di Tonino Pinto*

 

Siamo tutti Alberto Sordi? E’ questo il titolo del documentario che il regista Fabrizio Corallo dedica al bravo attore romano per ricordare come fanno in questi giorni tutte le televisioni, giornali e soprattutto il pubblico, il centenario dalla nascita dell’Albertone nazionale. Centinaia di film, una carriera piena di successi, una vita circondata dall’affetto del pubblico che già si prenota per visitare la villa museo a Caracalla dove Alberto Sordi abitava dal 1958, oggi patrimonio storico cinematografico della fondazione Alberto Sordi.  

E’ proprio in questi giorni la rete Sky Arte in anteprima domenica di Pasqua ma anche in replica e poi in chiaro su LA7 il 10 giugno ripropone il documentario di Corallo  pieno di curiosità e soprattutto ricco di uno sguardo inedito sul attore romano- Tra i testimoni a ricordare Sordi su tutti Carlo Verdone che ha detto: “Sordi e’ stato un attore straordinariamente innovativo un grande fotografo senza ipocrisie dei vizi, delle debolezze, degli egoismi, dei sogni e delle incertezze del popolo italiano”.  L’ho ha fatto però facendoci ridere che non è cosa da poco.  L’unico, ha detto Goffredo Fofi un po’ come il  suo ispiratore Petrolini,  capace di assimilare e  reinterpretare gli italiani che forse proprio per questo lo hanno amato e lo amano ancora. Occhi pieni di allegria, sguardo sornione, nel 1995 pensate anche Leone d’Oro alla carriera a Venezia. Protagonista poi di tanti film di successo diretto da grandi autori come Federico Fellini, cittadino onorario di Kansas City, per quell “Americano a Roma” che fece epoca.  Film indimenticabili come “Lo sceicco bianco” appunto di Federico Fellini con il quale debuttò, “La grande guerra” di Monicelli, “Un giorno in pretura”, “I vitelloni”, “Fumo di Londra”, da “Mamma mia che impressione”, fino ai “2 nemici “con David Niven e “Lo scopone scientifico” con Silvana Mangano, Bette Davis e Joseph Cotten.

“Da ragazzino” ci disse all’inizio di una lunga intervista per uno speciale per il TG2 dal titolo “Io Sordi”, “cantavo nel coro delle voci bianche di Santa Cecilia, poi la mattina mi svegliai e la voce era diventato da baritono, ero cresciuto. Lasciai malinconicamente il coro però grazie a quella voce da baritono vinsi il concorso per doppiare niente di meno che Oliver Hardy fratello artistico di Stan Laurel in tanti film di successo. Da lì cominciò la mia carriera.”  “E’ vero che hai fatto anche l’Accademia artistica a Milano”? Fu una delle domande a cui ebbi una risposta molto divertente.  “Sì! mi disse, “ma mi hanno subito cacciato”.  L’insegnante mi disse “Vede lei è bravo però mi dice guera, fero anziché guerra, ferro”, da allora il cinema ed il successo.  Un sorriso contagioso, occhi pieni di allegria, un volto indimenticabile carico di sensibile ironia, protagonista di film dove è stato di volta in volta seduttore, marito, vedovo, vitellone, giocatore di scopone, tassinaro, detenuto in attesa di giudizio, “Un giorno in pretura”, eroe suo malgrado nella “Grande guerra” di Monicelli, impossibile citare tutti i film.  Grande amico di Fellini come dicevamo che lo fece debuttare nello “Sceicco bianco” ma poi sono rimasti amici anche in seguito se consideriamo che proprio “I Vitelloni”, mise in luce un lato di Alberto Sordi ancora sconosciuto che era quello anche di  interpretare un ruolo drammatico.  Ci restano nel cuore nel cuore come la voce del Conte Claro primo personaggio popolare che inventò Alberto Sordi quando faceva la radio e quando con quella voce di  Oliver Hardy cantava “Quando gli asini che volano nel ciel”. Si io credo caro Alberto in quel cielo dove oggi tu sei con i grandi dello schermo e da li ci continui a sorridere.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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