Iscriviti alla NewsLetter
Cerca

Come pietre preziose sparse sui Giardini

La nuova edizione del festival estivo dell’Accademia Filarmonica Romana dedicato alle “Radici”.

La stagione 2025/2026 dell’Accademia Filarmonica Romana trova la sua conclusione nel festival estivo Radici: una programmazione intensa che, con due appuntamenti al giorno, accompagnerà il pubblico dal 18 giugno al 2 luglio. La cornice di questa festa della musica e delle arti sono gli splendidi giardini dell’Accademia, dalla Sala Casella, dove si terranno i concerti delle ore 20, ai giardini retrostanti la sala, dove si terranno gli spettacoli delle 21:30. Il festival rappresenta, in qualche modo, una sintesi dell’indagine culturale portata avanti dall’Accademia nel corso della stagione, ma allo stesso tempo apre un’ulteriore ricerca, nata dal confronto ravvicinato di tante e diverse radici.

Nella foto, gli Atom String Quartet. Crediti: Joanna Wizmur

Si parte dal dialogo fra musica e vino de Il profumo della musica, affidato al racconto pianistico di Giovanni Bietti, per poi approdare al viaggio sonoro di Paolo Angeli e della sua chitarra sarda. Il percorso attraversa sia il repertorio che la musica contemporanea con Architetture sonore, le risonanze del gamelan indonesiano, le danze popolari tra Cuba, Messico, Colombia, Perù e Italia e i tamburi giapponesi di Munedaiko. Ampio spazio è dedicato anche alla ricerca cameristica, dal quartetto di viole alle miniature per arpa di Lucie Spedicato, fino all’Atom String Quartet. Non mancano l’omaggio a Morricone, il barocco al femminile del Thaleia Ensemble, la cultura musicale iraniana, il tango argentino, le ballad jazz, Henze, il Brasile di Vento, Pirandello e la chiusura affidata alla Colombian Latin Band. 

Un filo rosso stimolante quello delle Radici: l’ispirazione del direttore artistico, Domenico Turi, è stato proprio il luogo in cui si svolgerà il festival, o meglio, ciò che ha creato e tiene vivo il giardino della filarmonica: le radici di ogni sua pianta. Le radici sono quella parte che, salvo alcune specie, meno si nota delle piante, ma ne è la parte più viva, che alimenta, partendo dalla terra, l’espansione dei propri rami verso l’alto. Ed è questo il senso che si coglie sfogliando il programma del festival: la storia e la tradizione di una cultura non sopravvivono se restano stagnanti: hanno bisogno di essere alimentate da stimoli, attraversamenti e incontri. È nel dialogo tra identità diverse che riesce a generare forme inattese di bellezza, componendo un meraviglioso organismo, come la vegetazione del giardino della Filarmonica. 

Se durante la stagione annuale l’Accademia ha portato avanti una vera e propria indagine culturale, Radici sembra raccoglierne i frutti, trasformando i Giardini della Filarmonica in uno scrigno aperto, dal quale affiorano pietre preziose diverse: ciascuna capace di attirare uno sguardo, una sensibilità, una curiosità differente. È questa la metafora scelta dal presidente Paolo Baratta per aprire la presentazione del programma del festival. 

Far vivere le radici significa, prima di tutto, riportare alla luce le proprie. Questo rappresenta il progetto Musica Amata all’interno del festival, che quest’anno verrà accompagnato anche da Danza Amata, che ci riporta alle origini della storia dell’Accademia Filarmonica Romana, nata nel 1821 come associazione di appassionati e virtuosi “dilettanti di musica”: allo stesso tempo questa elemento svolge un compito importantissimo, ovvero riconsegnare il giusto valore al dilettantismo, in componente vitale per tutta la storia delle arti, performative e non. Accanto alla memoria, il festival lascia poi spazio al nuovo: tante numerose prime esecuzioni, come Warten auf Walpurgis di Lucie Spedicato, aprono nel programma una dimensione di ricerca viva, in cui il repertorio dialoga con le forme ancora in divenire della musica contemporanea. Un altro elemento molto interessante del festival è lo spazio dedicato alla riflessione sul femminile e dalle voci femminili: il barocco del Thaleia Ensemble diventa l’occasione di riportare alla luce una parte di storia della musica occultata dalla visione limitata di chi la storia l’ha scritta; la giornata dedicata alla cultura iraniana intreccia invece musica, parola e identità attraverso le sorelle Shirvani, Barbara Amodio, Ghazal Ansarirad e Sahba Motallebi; questo percorso arriva poi fino a Pirandello, con i melologhi dedicati a Maria Antonietta e Lietta, figure femminili osservate come presenze da interrogare nella loro umanità. 

Nella foto, Lucie Spedicato. Crediti: Gregory Shelukhin

Radici si presenta così come un festival di chiusura e, insieme, di apertura: un modo per tornare all’origine senza restare immobili, lasciando che la memoria dell’Accademia continui a generare incontri, ascolti e nuove possibilità: un momento in cui scoprire nuove radici, o in cui ritrovare quelle nascoste nel profondo della propria interiorità. 

___________________________________

I Giardini della Filarmonica, Radici – Accademia Filarmonica Romana – Presidente: Paolo Baratta – Direttore artistico: Domenico Turi – Dal 18 giugno al 2 luglio 2026 – Sala Casella e Giardini della Filarmonica Romana, via Flaminia 118, Roma – Concerti in Sala Casella ore 20 – Spettacoli nei Giardini ore 21.30 – Biglietti: da 5,50 a 26 euro, comprensivi di prevendita – Info: tel. 342 9550100, promozione@filarmonicaromana.org – Programma completo: filarmonicaromana.org – Acquisto online: Vivaticket 

error: Contenuto protetto per copyright [Content is protected !!]