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Dante Ferretti, architetto del cinema: quando lo spazio diventa racconto

Raffaele Curi omaggia il tre volte premio Oscar ai musei di San Salvatore in Lauro

Dante Ferretti è ricordato nel mondo del cinema come uno dei più grandi scenografi del nostro paese. Tre volte premio Oscar, collaborò lungamente con registi del calibro di Fellini, Scorsese e Tim Burton. I Musei di San Salvatore in Lauro, a Roma, dal 17 aprile al 19 luglio ospitano la mostra Dante Ferretti, Con i miei occhi. Un percorso affascinante dentro uno dei mestieri più invisibili ma decisivi del cinema: la costruzione dello spazio.

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Lungo un percorso fatto di quadri alternati a stralci di videointerviste, Ferretti emerge non solo come tecnico, ma come autore capace di dare forma visiva alle idee, alle emozioni e perfino ai silenzi dei film. Ciò che colpisce subito è la varietà dei mondi attraversati. Una serie di bozzetti realizzati per i vari film offrono un’esperienza del tutto unica per un pubblico cinefilo. Risulta molto interessante osservare come, attraverso l’immagine proiettata in una mente creativa e data alla luce attraverso la mano, ci si possa immergere in maniera totale in un mondo narrato sul grande schermo.

Nei bozzetti realizzati per Ginger e Fred di Fellini, ad esempio, lo spazio televisivo è reso come un luogo artificiale e quasi aggressivo. Luci invadenti, scenografie eccessive, un caos visivo che contrasta con l’intimità malinconica dei protagonisti. Ferretti riesce a tradurre visivamente il tema del film, mostrando quanto la scenografia possa diventare commento critico. Di tutt’altro tono è Cinderella di Kenneth Branagh, dove lo spazio si fa luminoso e raffinato. Qui la materia stessa, tessuti, colori, luce, diventa protagonista, contribuendo a costruire una dimensione fiabesca. Ferretti non si limita, quindi, a “illustrare” la storia: ne amplifica l’atmosfera, rendendo tangibile la magia.

L’ironia emerge invece nel bozzetto per Dagobert, il film di Dino Risi. L’ambiente regale è volutamente eccessivo, quasi caricaturale, e gioca con proporzioni e decorazioni per riflettere il tono satirico della narrazione. Qui si coglie una qualità fondamentale del lavoro di Ferretti. Si tratta della capacità di adattare lo stile al registro del film, senza mai perdere coerenza.

Il rapporto tra scenografia e interiorità emerge con forza. Ne sono un esempio lavori come Hamlet di Franco Zeffirelli, dove le architetture scure e monumentali riflettono il conflitto del protagonista. Allo stesso modo, in Silence di Scorsese, una semplice capanna diventa spazio spirituale, essenziale e carico di significato.

Uno dei fili conduttori più evidenti è proprio la collaborazione con Martin Scorsese. A partire da L’età dell’innocenza, passando per Hugo Cabret, fino a The Aviator, Ferretti costruisce ambienti che non sono mai neutri. Beaufort Ballroom diventa simbolo di una società chiusa e rigida. L’orologio della stazione in Hugo si trasforma in metafora del tempo e della memoria. L’aereo Hercules in The Aviator incarna l’ossessione e il sogno del progresso.

Anche quando affronta contesti storici o realistici, come in Ritorno a Cold Mountain di Anthony Minghella, Ferretti evita il semplice naturalismo. L’ospedale da campo non è solo ricostruzione, ma esperienza emotiva, fatta di precarietà e sofferenza.

La mostra evidenzia anche il lato progettuale e incompiuto del cinema. Ne fa da esempio il caso di Exit Xsu Palace, legato a un film mai realizzato di Burton. Qui il bozzetto diventa testimonianza autonoma, prova di un processo creativo che esiste indipendentemente dal risultato finale.

Dante Ferretti, Con i miei occhi, nel suo insieme, restituisce un’idea chiara. Per il maestro la scenografia non è mai uno sfondo, ma linguaggio. Ogni spazio racconta qualcosa, dialoga con i personaggi, amplifica temi e atmosfere. I bozzetti, realizzati con gessetti e carboncini, conservano una qualità quasi pittorica che rende evidente il passaggio dall’idea alla visione cinematografica. Uno dei tratti più impressionanti del lavoro di Dante Ferretti è la capacità di rendere visibile l’invisibile, dando forma concreta all’immaginazione.

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Dante Ferretti, Con i miei occhi – cura di Raffaele Curi –  Musei di San Salvatore in Lauro dal 17 aprile al 19 luglio 2026

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