“Ci scommetto”, il libro di Massimo Izzo: a prendersi gioco della vita, si rischia di perderla

Massimo Izzo, attore romano nella compagnia teatrale “Fuori Tempo Massimo”, racconta in modo toccante la storia di dipendenza da giochi d’azzardo che lo ha riguardato per 27 anni, nel libro “Ci scommetto” – diario di un ludopatico. Libro che non è una richiesta d’aiuto ma la lieta dimostrazione di come si possa smettere di voler vincere soldi, vincendo di conseguenza sulla disperazione. Esponendosi a tu per tu con i lettori, l’autore fa fuoriuscire a cuore aperto, senza mezzi termini, le dinamiche contorte di tale malattia, è così che esorta a definire la problematica.

La ludopatia in questione acquisisce sembianze umane affinché sia più semplice sconfiggerla. Marilyn è il nome che le dà Massimo, parlandone come di una donna di cui si è innamorato ciecamente. Purtroppo non può che trattarsi di una relazione patologica, portatrice sana, o in questo caso malsana, di dolore e inquietudine.

La narrazione degli eventi che hanno portato l’uomo a toccare il fondo inizia da un momento cruciale; quando la tentazione di uccidersi lo attanaglierà. Tuttavia, fortunatamente, la voglia coraggiosa di andare avanti e aprire un nuovo capitolo di vita avrà la meglio. Venticinque passi lo separano da un balcone dal quale pensa di farla finita, che si trasforma in trampolino di lancio verso una quotidianità più serena, in prossimità del baratro, infatti, torna indietro.

Dopodiché intercorrono dei salti temporali a memoria di insoddisfazioni pregresse, originatesi già in gioventù, mai affrontate con determinazione. Un lungo periodo dovrà passare prima che egli riesca a prendere in mano la situazione, senza lasciare che quelle mani si appoggino solamente sui tasti delle slot. Saranno la forza di volontà e un valido psicologo a salvarlo.

Coloro che si ritrovano a diventare i protagonisti delle vicende sono gli affetti cari di Massimo, che, grazie al bene smisurato nei loro confronti, decide di uscirne. Nel contempo però, gli stessi alimentano nella sua testa il desiderio incontrollato di appagarli, regalandogli felicità sotto forma di spese materiali che pagherà profumatamente. I genitori, il fratello, le compagne, successivamente la moglie, gli amici e la figlia, seppur ignari, vengono coinvolti inevitabilmente nel turbinio di scelte sbagliate da lui effettuate.

Il risvolto che provocano le parole dell’autore su di sé e su chi ne farà tesoro non può che rivelarsi favorevole. La scrittura dell’accaduto, per la naturale profondità, sembra aver contribuito al raggiungimento del cambiamento finale. Al di là dell’essere entrati a contatto o meno con questa debolezza così invasiva, viene spontaneo mettersi in posizione di ascolto, sorprendendosi di quanto, se soggetti fragili, si arrivi a perdere il senno a causa di un gesto insignificante, suscitato dalla curiosità di sperimentare uno svago all’apparenza uguale agli altri.

A imprimere su carta le emozioni dirompenti di Massimo, sono le illustrazioni di Maurizio Di Vincenzo e Valerio Piccioni. Dei disegni in bianco e nero esprimono eloquentemente le mille facce dell’asperità trascorsa.

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