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Ai Giardini della Filarmonica nasce Danza Amata

Prima edizione inaugurata dallo spettacolo “Danzando tra le culture”.

Musica Amata, al suo sesto anno nel Festival dei Giardini della Filarmonica, si apre quest’anno a una nuova proposta: Danza Amata, una serata che porta sul palco i balli popolari, intrecciando danza e musica di culture diverse sulle stesse tavole di legno. Il fulcro della serata è lo spettacolo Danzando tra culture, pensato come un percorso scenico capace di unire mondi solo apparentemente lontani tra loro.

Il pubblico viene condotto in un itinerario che attraversa Cuba, Messico, Colombia, Perù e Italia, mettendo a confronto le radici afrocaraibiche, latinoamericane e mediterranee. Sul palco si alternano e si sovrappongono passi di danza tramandati nel tempo, esecuzioni musicali dal vivo e coreografie che riprendono gesti e atmosfere di rituali e feste popolari, in una costruzione scenica che dà forma e visibilità a un ricchissimo patrimonio culturale.

Sotto la direzione artistica di Irma Castillo, Margarita Borzelli e Ulises Mora, e con la partecipazione dell’Associazione Culturale Timbalaye, si sono susseguiti sul palco la Scuola di Balli Popolari Cubani Clave de Son, la formazione Mariachi di Roma guidata da Antonella Serafini e la Compagnia CEGUFOLK della Colombia. Il programma, pur attraversato da una struttura non sempre lineare, si è rivelato denso di energia, capace di alternare con disinvoltura momenti di travolgente esuberanza ad altri di più raccolta introspezione, ciascuno comunque permeato da un’intensa carica espressiva. Ne è scaturita una serata interamente votata alla gioia del danzare, in cui il pubblico ha potuto cogliere, oltre alla varietà degli stili in scena, l’autenticità di un gesto coreutico tramandato di generazione in generazione, custode di memorie collettive e identità culturali profondamente radicate.

Una rassegna come questa rende evidente, in maniera quasi plastica, che ciò che accomuna danze nate dalla strada come la rumba, la cumbia e la pizzica è ben più di quanto le separi: i piccoli e veloci movimenti dei piedi, la gonna ampia che danza insieme al corpo, il foulard che accompagna il gesto come un prolungamento naturale del movimento. Una dimostrazione, tangibile prima ancora che teorica, di come, al di là delle distanze geografiche e delle tradizioni differenti, esista una radice comune da cui tutti, in qualche misura, proveniamo.

Va detto, tuttavia, che il titolo Danzando tra culture ha tradito in parte le proprie premesse, risolvendosi più in un dialogo tra culture sudamericane che in un confronto realmente interculturale inteso nel senso più ampio del termine, con l’eccezione del numero di pizzica. Una scelta legittima, certo, ma che forse avrebbe meritato una cornice diversa. Sarebbe stato senz’altro più interessante assistere a un dialogo tra culture intercontinentali sul medesimo palco.

L’esecuzione dei numeri corali ha rispecchiato fedelmente la natura amatoriale del progetto: non impeccabile, certo, ma proprio in questa imperfezione sembra risiedere il senso più autentico dell’operazione. I balli di origine popolare nascono come gesto quasi estemporaneo, capace di dare voce a stati d’animo ed emozioni più profonde, senza filtri né mediazioni. È un movimento che parte da dentro, e che da lì si propaga al resto del corpo: è questo, più della precisione tecnica del singolo passo, a determinare la riuscita di uno stile di danza simile. Non conta tanto quale passo si compie, quanto il modo in cui viene vissuto e restituito. La bellezza di queste forme coreutiche risiede più nell’imperfezione che nel rigore, in quella scintilla di spontaneità che nessuna precisione accademica potrebbe replicare. Proprio per questo, la trasposizione sul palco dei Giardini della Filarmonica è risultata coerente con lo spirito originario di questi balli, restituendone intatta l’energia primigenia. 

Nel complesso, questa prima edizione di Danza Amata ha generato un autentico momento di condivisione, contagiando il pubblico fino a farlo sentire parte della danza stessa. Resta l’auspicio di poterne vedere una seconda edizione.

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Danza Amata. Danzando tra le culture – progetto presentato nell’ambito di “Musica Amata”, Festival dei Giardini della Filarmonica “Radici” – Direzione artistica: Irma Castillo, Margarita Borzelli, Ulises Mora – con la partecipazione di Timbalaye – Associazione Culturale, Scuola di Balli Popolari Cubani Clave de Son, Mariachi Roma di Antonella Serafini, Compagnia CEGUFOLK di Colombia – ballerini: Irma Castillo de la Caridad Castillo Ruiz, Ulises Ezequiel Mora Valina, Silvano Falocco, Paola Zambardi, Isabella Delle Ville, Dalila Volpini, Daniela Ribezzi, Ana Selena Carravetta, Elvira Annalisa Condorelli, Sara Puglia, Antonella Dolce, Maria Antonietta Procopio – musicisti: Antonella Serafini, Roberto Giusto, Riccardo Cicerchia, Carlos Medrano, Iván Arandia –20 giugno 2026, Giardini, Accademia Filarmonica Romana

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