Il nuovo romanzo di Roberta Calandra tra storia, leggenda, amore e segreti
In letteratura, si sa, esistono generi diversi, alcuni libri sono facilmente individuabili in una tipologia, la categoria di appartenenza è intuibile e chiara. Fantascienza, thriller, biografie, noir. Ci sono altri romanzi, però, che non hanno una collocazione netta e precisa. Sono plurali, multi forme, contaminati. La maledizione di Venezia (The Orphan), di Roberta Calandra (pubblicato da Orelli Edizioni) rappresenta l’esempio letterario che sfugge alla classificazione, alla definizione in una sola parola.

Romanzo di formazione, narrazione di un mito, romanzo storico, geografico, narrazione con al centro il sentimento e l’amore: l’ultima creazione di Roberta Calandra include e condensa svariate sfumature e tematiche, tali da renderlo un esperimento letterario libero e aperto, poli-argomentativo con un obiettivo. Quello di stupire e coinvolgere il lettore, illustrando gli infiniti esiti di una relazione, di una storia, di un mito che non smette di affascinare.
La Venezia del presente fa da sfondo alla ricerca particolare di due ragazzi, legati da un sentimento che via via si fa sempre più forte e intenso, e al mistero che avvolge le loro vite. Michel, giovane e tormentato cantante, conosce Adam, archeologo inglese dall’animo enigmatico; la loro conoscenza e il loro incontro danno il via ad un’indagine congiunta assolutamente insolita, circondata da una serie di personaggi ambigui, oscuri, e da figure (femminili) in grado di dare un contributo alla vicenda in maniera determinante, ai limiti dello spirituale.
Cà Dario, residenza di Michel, è uno dei fulcri che racchiude il segreto da decifrare: un mistero lungo secoli, dai Templari fino agli ordini oscuri e silenti del presente. L’esplorazione storica, che lungo i secoli ha coinvolto re, papi, le Crociate, personalità passate, ora unisce i due protagonisti avvicinandoli sempre più, nonostante la diversità, le opposizioni, le scelte che fanno soffrire ora l’uno, ora l’altro. I due ragazzi appaiono come due poli opposti che si respingono, si attraggono dando vita ad un campo di battaglia magnetico su cui gravita il resto dei personaggi. Il passato torna in vesti diverse, una ciclicità quasi dannata si riaffaccia sul presente, sulle persone e sui luoghi emblematici di questa investigazione particolare.
Michel e Adam si trovano così alle prese con documenti da decifrare, simboli antichi e testimonianze da sviscerare, da rileggere con un occhio diverso: il romanzo riporta a galla la leggenda per eccellenza, già oggetto di testi, ricerche, congetture di ogni tipo. Il Santo Graal è elemento che accomuna e richiama le azioni del passato a quelle del presente e che si rivelerà in altre forme e in altri significati.
Su La maledizione di Venezia (The Orphan) le parole da spendere devono essere poche, altrimenti si rischia di perdere il fascino e l’intensità del mistero; colpisce la presenza di Venezia, le descrizioni quasi magiche, ammalianti e il fatto che sia proprio questa città a custodire il segreto. Presente e forte è l’ispirazione al Codice da Vinci di Dan Brown, per le atmosfere e il rimando al Graal e ai Templari, ma con l’aggiunta di una componente che rende il romanzo qualcosa di più di un thriller. Roberta Calandra dà la sua impronta stilistica alla storia e la trasforma in un concentrato di narrazione, sentimento, suspence, atmosfere oniriche.
Ci sono l’amore e la spiritualità (non in senso strettamente religioso), quel rimando al soprannaturale e ad una sorta di trascendenza che, nella vita reale, si perdono di vista. C’è il grande tema della formazione, della crescita dei protagonisti: Michel e Adam iniziano la loro indagine storica ma, alla fine, saranno loro a scoprire qualcosa di più di se stessi e a cambiare. La loro è una sorta di restituzione al passato e di ritorno rinnovato, profondo al presente.
Il viaggio, tra le bellezze veneziane, diventa esplorazione di sé, della propria interiorità, delle incredibili capacità del cuore e della mente. La storia passata diventa terreno di trasformazione, per la nascita di qualcosa di diverso dal sé. Roberta Calandra infonde, alla sua scrittura, l’energia e l’intensità che la caratterizzano come scrittrice (questa è la sua ventitreesima opera) e che rimangono nelle parole, nelle descrizioni, nei rimandi. Una grande sensibilità unita ad uno stile semplice, diretto.

Si scopre così che, al di là dell’invenzione e della fantasia, c’è un messaggio rivolto al lettore, un intento significativo. Una rivisitazione, se vogliamo, di uno dei temi cardine de Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. Quello di non perdere mai di vista il soprannaturale, l’incanto nascosto della vita che si manifesta in forme inaspettate, l’invisibile allo sguardo; il suggerimento di ascoltare se stessi e di trarre il buono da ogni esperienza, occasione di crescita e di miglioramento, di scoperta e di rivoluzione. Un invito a guardare la realtà e gli avvenimenti con l’occhio attento e con l’animo sempre pronto ad accogliere quell’invisibile, vero custode dei segreti dell’esistenza.
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La maledizione di Venezia (The Orphan), Roberta Calandra – Orelli Edizioni – Immagine in evidenza/di copertina: @orelliedizioni.altervista.org





