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Al Costanzi Violetta si veste dell’eleganza di Valentino

Il giugno del Teatro dell’Opera di Roma si chiude con la Traviata di Sofia Coppola a dieci anni dalla prima messa in scena

Ultimo spettacolo al Costanzi prima della versione estiva del Teatro dell’Opera di Roma, quest’anno in un inatteso Circo Massimo in assenza del complesso di Caracalla, chiuso per lavori. Ma in attesa delle calde serate all’aperto è La Traviata di Giuseppe Verdi, in scena fino al 30 giugno, a salutare il pubblico di Piazza Gigli.


A dirigere l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è stato chiamato Francesco Ivan Ciampa, che porta a casa una buona performance con l’eccezione di un paio di momenti in cui la musica è parsa sovrastare il canto. Attimi, brevissimi, in cui l’equilibrio si è ribaltato, tornando però in fretta al suo schema originale.

L’allestimento è quello curato dalla regia di Sofia Coppola, prodotto per la prima volta nel 2016 insieme a Valentino Garavani, con i costumi a cura di Maria Grazia Chiuri Pierpaolo Piccioli.  Nessuna pretesa di modernismo, il mondo di Violetta è quello della Francia ricca e gioiosa per cui la vita dovrebbe essere solo piacere, e nel caso qualcuno avesse dubbi in merito ci sono le ricche scene di Nathan Crowley a ricordarci dove siamo. Un’immensa scalinata ci accoglie quando il sipario si apre, un simbolo di sfarzo lungo il quale Violetta cammina pensosa, consapevole forse che non c’è quantità di “Luigi” sufficiente a dare alla sua vita un epilogo differente. 

A darle voce Ekaterina Bakanova, capace di trovare un punto di raccordo tra la Violetta drammatica e quella spensierata, senza tendere troppo verso nessuno dei due ruoli. Un’interpretazione che funziona se non si vuol dare alla protagonista un solo animo. Violetta vive più vite nel corso dell’opera, il suo cuore spazia dalla gioia al più grande dramma, e Bakanova è riuscita a ricostruire questo percorso, coi limiti dettati dalla necessità di equilibrio. 

Buona performance anche per Dmitry Korchak, che fatica leggermente all’inizio sul Libiamo ne’ lieti calici ma si riprende subito, con un Alfredo che risulta in linea con le aspettative. Chi ricorda il Lohengrin di Korchak, che lo scorso novembre ha inaugurato la stagione lirica romana, nota però la differenza interpretativa di un personaggio meno complesso di quello Wagneriano. Alfredo, insomma, è per il tenore russo una prova facile, apprezzabile dal pubblico ma che forse non gli dà spazio per esprimere tutto il suo vero potenziale. 

Spettacolare, e gli applausi del pubblico del Costanzi l’hanno confermato, l’interpretazione di Amartuvshin Enkhbat nei panni di Giorgio Germont. La sua voce, rara anche nel mondo dei baritoni di altissimo livello, sembra girare su sé stessa, uscire dal corpo e allo stesso tempo non uscirne mai. Per certi versi sembra impossibile che lo si stia ascoltando davvero; il modo in cui la sua voce attraversa lo spazio sembra sfuggire alle leggi della fisica, e quasi il burbero e rigido Germont, simbolo per eccellenza dell’ipocrisia borghese, ci appare dotato di nuova simpatia, inatteso apprezzamento perché ciò che dice viene superato dal come.

Nel ruolo di Flora Maria Elena Pepi si dimostra adatta a livello vocale ed interpretativo, precisa per il ruolo soprattutto in un allestimento come quello curato da Coppola. Elegante e precisa accanto a ad Alejo Álvarez Castillo come Marchese d’Obigny, una coppia che funziona musicalmente e scenicamente nel secondo atto durante la festa. 

Qui incontriamo il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma, guidato dalla coreografia di Stéphane Phavorin, che riesce bene nel momento dei matadori ma meno con le zingarelle. C’è qualcosa che manca nella loro azione scenica, esaltata dai costumi che richiamano una Spagna che sa quasi di Carmen – molto apprezzata- ma non arriva fin dove potrebbe. Ben funzionante, ormai una garanzia, è invece il Coro dell’Opera di Roma, sempre guidato da Ciro Visco e sempre quid pluris del Costanzi. 

Ancor di più in opere come La Traviata, dove la presenza del coro ha il ruolo di contraltare rispetto alla vicenda, nelle sue parti si esaspera il bel mondo di Violetta contrapposto al suo dolore privato, fisico ed emotivo.   Applausi finali anche per Adriano Gramigni, il dottor Grenvil che pone fine a ogni speranza. Mentre Violetta e Alfredo si ritrovano sappiamo già per sua voce che nessun futuro gli appartiene, l’unica cosa che ancora è data agli amanti è salutarsi.

Elegante e composta, questa Traviata di ritorno sul palco del Costanzi sembra trovarsi davvero a casa sua. Il punto di partenza è quello dell’allestimento classico, non c’è esagerazione che non trovi una giustificazione, il mondo di Violetta e Flora non può che essere questo.

Persino nella morte il grande letto della protagonista, con la sua elegante testata, ci ricorda dove siamo.
Eppure il lusso e il denaro non bastano, neanche la nobilità dell’amore. Il male non guarda in faccia niente, il tempo non ha coscienza delle differenze tra classi.

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La Traviata – Opera in tre atti – Musica di Giuseppe Verdi – Libretto di Francesco Maria Piave – da La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio -Direttore Francesco Ivan Ciampa – Regia Sofia Coppola – Maestro del Coro Ciro Visco – Scene Nathan Crowley – Scenografo collaboratore Leila Fteita – Costumi Valentino Garavani, Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli – Coreografia Stéphane Phavorin – Luci Vinicio Cheli – Video a cura di Officine K- Regista collaboratore Marina Bianchi – Personaggi e   Interpreti: Violetta Valéry (Ekaterina Bakanova) – Alfredo Germont (Dmitry Korchak)  – Giorgio Germont (Amartuvshin Enkhbat) – Flora (Maria Elena Pepi) (Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma) – Annina (Sofia Barbashova) (Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma) – Il Barone Douphol (Arturo Espinosa) Il Marchese d’Obigny (Alejo Álvarez Castillo) (Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma) – Gastone  Guangwei Yao (Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma)- Il dottor Grenvil (Adriano Gramigni) – Un domestico (Marco Severin) – Un commissionario (Alessandro Guerzoni) – Giuseppe (Giuseppe Ruggiero) – Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma – Allestimento Teatro dell’Opera di Roma – Produzione creata da Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti – Si ringraziano la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti e Valentino S.p.A.

Foto: ©Fabrizio Sansoni

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