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Bird, il genio del bebop tra musica e filosofia

L’uccello del jazz, dissipatore e ingordo di talento: Ennio Coltorti porta in scena il testo di Alma Daddario al Teatro di Documenti di Roma

E sì che ce ne erano di cose da raccontare su Charlie Parker, a cominciare dall’aneddoto che aveva dato origine al suo celebre soprannome, Bird. Niente di particolarmente poetico, a quanto si racconta: mentre viaggiava su un pullman, l’autista avrebbe investito un pollo e il giovane Charlie — aveva appena vent’anni e l’episodio risaliva al 1940 — lo avrebbe costretto a fermarsi. Non per soccorrerlo, ma per farselo cucinare arrosto, visto che la sua passione per il pollo fritto lo avrebbe accompagnato per il resto dei suoi giorni. La sua musica, però, volava alto e il soprannome, al di là della sua origine prosaica, sarebbe rimasto per sempre associato alla sua leggenda.

Ennio Coltorti e Massimo Napoli

Altri episodi meno “dilettevoli” connotano la sua breve esistenza, come il suo ricovero in manicomio per sei mesi, la sua malsana dedizione verso alcool e stupefacenti che condizionò non poco la sua carriera, oltre che la sua vita, la fine intervenuta di colpo, mentre guardava la tv, come un qualsiasi borghese, lui che era la negazione di quel tipo di identità.

Eppure, lo spettacolo (scritto da Alma Daddario) in scena in questi giorni al Teatro di Documenti non attinge a questa vasta fonte di istoriato, preferendo un’altra declinazione del racconto su Bird, l’inventore del bebop, il leggendario compositore e sassofonista capace di fraseggi musicali irripetibili. Il passo scelto dal copione in scena in questi giorni al Teatro di Documenti privilegia un aspetto se possibile più affascinante rispetto alla semplice – pur se destruente – biografia: l’indagine sul mistero della creatività. Charlie Parker (ne veste i panni magnificamente lo stesso regista Ennio Coltorti) è immaginato al confronto con un personaggio letterario (ma non troppo, visto che è realmente esistito), il critico musicale Bruno Werner (interpretato da Massimo Napoli), ossessionato dal desiderio di comprendere il segreto del suo genio creativo. La forzatura letteraria di questo risvolto realistico sta tutta nella costruzione di una ossessività che non cercava risposte, ma interrogava insistentemente, fino alla morte, il divino creatore musicale, per cristallizzarne in un resoconto cronachistico impossibile, cifre, protocolli e misteri della sua genialità.

Così, in breve, il racconto – arricchito dalla musica dal vivo suonata al pianoforte da Federico Pappalardo congli interventi canori eseguiti dalla magnifica voce di Elena Barbati – diventa una contesa tra dimensioni filosofiche: da un lato l’esigenza razionalistica di ridurre tutto a standard ripetibili e suscettibili di divulgazione, dall’altro la vocazione tutta idealista (teorizzata da Schelling) di proteggere l’impulso creativo, proiettandolo nell’empireo divino della intuizione, proprio come una categoria prossima all’Assoluto. Come dire, l’Arte non si racconta, si vive: dei geni, musicali e non, come Mozart, Beethoven, Van Gogh o Oscar Wilde, possiamo solo raccontare la vicenda umana, ma non la nascita dei rispettivi geni creativi. La stessa partitura verbale di cui si compone lo spettacolo – per quanto trattata con una profondità non comune – non è sufficiente a illustrare al meglio la rivoluzione artistica incarnata da Bird, e serve la sua musica. E proprio nell’intreccio tra partitura verbale e musicale risiede la particolarità dello spettacolo.

Massimo Napoli

Il resto è vita, dissoluta, disperata, l’inferno esistenziale di un genio irripetibile, narrata con la partecipazione emotiva che solo un grande protagonista del Teatro contemporaneo come Coltorti poteva rappresentare. Il consenso del pubblico, rapito anche dal suggestivo contesto del Teatro di Documenti, è il viatico più giusto per l’auspicio di replica di un evento che si segnala per originalità e valore (non solo testuale).

Interplay – Charlie Parker, le ali del jazz – di Alma Daddario – regia di Ennio Coltorti – con Ennio Coltorti, Massimo Napoli – con la partecipazione di Elena Barbati (voce) e Federico Pappalardo (pianoforte) – Teatro di Documenti dal 4 al 7 giugno 2026

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