha smesso di suonare,.

Zerocalcare non ci risparmia niente, né il bello né i pugni nello stomaco. Niente lieto fine consolatorio, niente “alla fine ce la facciamo”. C’è più crepuscolo qui rispetto alle prime due serie, meno furia punk e più rassegnazione ironica, tipo quando realizzi che il tuo Armadillo interiore non ti urla più contro per le ansie da ventenne ma ti guarda e ti fa: “Bro, pure ‘sta volta?”.

Io, da perfetta rappresentante di questa generazione, che sono cresciuta a pane, film e cartoni animati (Dragon Ball, Ritorno al futuro, I Cavalieri dello zodiaco come metafora esistenziale perfetta) mi sono ritrovata a ridere e a deglutire amaro nello stesso momento, perché Zero parla esattamente a noi: quelli che hanno studiato, fatto stage non pagati o lavorato sottopagati, quelli che hanno creduto di poter cambiare il mondo, quelli che pensavano che a trent’anni avrebbero avuto tutte le risposte e ora si ritrovano a fare i conti con “due spicci” in tasca e un sacco di “e mo’ che facciamo?”.

Due Spicci non parla della crisi dei trentenni/quarantenni in modo astratto. Parla di quel momento preciso in cui ti guardi intorno e capisci che la mappa che ti avevano dato da piccolo era completamente sbagliata. Ti avevano detto: studia, impegnati, trova la tua strada. Nessuno ti aveva avvisato che quella strada sarebbe stata piena di buche, cantieri e pedaggi che aumentano ogni anno. 

Zerocalcare prende tutto questo, amicizie, sensi di colpa, memoria, paura del futuro, e lo infila dentro storie di quartiere senza mai trasformarlo in una lagna generazionale. E all’improvviso non stai guardando una serie: stai guardando te stesso riflesso nella vetrina mentre fai finta di sapere dove stai andando. Perché alla fine volevi solo essere felice, ma non sai se sei in grado di esserlo.

Ci sarebbe ancora tantissimo da dire, perché Due Spicci è una di quelle serie che non finiscono quando partono i titoli di coda. Ti restano addosso. Ti tornano in mente mentre lavi i piatti, mentre sei sul treno, mentre alle due di notte apri il frigorifero senza avere fame e stai in realtà cercando risposte.

due spicci

Se Strappare lungo i bordi era il grido di chi non voleva crescere e Questo mondo non mi renderà cattivo era la rabbia di chi cercava ancora il proprio posto, Due Spicci è la presa di coscienza di chi ha capito che nessuno ha davvero la mappa. Alla fine di Due Spicci mi sono sentita come dopo quelle puntate di Sailor Moon che ti lasciavano svuotata sul divano: sai che qualcosa è cambiato, ma non sapresti spiegare esattamente cosa.

___________________

Due spicci di Zerocalcare – – Regia: Zerocalcare, Davide Rosio (regia tecnica), Giorgio Scorza (regia tecnica) – Soggetto e sceneggiatura: Zerocalcare – Direzione artistica: Erika De Nicola – Character design: Elisa Tulli – Musiche: Giancane – Produttore: Davide Rosio, Giorgio Scorza – Produttore esecutivo: Zerocalcare – Netflix dal 27 maggio 2026

error: Contenuto protetto per copyright [Content is protected !!]