di Giorgia Leuratti

 

 

Racconta storie di persone comuni, favole corali costruite su contesti vividi, ora simultanei, ora antinomici, contraddittori; spalanca “paesaggi inusitati”, nitida restituisce la partitura più complessa.

In diretta su Rai Radio lo scorso 12 novembre,”primo debutto italiano dell’opera di Andrew Bovell è stata realizzata in collaborazione con “lacasadargilla” e Lisa Ferlazzo Natoli, Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro di Roma.

Parte integrante di “Tutto Esaurito!” Il mese del Teatro di Radio 3 (di Antonio Audino e Laura Palmieri), il testo, realizzato con adattamento radiofonico, è stato preceduto da un intervista all’autore a cura di Margherita Mauro e realizzata da Lisa Ferlazzo Natoli: snodo focale di tale “intervento a più voci” è stato il diretto riferimento alla forma del radiogramma entro cui- sostiene l’autore- rappresentando il linguaggio il principale innesto per l’immaginazione, la mancanza d’immagine si tramuta in una risorsa, permette l’emergere più chiaro della sincronia dei tempi.

Composta come un “pezzo di musica”, l’opera si afferma come testo sonoro originatosi simultaneamente senza utilizzo di montaggio: le quattro voci sono dunque strumenti, gli attori (Marco Foschi, Tania Garibba, Camilla Semino Favro, Francesco Villano) appaiono “intonati”, capaci di una resa tanto armonica quanto altisonante; le storie sembrano intersecarsi, si scindono per poi confluire nello stesso vivido sogno.

Eppure, al di là della storia assiduo è il ricorso allo specifico ambiente del il “bush” australiano, spazio benigno quanto impenetrabile, letterale quanto metaforico, del quale si stenta a riconosce l’effettiva minaccia: ricostruito come “paesaggio sonoro” da Alessandro Ferroni e Luca Ruggeri non ricorre alla melodia ma all’utilizzo di sintetizzatori, strumenti innaturali ma che rappresentano “la soluzione più naturale”.

Se, nel corso della diretta decisivo è risutato l’intervento di Attilio Scarpellini (studioso e critico teatrale) per e Luca Sossella (editore del testo di Bovell), è anche grazie a loro che il codice stratificato, la dilatazione temporale, le assonanze e le connessioni interne all’opera dell’autore australiano, hanno potuto trovare un degno riscontro; è lui stesso ad affermare: “Devo lasciare alla critica il compito di interpretare”.

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