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“Il rivoluzionario e la maestra”: il romanzo che trasforma la memoria in resistenza

Il romanzo di Gaja Cenciarelli attraversa memoria politica, dolore individuale e fragilità sociale per interrogarsi sul significato della resistenza oggi

La parola “rivoluzione” viene spesso utilizzata, urlata, stravolta, ma sappiamo veramente cosa significa? Che cos’è rivoluzione? Il suo significato pieno potrebbe essere rintracciato grazie alla sua stessa radice “revolutio/onis”, ossia “rivolgimento, ritorno”, der. di “revolvere”, “rivolgere” (dizionario Treccani). Una sorta di sovvertimento che parte in profondità, il passato e il presente vengono presi e ripensati, sconvolti, in maniera lenta, progressiva, atroce in diversi casi. Gaja Cenciarelli, con il suo romanzo Il rivoluzionario e la maestra (edito da Marsilio Editori), racconta una rivoluzione straordinaria, realmente vissuta negli anni Settanta e Ottanta in Uruguay, trasportata agli anni attuali.

@Gaja Cenciarelli – Hubove Studio

I due protagonisti, Adolfo e Sonia, vengono catturati, in una notte del 1972, dai militari della dittatura; sono marito e moglie, genitori del piccolo Adolfito, colpevoli di essere dei “tupamaros”, appartenenti al movimento di guerriglia urbana contro il regime. Dall’arresto in poi, la loro vita si divide, tra tormenti e sofferenze. Parte così una narrazione densa e ricca, capace di stravolgere convinzioni ed emozioni. Parallelamente a questo “salto all’indietro”, corre la vita di una donna, dei giorni nostri, che casualmente trova il racconto della storia di Adolfo.

L’autrice incrocia, tra le pagine, tre vite separate, spezzate ognuna a suo modo, eppure legate da quella parola iniziale, “rivoluzione”. Ciascuno di loro porta avanti la sua personale rivoluzione, la sua lotta silente e sofferente. Adolfo, da un calabozo all’altro, le prigioni sotterranee, vive costantemente di stenti e torture. La sua è una prigionia dove lo scopo non è la sua morte, ma il suo sistematico annientamento fisico, mentale, umano. Mantra del regime è, infatti, quello di non uccidere i dissidenti, i cosiddetti “prigionieri della dittatura” ma lo scopo è di farli impazzire, attraverso tecniche regolari di tortura e violenza.

Sonia vive, invece, la sua reclusione in maniera comunitaria, assieme a tante altre donne stipate nello stesso spazio. La sua sopravvivenza è un atto mentale, una presenza ferma dentro la testa, che le impone di non arretrare, di non perdere se stessa nonostante le violenze continue, le sevizie impensabili, le continue torture. Uniche costanti, per anni e anni. 

Le sbarre vissute dall’altra grande protagonista del romanzo, Il rivoluzionario e la maestra, sono fatte di una sofferenza impastata al lutto, alla perdita, a quel continuo sradicamento vissuto, alla povertà materiale, all’appiattimento emotivo dettato dall’incapacità di capire fino in fondo il vissuto dell’altro. Questa donna fa i conti con un mondo di solitudine comune, meno evidente ed eclatante di una cella ma più interiore, capace di togliere qualsiasi punto di riferimento. Dalle difficoltà economiche a quell’incapacità di trovare un posto per poter ricominciare, questa donna trova, nell’esempio di Adolfo, un motivo, un’assonanza, una possibilità per ripensare, riavvolgendo passato e presente.

 Il rivoluzionario e la maestra non parla, soltanto, di rivoluzioni armate o di memoria storica. Parla anche di sfratti, lavoro precario, marginalità urbana, paura di non avere più un posto nel mondo. La rivoluzione evocata da Cenciarelli è intima, quotidiana, perfino domestica: scegliere di non piegarsi, continuare a cercare dignità dentro una società che produce esclusione.

La rivoluzione per ogni protagonista, a cui la scrittrice dà alternativamente voce nei capitoli, è azione e pensiero insieme, è corpo martoriato e mente lucida, che non perde mai di vista il fine ultimo. Il cambiamento, il riconoscimento, il far proprio lo spazio e il tempo per evitare di arretrare e di perdere quel briciolo di dignità rimasta e che trova, nella lotta comune, la sua più ampia definizione, il suo termine finale.

Sonia Adolfo fanno la loro rivoluzione mantenendo fede all’impegno politico e sociale, restando saldi il più possibile, circondati dall’orrore e dalla crudeltà. Subiscono ma non cedono dentro loro stessi, ripensano all’uno e all’altra, ai compagni, al figlio; trovano una motivazione di vita nella loro stessa rivoluzione, in quella resistenza disperata eppure inevitabile.

La scrittura scorre tra le pagine come un fiume in piena, perché le riflessioni e i sentimenti racchiusi sono potenti, sofferenti, tagliano la sensibilità e la lasciano aperta alle domande e alle riflessioni, sanguinante di verità. Perché Adolfo Wasem e Sonia Mosquera sono realmente esistiti e hanno vissuto sulla pelle dodici anni indicibili. Vite spezzate capaci, oggi, di rivivere ancora attraverso le parole e di insegnare, far pensare.

Il rivoluzionario e la maestra si distingue per la capacità di fondere piani narrativi diversi: il romanzo storico, il memoir, il racconto sociale e l’indagine interiore convivono in una struttura compatta e coinvolgente. Il risultato è un libro che interroga il lettore senza offrire risposte semplici.

Che cosa significa oggi essere rivoluzionari? Che cos’è la rivoluzione vera? E soprattutto: è ancora possibile immaginare una forma di resistenza collettiva? Con questo romanzo, quest’autrice ha trasformato la fragilità individuale in materia politica e narrativa, senza perdere mai la profondità emotiva del racconto.

Gaja Cenciarelli ha saputo riportare alla luce queste storie grazie ad uno stile semplice, immediato ma profondo, attento alla descrizione dell’interiorità di ciascun personaggio. L’inserimento della vicenda della maestra “attualizza”, in un certo senso, il percorso fatto da ciascuno. Dall’Uruguay degli anni Settanta e Ottanta ai giorni d’oggi, dai sotterranei di una cella ai muri domestici delle case, la necessità di rivoluzione è viva e presente. È l’unica soluzione, l’unico modo per proteggere quel desiderio di ripresa, la rinascita, la libertà.

@Gaja Lombardi Cenciarelli

Il rivoluzionario e la maestra è un libro necessario perché parla del passato per raccontare il presente. E perché ricorda, con forza ostinata, che anche nei momenti più bui esiste sempre una possibilità di scegliere chi essere.

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Il rivoluzionario e la maestra – Gaja Cenciarelli – Marsilio Editori – Immagine di copertina/in evidenza: @marsilioeditori.it

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