Iscriviti alla NewsLetter
Cerca
laura-sicignano

Laura Sicignano: storie di donne e memoria

Dal teatro alla pagina, ecco l’intervista all’autrice de “La lingua bruciata NY 1911

Laura Sicignano, regista, autrice e direttrice teatrale, ha fatto dell’intreccio tra Storia e Memoria, donne, migrazioni e sfruttamento lavorativo, il filo conduttore che attraversa tutta la sua carriera. Sicignano, sempre mossa da grande curiosità per il mondo e per l’umano, ha costruito il proprio percorso artistico affrontando temi sociali complessi, spesso attraverso il racconto di figure dimenticate dalla storia ufficiale. È proprio da questa ricerca che nasce La lingua bruciata. N.Y. 1911, romanzo pubblicato nel 2024, che affonda le radici in uno spettacolo teatrale ideato oltre dieci anni prima.

La particolarità dell’opera risiede proprio nella sua genesi. Se spesso assistiamo all’adattamento di un libro per la scena teatrale, nel caso de La lingua bruciata il processo è avvenuto al contrario. «Di solito un romanzo diventa uno spettacolo teatrale. Nel mio caso è successo il contrario», racconta Sicignano. La lingua bruciata nasce infatti da Scintille, spettacolo prodotto nel 2012 dal Teatro Cargo, da Sicignano fondato e diretto per anni. Lo spettacolo raccontava le vite di donne emigrate negli Stati Uniti alla ricerca di un futuro migliore.

Il loro destino converge tragicamente nell’incendio alla Triangle Waist Company (TWC), avvenuto a New York nel 1911. Operaie, molte delle quali italiane, chiuse a chiave dentro una fabbrica tessile che le pagava una miseria, persero la vita in 18 minuti di agonia. Uno dei più tragici e famosi casi di incidente sul lavoro. Spesso, proprio a questa vicenda si attribuisce erroneamente anche la genesi della Giornata Internazionale della Donna, l’8 marzo.

In ogni caso, la vicenda della Triangle Factory si inserisce perfettamente nel clima politico e sociale dei primi anni del Novecento, segnati dalle lotte per i diritti delle lavoratrici e dalle rivendicazioni del movimento socialista internazionale, che proprio nel 1908 aveva tenuto a Chicago una conferenza destinata a influenzare il dibattito sui diritti delle donne.

Per Sicignano quella vicenda rappresenta un punto di incontro tra numerosi temi che da sempre caratterizzano il suo lavoro: «Questa storia mi ha permesso di affrontare contemporaneamente diversi argomenti che mi stanno particolarmente a cuore: le storie delle donne, le migrazioni e lo sfruttamento lavorativo. […] Dopo circa due anni di repertorio ho capito che lo spettacolo non sarebbe stato ripreso. Sentivo però che quella storia aveva ancora molto da dire. Così ho deciso di trasformarla in un romanzo, che mi ha consentito di approfondire ulteriormente personaggi e contesto storico».

Il passaggio al romanzo le ha concesso lo spazio per un approfondimento psicologico e storico che la scena, per sua natura, non poteva offrire con la stessa ampiezza. E così, nel libro, l’evento tragico del 1911 supera la dimensione della pura ricostruzione documentaristica per diventare il simbolo di una condizione universale: quella di chi, lasciata la propria terra dietro una promessa di riscatto, si scontra con nuove, altrettanto feroci, forme di precarietà e discriminazione. Il passato, nel teatro come nella scrittura di Sicignano, non è mai un semplice repertorio di fatti, ma una lente capace di ingrandire le contraddizioni del presente, interrogandosi ancora e sempre su temi come la sicurezza sul lavoro, le migrazioni contemporanee e la parità di genere.

Questa sensibilità per le figure femminili costituisce l’asse portante di tutta la sua produzione. Le protagoniste de La lingua bruciata sono donne che affrontano il viaggio migratorio, la povertà e il desiderio di emancipazione con una complessità che riflette decenni di ricerca artistica. L’interesse per le storie al femminile emerge con forza in lavori come Donne in guerra, uno spettacolo portato in scena dal 2008 al 2016, costruito su testimonianze reali di donne sfollate, partigiane, durante la Seconda Guerra Mondiale. Un lavoro capace di intrecciare valore documentaristico e politico con una spiccata profondità poetica.

Più recentemente, Fuente della libertà ha portato avanti questa linea. Lo spettacolo, messo in scena quest’anno nella sala rossa di Palazzo Tursi, a Genova, durante la settimana di spettacoli a tema Liberazione, ha visto coinvolte come interpreti le assessore e consigliere comunali. Laura Sicignano ha dato vita a un’interessantissima operazione che ha chiamato in prima persona anche figure istituzionali, unite in una riflessione collettiva sul ruolo delle donne nella società odierna.

La stessa matrice si ritrova nei laboratori di scrittura condotti negli anni dall’autrice, con donne provenienti da contesti difficili, dove la narrazione diventa strumento di presa di coscienza e restituzione di dignità. Esperienze che hanno contribuito a consolidare una poetica fondata sull’ascolto e sulla memoria. «Mi interessano le storie che rischiano di essere dimenticate», spiega. «Spesso sono proprio quelle a raccontare meglio la società in cui viviamo».

Il percorso artistico di Laura Sicignano, tuttavia, non si è dispiegato solo sul piano della creazione. La sua carriera è stata segnata anche da importanti esperienze di direzione teatrale. Alla guida del Teatro Cargo di Genova si è però scontrata con il peso crescente della burocrazia: «La gestione di un teatro richiede sempre più energie sul piano amministrativo, sottraendo molto spazio alla progettazione artistica». Un’esperienza simile, seppur in un contesto diverso, l’ha vissuta alla direzione del Teatro Stabile di Catania, dove ha dedicato quattro anni a un difficile ma soddisfacente lavoro di salvataggio dell’ente.

Oggi, tornata a concentrarsi prevalentemente sulla regia e sulla scrittura, Laura Sicignano continua a collaborare con importanti realtà teatrali nazionali, sviluppando progetti in cui memoria, attualità e partecipazione civile si fondono in un unico atto creativo. «Affrontare la complessità spaventa, è più difficile. Certe tematiche vengono affrontate più come trampolini di lancio, per avere maggiore visibilità» è una riflessione che sintetizza bene il percorso artistico e conferma la cifra più autentica dell’autrice; un’artista che usa il teatro e la scrittura non per semplificare la realtà, ma per attraversarne tutte le contraddizioni, restituendocene la complessità e l’urgenza.

error: Contenuto protetto per copyright [Content is protected !!]