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C’è una crepa in ogni cosa, è così che entra la luce

Alla Filarmonica Romana, Luca Ciammarughi e il Thaleia Ensemble cercano sguardi diversi sulla storia della musica.

Prosegue il festival estivo dell’Accademia Filarmonica Romana, nella giornata del 25 giugno, con due concerti che propongono, forse, i programmi più stimolanti dell’intera rassegna. Il primo, alle 20 in Sala Casella, ha visto Luca Ciammarughi affiancare all’esecuzione pianistica un racconto guidato, costruendo un incontro tra alcuni monumenti della musica classica e grandi capolavori della musica “leggera”. Il secondo appuntamento si è svolto nei giardini, dove il Thaleia Ensemble — trio italo-spagnolo — ha presentato un programma dedicato interamente a compositrici barocche, riportando alla luce pagine di storia della musica rimaste finora ai margini della storiografia.

Luca Ciammarughi, pianista, scrittore, musicologo e conduttore radiofonico, torna al festival estivo della Filarmonica con un programma “delirante”, dove l’Adagietto di Mahler incontra Life on Mars? di David Bowie, mettendo in luce le affinità nascoste tra il linguaggio pop e quello della tradizione classica. Altri accostamenti affiancano Bach a Philip Glass, Schubert a Prince, Chopin a George Michael, mentre Anthem di Leonard Cohen si inserisce tra Glass e Schubert. Un viaggio a 360 gradi fra le possibilità timbriche, sonore e armoniche dello strumento, che quest’anno assume anche un significato commemorativo: Bowie, Prince, George Michael e Leonard Cohen sono scomparsi tutti nel 2016, dieci anni fa.

La scelta del programma si è rivelata vincente: l’accostamento, quasi concettuale, tra la forma del lied di Cohen e quella di Schubert ha innescato tutta una serie di collegamenti nascosti, fino a quelli, più sottili, tra Bowie e Mahler. Tra le esecuzioni più riuscite della serata, quella di Glass — autentica rivelazione, capace di restituire tutta la sospensione malinconica della partitura — e quella di Cohen, condotta con grande equilibrio interpretativo. Convince un po’ meno, invece, l’arrangiamento di “Careless Whisper”, brano che ha chiuso il recital prima del saluto finale con Rameau: un tempo eccessivamente accelerato ha trasmesso, a tratti, la sensazione di una corsa verso la conclusione, quasi a voler abbreviare un momento che avrebbe meritato maggiore respiro.

Uscendo dalla Sala Casella e raggiungendo il palco allestito nei giardini retrostanti, si è esibito il Thaleia Ensemble, formazione spagnola fondata nel 2021 da Ángela Lobato del Castillo (violoncello) e Laura Martínez Boj (soprano), insieme a Marina Bonetti (arpa). Il trio è dedito alla diffusione della musica barocca composta da donne, secondo criteri di esecuzione storicamente informata, e ha proposto un programma dedicato a un capitolo ancora poco indagato del Seicento italiano: dietro le grate dei conventi o nelle penombre dei palazzi nobiliari fioriva infatti un universo creativo parallelo, popolato da autrici di straordinario ingegno. In scaletta nomi quasi del tutto sconosciuti al grande pubblico — Lucia Quinciani, Claudia Sessa, Marieta Priuli — accanto a Barbara Strozzi, la più celebre compositrice del periodo, e a Francesca Nascimbeni, Isabella Leonarda, Antonia Bembo e Giacinta Badalla.

Un temporale, giunto a metà programma, ha purtroppo costretto a sospendere il concerto. Sotto i primi lampi, il pubblico ha potuto ascoltare Udite lagrimosi spirti di Lucia Quinciani — tra le prime monodie pubblicate da una compositrice donna, comparsa negli Affetti amorosi del maestro Marcantonio Negri — e Lo sposo vezzoso di Francesca Nascimbeni, pubblicato a sedici anni dall’autrice, presto costretta al convento. Sono seguiti Sopra gli occhi e Sopra le orecchie di Claudia Sessa, monaca milanese, e il Salve Regina di Isabella Leonarda, la “Musa di Novara”, la più prolifica tra le compositrici in programma. Il Thaleia Ensemble non si è limitato a un’esecuzione convincente: ha offerto, attraverso la musica, una vera lezione di storia, restituendo voce ad autrici quasi del tutto ignorate dalla storiografia. Un contributo preziosissimo al festival.

Sonorità apparentemente lontane quelle ascoltate nella serata del 25 giugno nei giardini della Filarmonica, eppure forse parte di una stessa missione: restituire un repertorio barocco rimasto ai margini della storiografia e far dialogare i monumenti della tradizione classica con la musica leggera condividono, in fondo, lo stesso impulso. Due lezioni di storia della musica che hanno scelto di guardare al passato con uno sguardo diverso da quello tramandato.

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Falling from the Sky – Sala Casella, Festival dei Giardini della Filarmonica “Radici” – Luca Ciammarughi pianoforte – in programma: Johann Sebastian Bach, Toccata dalla Partita n. 6 in mi minore BWV 830; David Bowie, The Man Who Sold the World*; Philip Glass, Morning Passages da “The Hours” (arr. M. Riesman/N. Mühly); David Bowie, Life on Mars?*; Franz Schubert, Andantino dalla Sonata D 959 op. posth.; Leonard Cohen, Anthem; Fryderyk Chopin, Notturno in mi bemolle maggiore op. 55 n. 2; Prince, Sometimes it snow in April; Gustav Mahler, Adagietto dalla Sinfonia n. 5*; George Michael, Careless Whisper* (*trascrizioni di Luca Ciammarughi)

Il barocco al femminile – progetto presentato nell’ambito del Festival dei Giardini della Filarmonica “Radici” – Thaleia Ensemble: Laura Martínez Boj soprano, Ángela Lobato del Castillo violoncello, Marina Bonetti arpa – in programma: Lucia Quinciani, Udite lagrimosi spirti; Francesca Nascimbeni, Lo sposo vezzoso; Claudia Sessa, Sopra gli occhi – Sopra le orecchie; Isabella Leonarda, Salve Regina – in collaborazione con l’Ambasciata di Spagna a Roma 

25 giugno 2026, Accademia Filarmonica Romana.

Foto in copertina: Thaleia Ensemble

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