“Le orchidee”: il nuovo romanzo di Roberta Calandra

Le cose grandi e importanti hanno bisogno di tempo per essere scoperte, comprese e accolte, portano con sé un significato, così imponente e profondo, che necessitano del tempo giusto. Custodiscono un senso che è sintesi di profondità, di tanta dedizione e di storia vera, che è stata attraversata e poi narrata.

Romanzi, come questo, richiedono quel tempo prezioso, raccontano tra le pagine quel vissuto sincero che ha il potere di sconvolgere il lettore attraverso l’emozione e il pensiero. Le orchidee di Roberta Calandra, edito da Porto Seguro, è la storia di diverse storie, umane, fragili, collegate tra loro, ognuna alla ricerca di un proprio percorso, di un proprio posto esattamente come le nostre vite, nella realtà.

Grandi il merito e la bravura dell’autrice che ha saputo creare una sorta di genesi, il cammino dei suoi due protagonisti principali, Diana e Tommaso, dividendo il testo in una sorta di doppia narrazione. Entrambi sono uniti da un legame molto particolare, che li accompagna lungo le vicende: Diana, fidanzata con Chiara, ha la grande passione per la scrittura, cresce e vive accompagnata da questo desiderio forte, vitale, mentre Tommaso, che sta con Alessandro, è uno stimato dottore che serba dentro di sé un passato difficile, doloroso. Questa descrizione è apposta riduttiva e semplicistica: il romanzo, nella sua totalità, è una storia intrecciata, bellissima dove si scoprono risvolti decisivi per entrambi, Diana e Tommaso sono circondati da un universo di altri personaggi che condiziona le loro esistenze e le loro scelte. La loro vita cominciata in un modo, si arricchisce e prende delle vie inaspettate. Scoprono e subiscono il tradimento, sperimentano la resa e la disperazione, il lutto e la riconciliazione, traumi passati che tornano, rapporti familiari difficili, la malattia. Ma anche l’amore, l’amicizia, l’impegno, i sogni realizzati, la spiritualità e la ricerca.

Le orchidee racchiude un mondo che è difficile spiegare, tali sono la sua portata e il valore dato ad ogni singola parola. Esattamente come i fiori, le delicate orchidee, entrambi conoscono una crescita lenta e sofferta, che richiede forza, costanza e perseveranza. Gli eventi si susseguono, pretendono un ripensamento e una messa in discussione da parte dei protagonisti, un’evoluzione e una circolarità che li riconduce, alla vita, rinnovati e diversi. L’autrice, per questo, è attenta ad ogni singolo passaggio, opera un’analisi introspettiva continua conferendo un’umanità vera ai suoi personaggi. I loro sentimenti e i loro pensieri possono essere i nostri. Leggendo, si soffre e si patisce con loro, si provano emozioni in un’altalena oscillante tra brusche battute d’arresto e conquiste risollevanti, tra perdite irrecuperabili e arrivi impensati. E in mezzo il richiamo alla propria, di vita, è inevitabile.

Diana e Tommaso sono legati da un filo rosso, sino alla fine. Cambiano i contesti, le età e gli scenari ma loro no, non si perdono: restano fianco a fianco, pur combattendo battaglie personali diverse, pur cambiando loro stessi. Si allontanano, apparentemente, per sopravvivere al peso delle loro sofferenze ma, alla fine, riescono sempre a ritrovarsi, condividendo questo percorso in parallelo, molto più che fratelli.

La storia è la loro, ma è anche la storia di Alessandro, Veronica, Angelo, Claudio, Lorenzo, Diego e di altri personaggi, ognuno con le sue caratteristiche e il loro ruolo nelle vite di Diana e Tommaso, anch’essi hanno una destinazione a cui arrivare, nonostante gli errori e il passato. Quest’ultimo, per tutti, è fatto di fragilità e di lati scuri, difficili da superare se non grazie alle grandi prove e alla consapevolezza a cui ognuno è chiamato a rispondere. Il loro presente si trasforma, dopo aver attraversato le zone grigie e dolorose delle esperienze passate e degli avvenimenti che li chiamano in causa nell’immediato, spesso all’improvviso.

