Ridendo e scherzando, c’è una società che peggiora nel tempo, dove il meretricio è niente a confronto. E dove il male non si è mai estinto: alberga anche dentro il bene, quello finto.
Il 2026 scorre e trascorre, anzi corre. E corre così tanto che siamo approdati a maggio: il mese delle programmazioni teatrali in chiusura, mentre se ne prospettano di nuove in apertura, nel perpetuo profilarsi di altre stagioni e altre rappresentazioni, altri addottrinamenti e altre lezioni. Le lezioni che, da una rubrica all’altra, il teatro mira costantemente a impartire, sempre proclive a osservare ed esplorare ciascuna incrinatura, ciascuna fenditura culturale, politica e sociale di una civiltà troppo immiserita per poter anche solo immaginare la sua rifioritura.

Flavio Insinna
Una civiltà traboccante di sconfinate realtà, innumerevoli mondi che ora contrastano, ora si fondono. E ora convivono. Mondi che, ora con intensa comicità ora con delicata austerità, coabitano il palcoscenico. E in particolare, dal 7 al 17, a coabitare sono in due: due mondi e un palcoscenico, quello del Teatro Abc di Catania. Due mondi, due atti e due personaggi: un attore e un’attrice. Il primo uno scrittore, la seconda una meretrice. Due mondi, tante le risate e altrettante le riflessioni, del primo spettatore fino all’ultima spettatrice.
Due mondi e una duplice cornice: quella spaziale ed è Roma Capitale, e quella temporale, che all’incirca facciamo coincidere con l’avvento della tecnologia informatica e digitale. Gli anni Novanta del Novecento, del digitale, si è detto, e del suo avvicendamento: il digitale che prevale sull’analogico, il digitale che prevale sul comune mortale. Sull’uomo quasi interamente da sostituire. Oggi più di ieri. Oggi che a incombere c’è l’intelligenza artificiale. E di computer, di scienza e ingegneria da applicare ne parla Ugo, il letterato intellettuale. Un film da produrre e un contratto da firmare.
Ugo che si racconta ad Anna, lucciola fra tante nella notte romana, la donna cortigiana, la donna passeggiatrice. Flavio Insinna l’attore, Giulia Fiume l’attrice. Ugo e Anna, due mondi opposti. Il mondo creativo di Ugo, il suo lirismo e le sue ispirazioni, la bellezza dei versi che mette in piedi. E il mondo sviato di Anna che, per mantenersi, commercializza sé stessa sui marciapiedi. Due mondi e un testo firmato Nino Manfredi: Nino, il padre, Luca il figlio. Di Nino Manfredi con Nino Marino, la drammaturgia. Di Luca Manfredi la regia. Due mondi opposti che si attraggono, e se gli opposti si attraggono, prima o poi trionfano.
Ma prima del trionfo l’inondazione. Un’inondazione domestica e accidentale e da lì qualcosa da imparare: imparare a risalire, a ricominciare, imparare a cambiare, a ridisegnare il passato, mettendo da parte il male. A condurre un’esistenza migliore. Anna, fino a quel momento, vive in un appartamento che ha tutte le difformità “in regola”, essendo un perfetto illecito edilizio, fiore all’occhiello dell’abusivismo.
Nello stesso condominio, nell’alloggio sottostante vi abita Ugo, che è prossimo allo sfratto, e non solo. Perché Ugo, oltre alle difficoltà economiche che non gli consentono di pagare l’affitto, è, anche, un alluvionato. Ma se Anna avesse chiuso il rubinetto giusto in tempo, non lo sarebbe stato. Perciò nell’abitazione di Ugo è tutto quanto allagato, ma se così non fosse stato, il loro incontro non sarebbe mai avvenuto.
Da qui la convivenza forzata. O forse no, la convivenza da sempre voluta, da sempre desiderata. Desiderata da Anna, una giovane ragazza schedata e etichettata, che dalla povertà assoluta ha scelto la traiettoria sbagliata. Dall’indigenza la perdizione. Dalla Sicilia la partenza verso altra destinazione: a Roma il trasferimento, a Roma il traviamento. E poi il rigetto, il rimpianto: il bisogno di una felicità lontano dall’abbrutimento, dalla volgarità.
Desiderata da Ugo, un uomo tradito e sfiduciato, con il vissuto di chi è invecchiato cercando all’infinito la strada giusta, il lavoro più pagato, dalla cattedra e gli studi classici, alla scrittura per il cinema e la televisione. Un uomo colto ed erudito, che ha resistito, con la forza del suo bagaglio di sapere illimitato, così grande che quasi ci si perde fra tutto quello che, tra opere e figure storiche, viene citato.

Giulia Fiume e Flavio Insinna
La convivenza che si fa racconto, scambio e condivisioni, dall’uno all’altro, ciascuno la sua storia. Dall’uno all’altro, dal riso al pianto, fra migliaia di battute e altrettante emozioni. Due individui fra la gente. Individui semplici e comuni, fra la gente non per bene: La gente di facili costumi. Una valanga di impostori, e scellerati e truffatori a fiumi. Corruttori che si chiamano principi, e altri che sono medici, onorevoli e commendatori. I “facili costumi” sono loro e sono quelli peggiori. I peggiori in una società della magagna e degli orrori, di doppiogiochisti che comprano tutto tranne la dignità, tranne i valori.
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Gente di facili costumi – di Nino Manfredi e Nino Marino – regia: Luca Manfredi – con: Flavio Insinna e Giulia Fiume – scene: Luigi Ferrigno – costumi: Giuseppina Maurizi – musiche: Paolo Vivaldi – disegno luci: Antonio Molinaro – produzione: La Pirandelliana – Catania, Teatro Abc (dal 7 al 17 maggio 2026)





