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Brahms e Dvořák sotto la bacchetta di Harding

Un evento in cui la padronanza strumentale dei protagonisti e l’armonia dell’ensemble confermano l’eccellenza della stagione concertistica.

Prosegue la stagione sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia – in attesa di conoscere il programma della prossima – con l’esecuzione di due opere che rappresentano due colossi del genere, sia in difficoltà tecnica e interpretativa, che in dimensioni: Il Concerto n.2 in si bemolle maggiore, op. 83 per pianoforte e orchestra di Johannes Brahms e la Sinfonia n.7 di Antonín Dvořák. Ad eseguire queste due grandi opere è l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Daniel Harding, attuale direttore dell’orchestra, e la star mondiale pluripremiata Daniil Trifonov al pianoforte per la prima parte della serata, ospite abituale dell’Accademia.

Il maestro Daniel Harding

Il Concerto n.2 in si bemolle maggiore di Brahms, composto nel 1881, amplia i confini del concerto romantico trasformandolo in una vera architettura sinfonia: quattro movimenti e un dialogo continuo tra pianoforte e orchestra; il compositore stesso definisce ironicamente «un piccolo Concerto» un’opera che rasenta la durata di un’ora: richiede non solo una grande padronanza tecnica. ,a anche una grande resistenza fisica notevole, rappresentando una grande sfida per chiunque si cimenti nell’esecuzione di essa. A questo monumento sinfonico segue la Sinfonia n.7 in re minore di Dvořák, che si compone di altrettanti quattro movimenti: rappresenta una delle pagine più intense del sinfonismo ottocentesco, un’opera dominata da densità tragica, rigorosa coesione formale e severità espressiva.

Entrambi questi capolavori del genere sinfonico hanno il loro senso di essere messi in programma insieme: oltre al legame artistico tra i due compositori – Dvořák fu ispirato nella composizione della Sinfonia n.7 dall’ascolto della Terza Sinfonia di Brahms – e alla pubblicazione delle composizioni a distanza di qualche anno – la prima del 1881, l’altra del 1884 – queste opere sanciscono un momento di piena maturità artistica dei due autori: la coesione delle strutture, la densità espressiva e una consapevolezza tecnica tale da giocare con naturalezza con forme e tonalità, conferisce un senso di completezza e armonia che rende l’accostamento delle due opere un’esperienza musicale intensa e coerente. 

Oserei affermare che il momento di maturità artistica in cui sono stati composti i brani presentati nella serata sia allo stesso tempo rappresentativa delle esperienze degli esecutori protagonisti ad oggi: il direttore Daniel Harding, ormai di casa a Santa Cecilia, arriva ad oggi da una luminosa carriera dove ha lavorato con le più importanti orchestre del mondo, oltre ad aver collaborato a produzioni operistiche con registi che ad oggi sono pilastri della storia del teatro, come Peter Brook. Anche l’ospite della serata, Daniil Trifonov, pianista e compositore, ha compiuto una spettacolare e rapida ascesa nel mondo della musica, collezionando negli anni tra i premi più prestigiosi, tra cui il Premio Franco Abbiati come miglior solista strumentale nel 2013 e un Grammy Award come miglior album solista strumentale, Trascendental, nel 2018. Insieme, Harding e Trifonov hanno incarnato con la loro esperienza e virtuosismo lo spirito e la profondità delle opere presentate, rendendo la serata un incontro straordinario tra maestria esecutiva e grande tradizione musicale.

L’esecuzione è stata complessivamente impeccabile: il dialogo pianoforte/orchestra è stato gestito in maniera egregia, con forse qualche problema nella gestione dei volumi tra le due parti nei primi due movimenti del Concerto n.2 di Brahms, dove il pianoforte era alle volte sovrastato dall’orchestra, ma per il resto della serata l’equilibrio e l’armonia tra le due componenti è stata perfetta. Il momento che ha lasciato tutta la sala senza fiato è stato sicuramente durante l’esecuzione del Terzo Movimento del Concerto di Brahms, l’andante: ha rappresentato l’apice di densità drammatica della serata, dove l’insieme strumentale ha veramente suonato come un unico organismo con un solo respiro, delicato e profondo allo stesso tempo; un’interpretazione veramente sublime che ha portato gli spettatori a un’esperienza di ascolto quasi catartica. Harding ha condotto il tessuto orchestrale in maniera discreta e precisa, integrandosi in esso, muovendosi sul podio con una delicatezza tale che i suoi gesti ricordavano quasi un esercizio di danza classica. Ha spiccato invece l’intensità dell’esecuzione di Trifonov, data sia dal suono che dai movimenti corporei con cui ha interpretato il Concerto, rendendoci partecipi di un ulteriore dialogo oltre a quello esplicito tra pianoforte e orchestra: quello tra lui e lo strumento stesso.

Daniil Trifonov

Al termine della sua esibizione, Trifonov ha poi omaggiato il pubblico con un breve bis prima di congedarsi. Tirando le somme, in questa serata virtuosismo e intensità si sono incontrati sul palco, offrendo al pubblico un’esperienza viva, capace di celebrare la grande tradizione musicale romantica. 

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Brahms, Concerto n.2 in si bemolle maggiore, op. 83 per pianoforte e orchestraDvořák, Sinfonia n.7 in re minore – Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, direttore: Daniel Harding, pianoforte: Daniil Trifonov – Stagione Sinfonica 2025/2026 – Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” 12, 13 e 14 marzo 2026

Foto: Musa

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