L’esperienza di ogni personaggio è attraversata da prove e cadute che chiedono costanza, fiducia, un nuovo equilibrio per poter arrivare ad una risoluzione, alla salvezza. E la salvezza viene da dentro, spesso. Il libro si apre, per questo motivo, ad una serie di dimensioni e a richiami spirituali, scelti con volontà e bisogno allo stesso tempo: Diana diventa counselor e Tommaso abbraccia la fede buddista, aspetti che determinano anche il loro modo di reagire agli eventi. Tali decisioni sono fonte di una forza nuova che li aiuta e li rinsalda in loro stessi, li porta verso nuovi orizzonti. La ricerca e questa spiritualità però non restano isolate e fine a se stesse. Il riferimento alla vita vera è forte, sembra quasi un invito al lettore, quello di considerare la parte nascosta e spesso ignorata della propria di vita, coperta dalla quotidianità ordinaria. La parte letteraria esce per divenire messaggio, consiglio, esempio, quella pagina o quella frase che nei momenti giusti dà una rilettura diversa all’esterno e a ciò che accade.

Roberta Calandra sembra voler lasciare qualcosa, uno spunto con il racconto dell’evoluzione dei suoi personaggi. Il cambiamento è costituito dall’interscambio di due azioni contrarie: la perdita e la conquista, la distruzione e la costruzione, il lutto e la nascita, la fine e l’inizio.

I passaggi principali delle vicende vedono questa comune relazione, perché la parte luminosa non scatta senza la presenza e il passaggio del crollo. Tommaso e Diana sperimentano momenti di devastazione personale, perdite per poi conoscere e riconoscere, tra i loro passi, i segni della ripartenza. La trasformazione passa da una grande consapevolezza e ogni evento narrato ne racchiude una dose speciale.

Bellissime e ricche di significato sono molte frasi della stessa autrice, dette da Diana, che trasmettono un senso e un sentimento profondi, lasciano spiazzati perché sono momenti, stati d’animo, considerazioni che si provano davvero, nella vita. Calandra li contestualizza con una scrittura ricca, elevata, capace di descrivere le emozioni in forma poetica. Una scrittura che sa di esperienza e di vissuto in prima persona. C’è attenzione e cura nelle descrizioni, l’immedesimazione che sostiene e alimenta la riflessione personale.

E poi c’è l’altro grande tema, quello dell’amore, nelle sue infinite forme, che si mischia con il tradimento, l’illusione, la routine, la riscoperta, i nuovi inizi, la passione. L’amore è anche il prendersi cura dell’altro, l’essere presenti e l’essere generativi (non per forza attraverso i figli) attraverso il coraggio, la pazienza, la scelta di scegliere l’altra persona e il suo vissuto.

Le orchidee è fatto di sentimento e di bellezza, come se dietro a tutto il testo ci fosse un percorso vero, realmente accaduto, autentico. Ogni romanzo, probabilmente, ha in sé una radice nella realtà personale, ma in questo caso la profondità, la sensibilità, la parte viva che si percepiscono sono rare, non rispondono alla pura e semplice invenzione.

Il libro lascia una serie di spunti non scontati che entrano nella testa e nel cuore di chi li accoglie, leggendoli. Avventurarsi tra le sue pagine significa entrare in una dimensione parallela alla vita quotidiana, quella che aiuta a scorgere la preziosità dei fatti che passano e del presente, la costante che conta.

Quel tempo impiegato per la sua lettura si riversa nella vita, aggiungendo quel qualcosa in più che spesso sfugge o viene ignorato. Diana, con la voce e la penna dell’autrice, racconta davvero la bellezza, la potenza e la luminosità dell’esistenza.

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