Al Tordinona va in scena il plagio dell’anima. Se la verità non conta più nulla, conta solo l’impressione che dai.
Roma, Teatro Tordinona. Luci soffuse, un’atmosfera carica di attesa ed elettricità. Lo scorso 4 giugno, nell’ambito di Inventaria – La festa del Teatro Off 2026, è andato in scena Il pedagogo dell’infame. La pièce, firmata e diretta da Riccardo Cacace e portata sul palco dalla Compagnia Chierici-Cicolella – Marco Gualco e Riccardo Cacace – ha messo di fronte gli spettatori, che hanno gremito la sala, ad una autopsia dell’anima condotta a cuore aperto, un thriller psicologico che tiene lo spettatore sospeso tra il fascino del ragionamento filosofico e l’orrore della manipolazione.

Il pedagogo dell’infame – Marco Gualco,Riccardo Cacace
Al centro del dramma c’è lo scambio febbrile e senza sosta tra la progenie di un autorevole uomo pubblico, l’“infame” del titolo – interpretato da Cacace – e la sua guida intellettuale, interpretata da Gualco. La scena si apre in un clima di crisi: nell’abitazione del politico è stato appena consumato un brutale crimine d’odio razziale. Un evento che minaccia di sgretolare non solo la facciata pubblica e il prestigio del genitore, ma che investe direttamente il mentore del ragazzo. Quest’ultimo, infatti, si trova improvvisamente licenziato e vede profilarsi lo spettro di pesanti responsabilità legali, sospettato di aver esercitato un’influenza distorta sul giovane o che i suoi precetti ideologici e filosofici siano stati tragicamente travisati dall’allievo.
Lo spettacolo scava magistralmente nel solco profondo che separa l’educazione dal plagio. Attraverso i due protagonisti, il testo esplora le piaghe delle disparità sociali e le difficoltà dell’integrazione; emergono così dilemmi etici privi di una soluzione univoca, dove ciò che conta non è la rettitudine della scelta, ma la capacità di presentarla al mondo: la vittoria definitiva dell’apparenza sulla sostanza, dell’impressione sulle ragioni.
La forza della messa in scena risiede in un lavoro introspettivo formidabile. Marco Gualco e Riccardo Cacace offrono un’interpretazione di alto profilo. Ogni sfumatura caratteriale, ogni crepa psicologica dei personaggi è stata restituita con precisione. La drammaturgia, tesa e vibrante, trova linfa vitale nella recitazione dei due attori, capace di rendere visibile l’invisibile: la turbolenza interiore è disegnata attraverso una prossemica nervosa, piccoli tic e sguardi che raccontano più di mille parole, attraverso pause tra una battuta e l’altra che caricano la vicenda di suspense ed attesa. Il pubblico in sala è rimasto attento ed ipnotizzato dalla potenza espressiva della coppia, rapito da un ritmo che non concede tregua.
Il fulcro drammatico esplode nel rapporto tra Ian e il precettore, una dinamica di potere in cui la parola diventa un cappio. Il precettore non insegna a pensare, ma a dominare. Utilizza la retorica come uno strumento di sottomissione, smantellando sistematicamente la figura paterna di Ian – definendolo “un’ipocrisia fatta a persona” o “una m**** inutile” – per isolare emotivamente il ragazzo e renderlo dipendente dal suo unico “faro” intellettuale: il precettore stesso.
Incredibile, per tensione e profondità, la scena della simulazione storica tra Hitler e Goebbels. Qui la dialettica si spoglia di ogni velleità di ricerca del vero per farsi eristica pura, richiamando prepotentemente L’arte di ottenere ragione di Schopenhauer. Il precettore dimostra a Ian che la logica morale è inutile contro il potere: non importa avere ragione, importa “disarmare qualcuno che ti incalza, anche quando avrai torto”. È una lezione di cinismo: non si aiuta l’allievo a partorire la propria verità, ma lo si induce a soffocare ogni sussulto di coscienza in nome dell’efficacia comunicativa.
Il ritmo da thriller psicologico accelera nel finale, quando il precettore, dopo aver provocato e umiliato Ian portandolo sull’orlo del collasso emotivo, mette in atto l’ultima, definitiva manipolazione. Nel momento in cui il ragazzo è più vulnerabile, il maestro gli sottrae l’arma, unico simulacro di potere rimasto a Ian, e lo “assolve” con un’affermazione di una violenza agghiacciante: “non è successo assolutamente niente di grave… dopotutto era soltanto un negro”.

Il pedagogo dell’infame – Riccardo Cacace,Marco Gualco
In quella frase si condensa tutto il fallimento di un’istruzione che si è fatta veleno. Il pedagogo dell’infame è una pièce che interroga la nostra società sull’uso del linguaggio e sulla responsabilità dei maestri. Gualco e Cacace firmano una delle prove più intense della stagione, confermando che il teatro off, quando è di questa qualità, è il luogo dove il pensiero torna a graffiare la realtà. Uno spettacolo che lascia il segno, un’esperienza che continua a riverberare nella mente degli spettatori, che hanno tributato lunghissimi e ripetuti applausi, ben dopo che le luci in sala si sono spente.
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Il pedagogo dell’infame – con Riccardo Cacace, Marco Gualco,scritto e diretto da Riccardo Cacace, Compagnia Chierici-Cicolella, in copertina Riccardo Cacace, Marco Gualco, Teatro Tordinona 4 giugno 2026
Foto ©Grazia Menna





